L’Ardor Torino ritira la Terza categoria dopo la penalità per l’allerta meteo

Il presidente Sciretti ha deciso: basta, non hanno avuto rispetto per la mia squadra

Ardor Torino si ritira dal campionato
Il campo dell'Ardor Torino

Il gesto è clamoroso, l’Ardor Torino, storica società del panorama subalpino, ritira la Terza categoria e di fatto chiude i battenti. Questo il comunicato della società.

«Il tentativo dell’Ardor Torino di risollevare la testa, dopo i gravi danni subiti in occasione dell’alluvione del 2016, si sono scontrati contro le recenti decisioni delle Federcalcio, arrivate per mano del Giudice Sportivo. In occasione della gara contro lo Sportsud – racconta Marco Sciretti, presidente dal gennaio scorso – in piena allerta gialla idrogeologica, comunicata dal quotidiano bollettino Arpa Piemonte, ho deciso di bloccare l’ingresso all’impianto sportivo per ragioni di sicurezza, comunicando al direttore di gara che tale decisione era presa ad esclusiva tutela dell’incolumità dei giocatori e del pubblico. L’impianto sportivo Vittorio Pozzo infatti, sito sull’Isolone di Bertolla, si trova in area esondabile, ed è stato protagonista meno di due anni fa (a fine novembre 2016), di un’inondazione che ha costretto la società ad interrompere temporaneamente gran parte delle attività. Siamo ripartiti quest’anno con una prima squadra, tra le mille difficoltà dovute alla totale assenza di rimborsi danni da parte della Federazione e degli enti locali, nonostante le promesse. Ma, – continua il presidente del sodalizio gialloblù – il recente comportamento del Giudice Sportivo, in una situazione già complicata a causa delle difficoltà dovute all’utilizzo di un impianto non ancora del tutto risistemato dopo l’alluvione, ci ha completamente affossati. Per dare un messaggio chiaro, abbiamo quindi deciso di ritirare la squadra dal campionato. La squadra dell’Ardor, infatti, è stata multata di cento euro e penalizzata di un punto dal Giudice Sportivo, proprio a seguito della scelta di non disputare la partita in occasione dell’allerta meteo. Una decisione inspiegabile, – conclude Sciretti – che dimostra irresponsabilità e superficialità da parte della Federcalcio. Non è accettabile, infatti, che una squadra possa essere penalizzata per aver tutelato la vita delle persone. Si tratta di una decisione che prenderei altre mille volte».

E questo, ripetiamo, è il comunicato integrale della società dove in alcuni passaggi si possono anche trovare punti condivisibili. Solo che la Federcalcio, con tutto il rispetto per il lavoro altrui, ha delle regole ben precise e ad esse bisogna attenersi nel momento stesso in cui si fa l’affiliazione. E una di queste regole prevede che, se si vuole ottenere lo spostamento di una partita, qualunque sia la motivazione, prevede dei passaggi ben precisi e il primo di questi è contattare la squadra con cui si deve disputare la gara e successivamente il Comitato regionale. Qualora tutto questo non sia possibile il dovere della società è quello di presentarsi all’impianto e di attendere arbitro e avversari mettendo in conto che, qualora l’arbitro lo ritenesse opportuno, vi è anche la possibilità di scendere in campo. Non è infatti l’Arpa l’ente deputato a decidere chi va in campo e chi no. Il Giudice sportivo non ha di conseguenza potuto fare altro che applicare il regolamento.

Dopo aver, per amor di regolamento e senza per forza ergersi ad avvocato difensore di chichessia, spiegato a chi ci legge quali sono le prassi da seguire, dobbiamo però anche aggiungere per amor di verità che le società fanno sempre più fatica a portare avanti le loro attività e non è sempre un problema solo di quattrini. E naturalmente sono le società più piccole a soffrire. Il capoluogo subalpino sta assistendo alla sparizione delle società una per una senza che le istituzioni e la Federcalcio stessa metta in atto qualche iniziativa. E sotto questo punto di vista l’urlo di dolore del presidente Sciretti è legittimo e dopo il Madonna di Campagna di strada Bellacomba ora è il turno dell’Ardor Torino. Ma se non si mettono in atto delle strategie condivise, se non si prendono per mano queste società, dovremo assistere ad una lenta e inesorabile agonia da parte di quei club che hanno fatto la storia del calcio dilettantistico.