24 Novembre 2020 - 13:17:35

San Luigi Santena: Il tifo organizzato secondo le Brigate Gialloviola

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Esempio di tifoseria che da ormai un paio di anni si fa notare tra i campi dilettantistici, le Brigate Gialloviola perseguono gli ideali del calcio popolare per supportare il San Luigi Santena. A raccontarli Alessandro, tra i fondatori del gruppo di supporter.

Quando siete nati e perché avete deciso di configurarvi come tifoseria organizzata?

Siamo nati del 2017, una data precisa non l’abbiamo, e questo dimostra la natura genuina del gruppo. Abbiamo deciso di “organizzare” il nostro tifo molto casualmente quando, incontrandoci la domenica per vedere i nostri amici giocare in prima squadra, decidemmo che ci piaceva vederli giocare e soprattutto vederli “caricarsi” quando urlavamo in loro supporto, e quindi ci mettemmo d’accordo per trovarci più spesso e con più strumenti allo stadio. Da lì è stato un crescendo, si sono avvicinati altri ragazzi che volevano passare un pomeriggio a divertirsi e vedere i loro amici giocare. Poi è maturato in noi un obiettivo più nobile: puntare, nel nostro piccolo e a livello locale, i riflettori sul calcio provinciale, un calcio fatto di passione senza ritorni economici e dove c’è tanta appartenenza verso la squadra del Paese.

Il mondo ultras non gode di ottima fama da ormai qualche anno. Le Brigate Gialloviola rispetto a questa concezione come si pongono, anche considerando che seguite una squadra dilettante?

“Ultras” è una parola che racchiude un concetto molto ambiguo e per i più considerato controverso, utilizzato, ormai, come sinonimo di violenza. Non si può certo negare che quella componente esista. Nel nostro caso, noi siamo un gruppo informale, goliardico, che non rispetta i codici comportamentali che gli appartenenti a questa subcultura sono soliti praticare, per questo non ci autodefiniamo né consideriamo propriamente degli ultras. Prendiamo semplicemente in prestito l’aspetto più folkloristico e aggregativo di questo mondo. Questa terminologia la cui origine, tra l’altro, deriva da ultraroyaliste, ovvero i più fedeli servitori del Re francese nell’Ottocento. E quindi più un termine che usiamo per descriverci: siamo i fedelissimi tifosi del San Luigi Santena, la realtà calcistica della nostra città.

La "curva" del San Luigi Santena
La “curva” del San Luigi Santena

Quali sono le modalità con cui vi fate “sentire” di più durante le partite della vostra squadra?

Un piccolo megafono, due tamburi e tanta voce e divertimento. Ogni tanto ci scappa qualche petardo che fa gioire i più piccoli che vorrebbero moltissimo lanciarli, ma che per sicurezza non glielo facciamo fare. L’idea del “tifo contro” non è di casa dalle nostre parti. Sugli spalti troviamo sovente i ragazzi delle giovanili del San Luigi Santena, bambini di 7-8-9 anni, che di certo non si meritano di sentire insulti, turpiloquio eccessivo oppure prese di mira verso alcune persone. Si meritano solo di vedere l’appartenenza e l’attaccamento che i più grandi, spesso proprio i loro allenatori, hanno verso la squadra anche se non giocano più a calcio.

Avete rapporti con altre tifoserie che perseguono gli stessi ideali di calcio e di tifo?

Molte tifoserie del calcio di provincia, conosciute quasi tutte via web, hanno avuto modo di conoscere la nostra realtà, e noi apprezzare le loro. Non esiste una comunità formale che ci riunisce, però il web dà l’opportunità di vedere come anche in altre realtà di provincia lo stesso attaccamento che noi cerchiamo di trasmettere a Santena è molto radicato. Ovviamente è anche una questione geografica: il Nord Italia è egemonizzato dai grandi squadroni, il tifo è molto concentrato e il calcio di provincia non gode di protagonismo. Al Sud invece la musica è completamente diversa: prima viene la squadra del quartiere, del paesello, poi viene la serie A. Lì il calcio provinciale gode di vita propria, aggregazione e senso di appartenenza solo la stella polare. Cerchiamo di riprodurre anche qui quel sentimento e quel modo di vivere il calcio.

Qual è la partita che ricordi con più piacere e che credi sia stata condizionata in positivo dal vostro supporto?

Il risultato calcistico, e questa è una componente che prendiamo volentieri a prestito dalla cultura ultras, ci interessa relativamente. Quando ti diverti il risultato non conta, e con il nostro tifo incessante in ogni situazione cerchiamo di declinare questo concetto anche al mondo del tifo. Questo è un valore che anche come società sportiva San Luigi Santena, una realtà d’oratorio, cerchiamo sempre di trasmettere a chi fa parte della nostra società. Il ricordo più bello fu a maggio 2019 contro il Castagnole Pancalieri, ultima partita di un girone che finì anche alla ribalta nazionale perché in 3 punti si contendevano la seconda categoria 7 squadre: 150 persone, i giocatori che raccolsero soldi per la coreografia, bandierine gialloviola, cori, caldo estivo. Perdemmo, ma gli avversari, che poi salirono in Seconda, vennero a tributarci un lungo applauso sotto la nostra tribuna.

Vi è mai capitato di avere problemi a livello legale?

No, non è nostra intenzione andare in altri posti e danneggiare le strutture altrui o al più cercare di innervosire il pubblico di casa. Questo atteggiamento ci ha permesso così di diventare relativamente conosciuti nel nostro girone, e sovente di raccogliere applausi e complimenti da dirigenti, tifosi, e giocatori avversari. Penso alla Lenci di Poirino, squadra con cui abbiamo disputato di recente il derby locale. Quando giocò il San Luigi nel loro campo e noi andammo al seguito (meno di 7 chilometri di distanza) siamo stati tributati anche nei loro canali social come tifosi colorati che contribuirono a mantenere un clima disteso al match.

Ti chiedo un ultimo pensiero su questo momento. Il San Luigi Santena si trovava in piena zona play-off prima dell’interruzione dei campionati, da tifoso speri che si possa riprendere, ma soprattutto come la prenderesti se ciò comportasse l’esclusione dei tifosi dalla visione delle gare?

Il calcio senza i tifosi è un semplice sport, non si caricherebbe di quei contenuti e significati che lo rendono però quello più amato e apprezzato al mondo, capace di creare un rapporto viscerale tra supporter e squadra. Senza la partecipazione dei tifosi, senza la loro possibilità di creare una scenografia mozzafiato e accattivante, il calcio sarebbe uno sport asettico e triste. Detto questo, ci troviamo in una situazione straordinaria in termini di ripetibilità, in una vera e propria emergenza mondiale. Se non partecipare per un lasso di tempo anche lungo ci permetterà in futuro di tornare ad una situazione di normalità, dobbiamo accettare di buon grado questa situazione. Sarà la volta definitiva che capiremo l’importanza della cornice di pubblico e dei tifosi nel rendere lo spettacolo della partita unico e irripetibile.

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