giovedì, 28 Maggio 2020

Villapizzone: Festa della mamma (nel pallone), il racconto di Bice Passera

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Classe 1963, un background accademico tra studi classici e giurisprudenza, Bice Passera è segretaria e tuttofare del Villapizzone. Divenuta figura emblematica del centro sportivo di via Perin del Vaga, prima di entrare in contatto con l’universo sportivo, svolse per anni l’attività di giornalistica per svariati settimanali come Vero, Di Tutto, Vivo, il Giornale delle Partite Iva e Fare Ambiente Magazine. Il mondo del calcio era, allora, lontano. Questo finché il secondo figlio, Luca, se ne appassionò all’età di 5 anni – e un incontro organizzato dalla società gialloviola fu scintilla e motore di un amore, da lì, interminabile. «Da amici, fui introdotta ad un open day del Villapizzone. Mio figlio era un bambino epilettico, per cui avevo molti timori, che furono però presto sciolti dagli istruttori ISEF che si occupavano dei Piccoli Amici. Così cominciai l’avventura qui». Una passione che crebbe e divenne realtà non solo con l’ingresso in società anche dell’altro figlio, Alessio, il maggiore – attualmente allenatore dei classe 2012, 2013 e 2014 – ma soprattutto con un incontro fondamentale che rappresentò, per lei, una vera e propria integrazione lavorativa: «Cominciai a dare una mano entrando sempre più in contatto con un’altra colonna della società, Ferruccio Vecchio. Con lui, che aveva sostenuto in tutti i modi l’entrata dei miei figli e che operava al Villapizzone con grande dedizione da tempo, ho iniziato a collaborare in segreteria». Così, quando questi morì «improvvisamente e prematuramente», fu una sorta di staffetta naturale quella che si vide consegnare Bice, da quel momento sempre più coinvolta nella comunità e nelle attività gialloviola. «Non ho mai smesso di credere appieno nella filosofia della società, che ha sempre messo al centro il bambino, il ragazzo, il giocatore. È così che è cresciuta la passione per il calcio». Una dedizione familiare che quest’anno ha compiuto 17 anni. Su questo e sul suo ruolo, Passera racconta: «L’impegno è tanto, ma lavoro con persone meravigliose con le quali condividiamo idee e valori. Se capita talvolta che le difficoltà o la fatica prendano il sopravvento, esco dagli uffici e guardo verso il campo: mi soffermo ad osservare atleti e tecnici, e tutto mi sembra così meraviglioso». Sottolinea, quindi, quanto «miracoloso» sia l’apporto dei volontari per far vivere la società, parafrasando le parole del presidente Ennio Belvedere e ricordando i predecessori Angelo Prazzoli e Maurizio Martinelli. Infine, riflette sul mondo del calcio dilettantistico tout court: «Certo, la vita non è facile per piccole società pur di lunga tradizione come la nostra [ormai 93 anni]. Lottiamo quotidianamente con le bollette da pagare, le rate delle ristrutturazioni e le concessioni in scadenza». Assieme ad infinite soddisfazioni e l’amore che «si respira in ogni istante», evidenzia invece con rammarico come dall’esterno si dia poco valore alle realtà come la sua: «Ci dicono che svolgiamo un ruolo sociale importantissimo ed è vero: i ragazzi vivono in un ambiente sano, con persone qualificate che gli dedicano tempo; ma i riconoscimenti sono pochi. Tanto più in questo periodo di difficoltà generalizzata».

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