Shootout sì o no? A Milano per adesso è “non ancora”

Shootout
Giuseppe Terraneo

Gli Shootout, i cosiddetti “rigori all’americana” hanno fatto il loro debutto anche a Milano con la partenza dei campionati di Esordienti. Attaccante contro portiere, conduzione e tiro in porta, chi ne segna di più prende un punto federale. Qualcosa che qui da noi si era visto soltanto in occasione di qualche trofeo estivo, come variazione sul tema dei calci di rigore.

DALLA TEORIA ALL’APPLICAZIONE PRATICA

Qualcosa che, nelle categorie giovanili (e preagonistiche soprattutto), ha sicuramente senso per stimolare ed esaltare le proprietà tecniche di chi va a concludere, e la reattività di una categoria sempre troppo lontana dai riflettori come quella dei portieri. Soprattutto poi se lo stesso portiere si troverà a compiere pochissimi interventi in una partita magari dai valori troppo diversi, la ripetuta e continua sollecitazione degli shootout non può che rappresentare una bella scarica di adrenalina. Come spesso accade, però, tutto ciò che porta l’etichetta di “federale” paga uno scarto tra la sensata e condivisibile teoria, e la pratica del campo e del quotidiano. Così come “federale”, anche in questo caso, si accompagna a tempistiche azzardate in quanto a comunicazione. Nel panorama estremamente stratificato del calcio giovanile milanese, dove si va dai professionisti a realtà oratoriali, l’immagine che questo genere di introduzioni evoca è quella di un bel vestito confezionato in un’unica taglia. Un vestito che in molti si trovano costretti a indossare nonostante non sia della loro misura. Con il risultato che tante volte lo si lascia in naftalina, nell’armadio, per continuare a usare una comoda e confortevole tuta di allenamento.

LE PRIME RISPOSTE DAI CAMPI

Dalle testimonianze che abbiamo raccolto in questo fine settimana d’esordio, il primo, approssimato ma significativo dato è che un 20-30% delle società hanno applicato novità in maniera corretta e cosciente. In molti però, sono quelli che non li hanno fatti perché semplicemente non ne erano a conoscenza «Uh, e cosa sono questi shootout?!». Altri hanno avuto difficoltà organizzative in quanto a spazi, tempi e banalmente palloni a disposizione, adattandosi a incastrare gli Shootout qui e là nel corso dell’evento sportivo. La sensazione è in generale quella di una esperimento in uno stadio ancora preliminare di digestione, motivo per cui, almeno per il momento, sul nostro giornale continueremo a considerare il risultato “federale” solo come quello dei tempi.

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Fabio Cannatà
Poeta dialettale amico di Bob Dylan, appassionato di Arsenal e di un certo calcio improduttivo. Altri interessi? Picchiare duro sulla carbonara