4 Marzo 2021

Virtus Abbiatense Pulcini 2010, la parola all’istruttore Umberto Maffi, da sempre nel mondo della Scuola Calcio

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Umberto Maffi, attuale istruttore dei Pulcini 2010 che giocano per la società Virtus Abbiatense, racconta come già prima di vestire questo ruolo, il gioco del pallone abbia sempre avuto un ruolo fondamentale all’interno della sua vita. Infatti, ha iniziato a giocare da bambino, tirando i suoi primi calci insieme ai suoi amici. Successivamente, il calcio diventa proprio una passione, tanto da iscriversi nella società del suo paese e scalare le varie categorie. Quando parla di come ha fatto ad entrare nel mondo del calcio fino a diventare quello che è attualmente, un allenatore, Umberto Maffi, sorridendo, ripercorre i suoi ricordi e ammette che ha una lunga vita calcistica alle spalle. «È un percorso molto lungo. Man mano la mia si è trasformata in una vera e propria passione, così, quando ho smesso di correre avanti e indietro sul campo da calcio nei panni del giocatore sono diventato allenatore. Sono sempre rimasto, però, nell’ambito della Scuola Calcio, quindi ho allenato le squadre di bambini, fin dagli esordi. Diciamo che il mio percorso mi ha visto prima vice allenatore, quindi come “aiutante”, poi sono passato ad allenare ufficialmente fino ad arrivare anche a diventare dirigente di una società». Varie sono state le sue esperienze fino a giungere, quasi per caso, proprio nella società in cui allena attualmente: «Ormai sono quasi 7-8 anni che sono entrato alla Virtus Abbiatense; ho incominciato prendendo in mano i 2002, che all’epoca avevano 14 anni. Con la società si è intrapreso proprio così il nostro primo incontro. Tirando le somme posso dire che sono sempre stato nell’ambito calcistico durante l’arco della mia intera vita».

Però, il periodo di blocco ha dovuto mettere tutti sull’attenti e, dopo il mese di settembre, in cui la squadra ha incominciato a muovere i primi passi in vista del campionato che si sarebbe dovuto attuare, il tutto ha subìto un brutto colpo e la società della Virtus Abbiatense ha preso la ferma decisione di chiudere e non prendere in considerazione neanche gli allenamenti virtuali, quelli svolti on-line, con le lezioni registrate apposta per i bambini che non potevano uscire. Lo stesso Maffi racconta: «A differenza di altre società, abbiamo scelto di rimanere fermi, senza organizzare esercizi ed allenamenti a distanza a cui poi, alla fine, non tutti avrebbero partecipato». Ma l’allenatore, dal canto suo, non ha perso tempo: ha colto il pretesto per poter rimettersi a studiare ed aggiornarsi su tutto quello che di nuovo si può ancora imparare. Infatti, racconta di aver «sostenuto dei corsi di aggiornamento per mio conto». In questo modo non si è mai del tutto allontanato dal mondo calcistico, che stava vivendo il suo periodo di stop peggiore. La società intera e tutto lo staff stanno solamente ora provando a ripartire ed a muovere i primi passi, grazie agli allenamenti che rispettano i distanziamenti imposti: «La nostra società non ci permette tecnicamente di fare qualcosa di particolare. In più, i bambini sono molto piccoli ed è difficile seguirli a distanza. Ci sono anche i genitori da prendere in considerazione, i quali non erano molto propensi a far fare esercizi a casa, che comunque richiedono spazio e tempo da dedicare».

Umberto Maffi conosce bene la società e quello che questa cerca di impartire e di insegnare ai bambini facenti parte della Scuola Calcio, in quanto, ormai, personaggio attivo già da più di 7 anni. Difatti, a proposito di quale sia la filosofia e i valori che vengono impartiti nei confronti dei più piccoli, e dei giocatori in generale, l’allenatore spiega come «il modo di pensare presente nella Virtus Abbiatense sia incentrato soprattutto ad educare i ragazzi a stare coi propri compagni di squadra» mantenendo l’obiettivo di tenere alto e centrale il rispetto verso il prossimo. «Inoltre, gli insegnamenti che cerchiamo di dare sono sicuramente imparare quello che è il gioco del calcio, ma senza avere troppa pressione addosso, partendo dalle basi, dalla motricità fino a diventare più avanti dei calciatori più completi». Quindi la visione si sposta da quella tecnica a quella puramente educativa, da utilizzare sia dentro, che fuori il campo da calcio. I bambini sono ancora piccoli per pensare già ad essere completi a livello specialistico e gli allenatori fungono anche da insegnanti; a questa età devono crescere come persone, e imparare il gioco del pallone va di pari passo con l’apprendere quelle che sono le regole di base per stare in società e per relazionarsi con gli altri. Come concorda anche Maffi: «Si parte comunque dal lato educativo quando si ha a che fare con dei bambini, anche se siamo su un campo da calcio. Poi le soddisfazioni arrivano piano piano, man mano che i ragazzi prendono dimestichezza con il pallone e con i suoi regolamenti». L’istruttore, tutt’oggi, allena la squadra dei 2010, ma precisa che in questo momento gli allenamenti sono molto diminuiti e soprattutto la partecipazione è ancora molto scarsa. Non tutta la squadra rispetta i giorni settimanali dedicati all’allenamento, quindi, anche gli allenatori non possono fare più di tanto rispetto agli anni passati.

In tempi non sospetti anche nel centro sportivo della Virtus Abbiatense venivano organizzate attività di gruppo, come, ad esempio, vari Memorial ed il classico Torneo estivo, Torneo “Enzo D’Adria”, che si svolge ogni anno in casa e dove tutti i giocatori possono mettersi a confronto con altre squadre che vengono da fuori zona per disputare qualche amichevole.

I bambini seguiti da Maffi sono ancora piccoli e hanno davanti a loro un lungo cammino da percorrere prima di diventare giocatori esperti, ma anche in questi ambienti, spesso si dà molto peso al risultato raggiunto da ogni squadra, specie durante il campionato, sia da parte delle famiglie, che delle varie società stesse. Per quel che pensa, invece, Maffi, a questa età il bambino deve pensare solo a distrarsi e svagarsi: «È giusto pensare al risultato? No, lasciarli divertire è la cosa migliore. Poi quando si ritroveranno a giocare nell’ambito agonistico, allora si penserà di più alla tecnica ed a fare quanti più gol possibili, sia come soddisfazione personale, che come obiettivo “lavorativo”. Ma, secondo il mio parere, per adesso, è giusto che i bambini vengano in campo per divertirsi e per imparare con calma, senza troppe pressioni, quelle che sono le basi di questo sport. Poi c’è tempo per pensare al risultato più intensamente e dimostrare di valere davvero qualcosa», conclude.


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