giovedì 4 Giugno 2020 - 06:27:46

Antonio Le Pera: confessioni di un campione intramontabile

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Gli anni passano per tutti, certo. Il tempo è spietato e fa affievolire in fretta ciò che la gioventù aveva faticato a seminare. Il mondo del calcio non fa eccezione, anzi. Chi gioca lo sa: dovrà giungere per tutti il momento in cui fermarsi. Ci sarà un giorno in cui non si lotterà più sul rettangolo verde. Niente più fatica, niente più speranze. Si smetterà di preparare con cura il borsone della domenica e non si avranno più dubbi amletici sui tacchetti da utilizzare. Perché nulla è eterno e nulla dura per sempre. Eppure, per alcuni, il viale del tramonto è lontano e la carta di identità è soltanto un foglio a cui prestare poca attenzione. Se ci si diverte e le gambe rispondono, perché smettere? Se lo deve essere chiesto parecchie volte Antonio Le Pera. L’attaccante è stato (ed è tuttora) uno dei migliori attaccanti in circolazione, in grado di determinare le sorti di una partita con estrema e irrisoria facilità. Proprio la semplicità è, da sempre, uno dei suoi punti di forza: quando gioca, Le Pera sembra non provare alcuna forma di fatica. Gli altri corrono, lui vola. Nel sentire le sue parole, si comprende l’incredibile portata del suo cammino. Assieme a lui, abbiamo provato a ripercorrere le tappe più importanti della sua carriera, provando a immaginare una sua TOP 11 di compagni ideale.

Ciao Antonio, come stai? Come procede questo periodo difficile per te?
«Ciao e, per prima cosa, grazie per questa possibilità. Devo dire che è un periodo complicato per tutti e il campo mi manca molto. Spero che tutto si risolva il prima possibile».
Parliamo di calcio. Se dovessi stilare una top 11 di coloro che hanno giocato al tuo fianco, chi nomineresti?
«Questo è davvero un compito arduo per me. Con estrema difficoltà, scelgo giocatori che, oltre alle indiscusse qualità tecniche, mi hanno lasciato qualcosa dal punto di vista umano. In porta metterei Spadoni. Dietro gli insuperabili Andretta, Baron, Ferrarese e Bertinetti. In mezzo tantissima qualità: Guastaferri, Salafrica e Poesio. Davanti Bono, D’agostino e Rizzo. Mi viene da ridere pensando a quanto sarebbe divertente giocare contemporanemante con compagni del genere».
La squadra sarebbe fortissima, certamente. Ma c’è qualcuno che hai escluso con fatica?
«Assolutamente si. Ho dovuto lasciar fuori gente come Vallarella, Fioccardi, Leonardi e Daddi. Non sono matto, è che si gioca in 11!».
Oltre ai compagni, un ruolo importantissimo è ricoperto dagli allenatori. Chi è stato il più importante per te? A chi sei legato maggiormente?
«Non ho molti dubbi a riguardo. Dico Berta».
Domanda impegnativa: qual è stata la partita più bella della tua carriera?
«Devo dire che ho avuto la fortuna di essermi tolto tante soddisfazioni. Ma il ricordo più dolce è quello relativo alla finale di Coppa Italia del 2001. Quella è stata senza dubbio la partita più bella che ricordi. Facevo Promozione a Mathi, e, visto il vecchio ordinamento, disputammo la finale contro una squadra di Eccellenza, l’Ovada. Vincemmo per quattro a uno e io segnai una doppietta».
Tra i giocatori con cui hai condiviso lo spogliatoio, hai mai avuto un modello a cui ispirarti?
«Direi di si. Quando ero giovane, ho avuto il piacere di giocare con Mario Osella. Nonostante avessimo caratteristiche differenti, ho sempre apprezzato la sua passione e il suo costante impegno. Ho cercato di rubargli davvero il più possibile».

Una carriera, come detto, assolutamente invidiabile. E se qualcuno nutre, a riguardo, ancora dei dubbi, osservi con più attenzione la Top 11 qui sopra. Ebbene si, non vi è nulla di fittizio: è tutto vero.

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