8 Maggio 2021

Nolese Under 19: Bruno Barilla, la nuova “punta” di diamante con il pallino della moda

Le più lette

Torino Women-Spezia Serie C Femminile: Levis immarcabile e solita Annalisa Favole, granata a valanga

Finisce con una roboante ottina la partita tra Toro e Spezia, grazie anche a un primo tempo devastante di...

Accademia Pavese-Sant’Angelo Eccellenza: poker d’assi rossonero, seconda vittoria consecutiva per i barasini di Domenicali

Il Sant’Angelo impone il proprio gioco e la maggiore esperienza per aver la meglio della giovane formazione di Balestra....

Panchine 2021-22, Alessio Rapisarda torna al Lucento

Dopo due stagioni al Vanchiglia, dove ha guidato prima i 2005 e poi i 2007, Alessio Rapisarda torna al...

Carpe diem“. Quante volte ci sarà capitato di sentire e ripetere queste due orecchiabili parole. Quante volte abbiamo sognato di essere noi i protagonisti di questa esclamazione, di far parte di quell’affascinante stato d’animo misto tra curiosità e novità.

La stessa novità che qualche mese fa ha colpito in pieno il nostro protagonista Bruno Barilla. Classe 2002, nato in Brasile e adottato da una famiglia di San Maurizio a soli tre anni, Bruno è cresciuto in questa realtà canavese come ogni ragazzo fa con i suoi impegni scolastici, le sue attività sportive dettate da diversi anni nel mondo della pallavolo e le solite difficoltà adolescenziali.

Come detto prima, Bruno si è trovato di fronte ad una scelta, ad un treno – metaforicamente parlando – in piena corsa, sopra il quale ha deciso di salire e proseguire per le sua strada, direzione Nolese.

Ciao Bruno, benvenuto qui su Sprint e Sport. Ti chiedo subito come sei entrato in contatto con la realtà della Nolese?

Allora ti dico di solito mi capitava di andare a giocare a calcetto con gli amici qui a San Maurizio ed un giorno dopo una partita mi ritrovo a chiacchierare con Federico Sechi (classe 2003 e portiere della Nolese) e suo padre, che mi consigliano di andare a provare a Nole che erano in cerca di giocatori.

Capito e come hai reagito a questa notizia?

Ma diciamo che la passione del calcio c’è sempre stata, anche se non ho mai avuto l’occasione giusta per iniziare. I miei sono sempre stati titubanti sul mondo del pallone dato che lo hanno sempre visto come un luogo pieno di pregiudizi e carente di regole.

E quindi i tuoi genitori come hanno reagito di fronte alla tua scelta??

Ma considerando che adesso sono maggiorenne, hanno capito che a questa decisione ci tengo particolarmente, anche se non nego che un po’ perplessi lo sono ancora. Poi, considerando anche le mie origini hanno sempre temuto per i vari insulti razzisti che nel calcio sono molto frequenti. Io con quelli ho imparato a conviverci e devo dire che riesco a sopportarli.

Ok, passiamo adesso all’ambito calcistico. Come hai vissuto il tuo primo giorno alla Nolese e come ti sei integrato all’interno della squadra?

La solita emozione da primo giorno non lo molto sentita. Gli allenamenti sono riuscito fin da subito a gestire fisicamente, anche perché sono sempre stato allenato dagli sport precedenti. Con il resto della squadra non ho avuto problemi di integrazione, con alcuni ho intrapreso fin da subito un rapporto di amicizia in quanto conosceva già, mentre, con altri il rapporto non è dei più rosei, ma penso sia normale.

Se non ricordo male, mi hai detto che hai anche esordito in Prima Squadra?

Si sono stato convocato tre partite con i grandi, esordendo anche in Promozione. La prima partita contro l’Ivrea Banchette – vinta poi 2-1 per i compagni di Bruno – sono entrato nella ripresa ed è stato emozionante poter partecipare alla rimonta insieme ai nuovi compagni. Le altre due partite, invece, non ho giocato ma ho apprezzato lo stesso la chiamata del tecnico.

E come hai vissuto questa esperienza in Promozione, visto che hai iniziato poche settimane fa?

Ma parlando con Carlo Ballani, mio amico e titolare in Prima Squadra, mi aveva messo in guardia sulle solite cose da spogliatoio dove i ragazzi più grandi cercano di motivare i più giovani. Questo mi aveva messo un attimo di preoccupazione, anche se poi mi sono ricreduto dato che con la squadra mi sono trovato benissimo. Dopo la partita con l’Ivrea, ho capito che come giocatore valgo qualcosa e la fiducia del mister andava come minimo ripagata con una caparbia prestazione. Giocare con i più grandi ti carica di nuove responsabilità, ma ti da anche più motivazioni.

Invece, nella Juniores come è migliorata la tua esperienza in campo da luglio in poi e come reputi il tuo rapporto con il tecnico Salvatore Pecoraro??

In campo solitamente gioco come punta o ala e con il tempo sono riuscito a sviluppare meglio il senso di squadra, giocando più palloni e costruendo svariate azioni da gol. Il mister fin da subito ha avuto fiducia in me e ha scoperto prima di tutti quel mio talento naturale che mi porta a creare tanto con il pallone tra i piedi. Poi quando sono in difficoltà mi aiuta a superare i miei limiti e mi sostiene sempre. Mi ha stupito quando prima della mia partita d’esordio a Druento mi sono visto segnato come titolare. Non me la aspettavo e la cosa mi ha reso orgoglioso.

L’esordio di Bruno Barilla sul campo del Valdruento

I tuoi genitori, invece, si sono ricreduti nel vederti giocare?

Ma mio padre è rimasto sorpreso dei miei miglioramenti e della mio convocazione in Prima Squadra, anche se – come me – è un po’ amareggiato del fatto che se avessi iniziato prima avrei potuto imparare meglio dalle giovanili e magari essermi già fatto notare da qualche realtà calcistica di livello. Io sono uno che quando inizia una nuova avventura, si impone sempre obiettivi nuovi da raggiungere. Il mio intento per ora è migliorare sempre di più a livello tecnico per quest’anno e magari il prossimo provare a fare il salto di qualità in qualche altra squadra.

Ok. E al di fuori del calcio cosa vorresti fare?

Ma per adesso studio Moda e Abbigliamento a Torino. Sono appassionato del mondo della moda e sarebbe bello un giorno riuscire a dare vita ad un mio marchio personale – che pensavo di chiamare DaSilva come il mio cognome brasiliano – da esibire in giro per il mondo attraverso sfilate, eventi ed altro. Rimanendo con i piedi per terra, per adesso finisco l’ultimo anno e spero di trovare subito lavoro nel ricercato ambito sartoriale. Intanto, mi piace qualche volta sognare ad occhi aperti, come per esempio trasferirmi a Madrid – mia città del cuore – e dividermi tra qualche allenamento con i blancos e qualche sfilata da organizzare.

 

Sognare ad occhi aperti non è mai una brutta cosa, soprattutto se a questi sogni ci si crede davvero. Per Bruno questo e altro con il Brasile alle spalle, San Maurizio nel cuore e Madrid (si spera) davanti a se.

A tutto questo non ci resta che augurare buona fortuna al nostro giovane sognatore.

 

Ringrazio Bruno Barilla per il suo tempo dedicatomi a rispondere a queste domande.


Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli