8 Maggio 2021

La settimana di un arbitro di periferia

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Anche se in questo periodo di forzato blocco, il campo lo vediamo con il binocolo, a meno di essere ospiti per esempio della casa di riposo davanti al campo del Lucento, che per la mia età posso quasi permettermela, vediamo di allentare un po’ la presa su questi giorni particolari e cerchiamo di analizzare la settimana di colui che inevitabilmente da sempre è direttamente coinvolto nella gara, nel bene e nel male: l’arbitro.

 

Qui non si parla dei vari Rocchi od Orsato, ma di quei ragazzi che per tanta passione o per altri motivi disparati girano in largo la regione nei fine settimana. Quello che in giallo vestito vediamo in campo tra due squadre diverse, tra genitori diversi che in tribuna tifano per i propri ragazzi: non si chiama Giuseppe, Fabrizio o Elena, è l’arbitro! Non si sa se abbia famiglia, se abbia dei genitori o la fidanzata, se studi all’università o faccia il meccanico, non si sa se è stato catapultato lì per caso con tanto di cartellini gialli e rossi per arginare situazioni che purtroppo spesso in campo e sugli spalti diventano ingestibili. E’ l’arbitro, punto e basta! Ma la gara non inizia il sabato o la domenica, inizia molto prima. Le sezioni arbitrali del Piemonte sono sedici e coprono tutta la regione. Solitamente gli arbitri di sezione son designati per gare giovanili e dilettantistiche fino alla Seconda Categoria. Passato questo traguardo si va al settore regionale (CRA) dove si inizierà dalla Prima Categoria. Il nostro amico arbitro che chiameremo Davide arbitra qui.

 

E’ lunedì sera: dopo cena inizia un particolare intrattenimento che non è il film di prima serata: è l’attesa della designazione che arriva su una piattaforma a loro riservata e confermata via email. E’ l’ora “X”: sull’App arriva una notifica, Davide scopre che la domenica successiva è stato designato a Scarnafigi per il girone F. E’ una partita importante, tra le prime della classe. Davide comincia a cercare informazioni: la posizione in classifica, il rendimento delle ultime gare, magari altre informazioni utili sui social perché vuole arrivare preparato. Andrebbe anche a vedere i singoli allenamenti delle due squadre, avere più informazioni possibili è fondamentale. La settimana prosegue con la preparazione fisica che deve essere sempre al top. Verso fine settimana si inizia a capire la fase logistica. Ma dov’è Scarnafigi? Che strada devo fare per raggiungere il campo, visto che devo essere la un’ora e mezza prima? E sì, novanta minuti prima, un’altra partita nella partita, altra attesa solitaria che ti rode il fegato. Arriva la domenica: se ha la fortuna di avere un genitore appassionato, il giovane Davide sarà accompagnato da lui, altrimenti dovrà aggiustarsi da solo. Per la strada la solita playlist che parte dagli AC/DC e spazia sui Linkin Park passando dal Liga, sempre la stessa musica. Si arriva a Scarnafigi, sono le 13, la gara inizierà alle 14.30: Davide è solo, immerso nella sua solitudine: saluta il dirigente di casa che l’accompagna allo spogliatoio, va a fare una ricognizione del campo, fa il controllo delle distinte, l’appello e poi via, la gara ha inizio. Tutto procede bene, la gara è ben diretta e non importa chi ha vinto in campo, perché il vero vincitore è lui. C’era l’organo tecnico che l’ha valutato bene: la prossima volta ci sarà l’esordio in Promozione. Davide è contento, dopo tutto ha fatto sacrifici per arrivare qui: sono passati cinque anni dalla prima partita in un sabato pomeriggio invernale e ventoso sul campo di Almese, con il tutor a bordocampo. Nel viaggio di ritorno la playlist cambia, è più dolce: Vasco, i Dire Straits e un Venditti prima maniera illuminano la strada e il tramonto che sta scendendo. Dalla prossima volta ci saranno gli assistenti, bisognerà contattarli e vedere dove trovarsi, ci sarà il briefing pre-gara, ma questa sarà un’altra sfida.

 


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