15 Aprile 2021

PDHAE Under 16: I super 2005 di Filippo Amato e gli obiettivi di stagione

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«Si allenano anche sulla neve». Così esordisce Filippo Amato, allenatore del PDHAE Under 16, impegnato nel campionato provinciale di Aosta, parlando dei suoi ragazzi.

Il tecnico della squadra Valdostana, che nella vita fa l’assicuratore, ha sempre giocato a calcio, come lui stesso ci racconta: «Ho giocato fino alla Prima Categoria, quando ho appeso il pallone al chiodo come calciatore ho frequentato il corso da allenatore ed ho ottenuto il patentino. La passione per il calcio era intramontabile, così ho aperto un nuovo capitolo della mia vita».

Filippo Amato da ragazzo ha giocato in Liguria e fino a qualche tempo fa abitava in Piemonte, ora si trova a suo agio in Valle D’Aosta, dove allena lo stesso gruppo da tre anni. Come allenatore per lui la cosa fondamentale è costruire “il gruppo”, una delle soddisfazioni più grandi è infatti guidare una squadra che all’inizio parte svantaggiata, ma che poi riesce a diventare un gruppo di ragazzi affiatati. Inoltre, il suo obiettivo da allenatore è anche quello di tramettere grinta, lavorando sempre con lealtà sportiva, spronando i ragazzi ad impegnarsi al massimo per raggiungere gli obiettivi prefissati.

A Filippo Amato piace giocare adattando il gioco e il modulo stesso ai ragazzi che ha a disposizione, come lui stesso tiene a sottolineare: «Il primo anno  avendo un solo attaccante in rosa giocavo con il 4-2-3-1, l’anno scorso invece avendo molti esterni, sia bassi che alti, ho preferito adottare il 4-4-2. Quest’anno, invece, decidiamo se scendere in campo con l’uno o con l’altro modulo (o anche, a volte con il 4-3-1-2), a seconda della squadra che ci troviamo ad affrontare».

Il tecnico racconta delle sue ispirazioni esterne, di allenatori famosi di cui condivide il metodo di allenamento e le scelte di gioco. Tra questi cita Massimiliano Allegri, che definisce “pragmatico”. «Allegri fa giocare le squadre che allena sfruttando al massimo le qualità dei giocatori che possiede – spiega Amato – e utilizzando sempre il giusto modulo. Al suo primo anno di Juve non ha rivoluzionato tutto, ha studiato i giocatori utilizzando gli stessi moduli usati da Antonio Conte, per poi pian piano arrivare ad usare i moduli che lui stesso preferiva, sempre però rispettando le attitudini dei calciatori per farli rendere al massimo delle loro possibilità».

Filippo Amato è fiero dei suoi ragazzi e dei traguardi che hanno raggiunto, come la conquista della categoria Regionale, della quale però non ha potuto beneficiare in prima persona: «La vittoria del campionato è stato sicuramente un evento di festa – racconta Filippo Amato -, però poi ai Regionali hanno potuto partecipare i 2006, non noi». Ripensando al passato più prossimo, Amato ricorda con dispiacere la gara non disputata con il Montanaro. A causa dell’alluvione che si era scatenato sul territorio in quel fine settimana era sconsigliato spostarsi. Situazione analoga a quella dell’Under 17 di Davide Piotto, quando fu la Protezione Civile a vietare alla squadra di mettersi in viaggio per Torrazza. «I ragazzi arrivano tutti da paesini di montagna – spiega Amato – per raggiungere il Piemonte avrebbero dovuto attraversare tutta la vallata e con le difficili condizioni climatiche di quel giorno sarebbe stato molto pericoloso». Il non presentarsi a Montanaro da parte del PDHAE, però, è stato sanzionato con un 3-0 a tavolino e un punto di penalità in classifica. La società ha presentato il ricorso, adducendo le motivazioni di forza maggiore che sono alla base della “rinuncia” alla gara di campionato.

L’obiettivo stagionale dei 2005 del PDHAE rimane quello di riconfermarsi e laurearsi nuovamente campioni del girone di Aosta. Un gruppo molto stimato e apprezzato dal tecnico che di loro pensa che siano «fantastici dal punto di vista umano, hanno voglia di fare e sono ben strutturati (l’80% di loro supera l’1.80 di altezza), si allenano anche con le peggiori delle condizioni climatiche, persino con la neve, hanno grinta e disciplina. Sono anche molto amici tra di loro, sempre pronti a spronarsi al massimo l’un l’altro, sia dentro che fuori dal campo».

Tra i suoi giocatori ricordiamo il capitano Gabriel Challancin, difensore centrale, definito dal tecnico «ragazzo determinato, con un buon temperamento», poi, Daniel Bosonin, attaccante tecnico e rapido, e Juha Verrone, attaccante molto strutturato fisicamente potente e veloce. Oltre a questi giocatori, il tecnico Filippo Amato tiene a sottolineare l’importanza di tutta la squadra. Mattia Magro e Tommaso Zavattaro sono esterni che vedono benissimo la porta. Il PDHAE ha ottima rosa, dai centrocampisti Gilles Carrel, Erik Spalla, Alessio Bordet e Nathan Corsi, ai difensori Thomas Girod, Daniel Pinet e Yannick Rollandin, senza dimenticare i due portieri Simone Vuillermoz e Filippo Colliard. Organico completato da altri elementi fondamentali: Manuel Borettaz, Efrem Garbinato, Loris Brizzi, Pierre Chatrian, Mohammed Ben Youssef, Devis Gremi, Andrea Ricchiello sempre pronti a dare il proprio contributo.

Non tutti i ricordi lasciano una nota negativa, ne è l’esempio una partita che rimane impressa nella mente del tecnico Filippo Amato, quella giocata l’anno scorso nella terza giornata nel girone di ritorno contro il La Chivasso, in cui avevano portato a casa la vittoria per 3-1. La gara era fondamentale perché condividevano il podio con il La Chivasso e chi delle due avesse vinto sarebbe stata in testa da sola staccando la seconda di tre punti. Il PDHA nel primo tempo va sotto di un gol, ma nella ripresa i ragazzi sono scatenati e ribaltano la partita segnando tre reti. «E’ stata una gara sofferta per 70 minuti – ricorda Amato – emozionante e travolgente».

Filippo Amato tiene in ultimo a ringraziare tutto il suo staff, in particolare il dirigente Fabio Stevenin, sempre presente e molto disponibile, il vice allenatore Filippo Pangallo, i dirigenti, Fabrizio Ricchiello, Mauro Zueck e Doriana Molteni, il fisioterapista della società Nicolas Cramarossa ed il preparatore dei portieri.


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