12 Giugno 2021

Per Patrick Le Noci il problema della Juve è un fattore soprattutto identitario

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La corsa Champions è sempre più in salita. La Juventus commette un altro passo falso sul campo della Fiorentina: uno a uno il risultato finale. Abbiamo chiesto a Patrick Le Noci, allenatore del Dorina (Terza Categoria Ivrea) di analizzare per noi la partita da un punto di vista tecnico-tattico:
«Entrambe le squadre sono scese con un 3-5-2. La Fiorentina un po’ più abbottonata, sembrava più una difesa a 5. Ribery partiva dietro la prima putna libero di svariare. Dal quindicesimo, però, la Fiorentina ha fatto la partita e si è vista una certa differenza. Igor rimaneva a fare il quarto dietro, Venuti invece spingeva. Nella Fiorentina mi è piaciuto molto il rombo che si è venuto a creare molto spesso: Pulgar basso davanti alla difesa, Amrabat e Castrovilli belli larghi. Vlahovic tendeva molto a fare la sponda e a usare il suo fisico. Primo tempo molto meglio la Fiorentina, senza dubbio. Vlahovic e RIbery su tutti. Ho notato anche che Iachini chiedeva ai terzi di sganciarsi e venire in mezzo al campo: Milenkovic e Caseres molto propositivi. La Juve invece tendeva ad avere Bentancur più basso e Ramsey più alto. La Juve, a differenza dei viola, non aveva una punta di riferimento. Mancava sempre un riferimento centrale. Tendeva a cercare Dybala tra le linee, apparso tra l’altro non in ottima forma. Nel primo tempo la Juve non ha fatto molto: a parte Cuadrado e De Ligt ho visto davvero tutti sottotono. Le uniche due azioni pericolose della partita nascono, in generale, da due errori: Pulgar per la Fiorentina, Ronaldo per la Juve.
Nel secondo tempo la Juve è passata immediatamente a un 4-5-1. In fase di possesso era un 4-3-2-1. Con l’ingresso di Morata Pirlo ha dato un riferimento là davanti. Il gol è arrivato da un taglio alle spalle dei difensori viola, forse non troppo attenti nella marcatura e nel posizionamento con la linea difensiva. La Fiorentina ha mantenuto il suo assetto tattico, cambiando semplicemente poi i due esterni. Con Biraghi (buonissimo esterno a mio avviso) Iachini ha garantito un po’ più di spinta a sinistra. Caceres in alcuni casi ha patito Ronaldo, soprattutto in un paio di contropiedi a campo aperto. La Fiorentina ha fatto una partita difensiva, confermata dall’ingresso di Kouame. Pirlo ha capito che doveva passare a 4 dietro, i 3 centrali nel primo tempo non si sono mossi benissimo. Morata è stato decisivo, si è visto subito che era carico e volenteroso di incidere. Iachini l’ha preparata proprio bene: ha aspettato la Juve e ha sempre cercato di affidare a Ribery (autentica certezza) le ripartenze. Nei viola sono fondamentali Pulgar e Amrabat, che corrono e puliscono un sacco di palloni. Il limite della Juve è stato limitarsi a cercare Cuadrado. Quando non ci sono spazi e idee si dà eccessivamente palla al colombiano, che è umano e non può essere l’unico a trovare delle soluzioni vincenti. Non sempre, almeno. Ronaldo oggi, rispetto ad altre volte, l’ho visto a servizio della squadra. Ha lasciato a Morata lo spazio centrale, mettendosi a fare l’ala a sinistra. Da lui ci si aspetta sempre di più, certo. Nel secondo ha avuto qualche occasione e pesa su di lui quel gol sbagliato di testa. Questa volta però si è messo a servizio della squadra
».

Tra i più positivi, Sofyan Amrabat

Migliori in campo?
Per la Juve Cuadrado e Morata. Per i viola Vlahovic e Ribery. Grande prova anche di Pulgar e Amrabat.
Cosa pensi dell’annata della Juve?
A Dicembre avevo detto che la favorita per lo scudetto della Juve. Ho sbagliato le previsioni, è evidente. L’annata non è stata positiva, ovviamente. Secondo me è stato fatto un errore di valutazione. Si è snaturato il Dna Juventus. Non c’è più la cattiveria dei tempi migliori, la voglia. Non c’è niente della storia della Juventus, della Juve di Lippi e Trapattoni. Non c’è intensità mentale. La dirigenza ha voluto cambiare qualcosa, ricercando una caratura internazionale volta al “bel gioco” che forse non appartiene alla storia di questa società. Non bisogna mai perdere di vista ciò che siamo. La Juve è sempre stata una squadra vincente perché giocava in un certo modo. Parliamo di una società all’avanguardia, certo, ma la sua natura è un’altra roba. Questo non vuol dire che la Juve non abbia una storia internazionale di primo piano in ambito europeo. Significa solo che i suoi successi sono sempre arrivati grazie ad altre componenti: voglia, grinta, sacrificio e capacità dei grandi giocatori di incidere. Tutto questo non può mai mancare alla Juventus. D’altronde lo diceva Boniperti, vincere a Torino è l’unica cosa che conta.
E della Fiorentina?
Penso che la squadra sia più forte di quanto sembri. L’obiettivo deve essere quello di fare un campionato diverso. Castrovilli e Vlahovic sono ottimi giocatori, con investimenti più mirati si potrebbe sicuramente puntare a un piazzamento in Europa.


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