Caselle, il ritorno di Solazzo: «Non potevo perdere questo treno»

Caselle
Paolo Solazzo, qui insieme a Marco Del Verme

Certi amori non finiscono mai, fanno giri immensi e poi ritornano alla base. È questa la metafora più congeniale per il ritorno al Caselle dell’attaccante Paolo Solazzo, che riabbracccia i colori rossoneri che ha vestito lungo tutta la sua trafila del Settore Giovanile, lasciando il Ciriè dopo tre stagioni e mezzo: «Il ritorno al Caselle è maturato dopo un interesse di Balluardo e gli ottimi rapporti con alcuni giocatori della squadra rossonera che conosco», spiega il neo-acquisto rossonero.

Un autentico ritorno a casa per Solazzo mixato – professionalmente parlando – anche alla ricerca di nuovi stimoli. «La voglia di ritornare a casa dopo sette anni è stata determinante. L’intento di cercare oltre che nuovi stimoli anche una squadra con tanta fame di vincere il campionato». Tre anni e mezzo con la maglia del Ciriè non si dimenticano; vittorie, sconfitte, cadute, gol segnati (ha vinto per ben due volte la classifica cannonieri). «Darei un bell’otto a questi tre anni e mezzo. I primi due sono stati veramente bellissimi. Non tanto per i gol quanto per il gruppo e l’ambiente che ci circondava. Quest’anno aspetto nel valutare la mia stagione calcistica, anche perché ho trovato veramente poco spazio. Il ricordo più bello? Sicuramente aver condiviso con mio fratello Andrea lo spogliatoio per tutti questi anni. Se potessi aggiungere un altro ricordo anche i due campionati vinti e il titolo di capocannoniere rimarranno sempre con me. Ringrazio Cutugno, Savant e società per l’amore dimostratomi in questi anni. Porterò questi colori sempre dentro di me».

Una carriera decennale tra Settore giovanile e prime squadre non può che essere scandita da momenti, positivi o negativi, con vari allenatori: «I tecnici che più hanno inciso nella mia maturazione sono senza alcun dubbio De Gregorio a Vanchiglia e Luca Porcelli a San Mauro; furono anni fantastici. Ora invece riparto con tanta voglia di mettermi in discussione e dimostrare il mio valore».

Ma la domanda cardine che ci si deve porre è: cosa induce un giocatore dilettante a continuare a giocare per diletto con grande impegno e continuità? «Lo spogliatoio e le amicizie che si creano senza alcun dubbio – spiega Solazzo – Poi penso che oggi come oggi praticare uno sport sia fondamentale».

Dopo tutti questi anni di calcio, Solazzo ne ha viste sicuramente tante, soprattutto dal punto di vista dei cambiamenti delle conformazioni societarie e a livello di Federazione per quanto concerne la regola dei fuoriquota. «Sicuramente lo spogliatoio dei miei anni da fuoriquota era completamente diversa da quelli di oggi. Sono cresciuto con gente come Tosoni, Fioccardi e Greco Ferlisi, personalità forti e giocatori vincenti. Anche se lasciando Ciriè posso dirti di aver visto grandi giovani che sentiremo parlare. Carlini e mio fratello hanno qualità importanti. Micheletta e Albertano sono giovani molto interessanti. Tutto dipenderà da quanta voglia avranno di continuare nel calcio e alzare l’asticella».


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