19 Gennaio 2021

Andrea Angeli e un cuore che batte da sempre per l’Ivrea, da due stagioni guida i 2006

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Andrea Angeli e l’Ivrea si sono sempre ritrovati. Un legame con radici lontane, che risalgono a quando il tecnico toscano, nato a Marina di Carrara nel 1957, dopo essersi trasferito con i genitori in Piemonte all’età di 10 anni, è stato accolto dalla famiglia orange. «Ho fatto tutte la trafila delle giovanili all’Ivrea – ricorda Andrea – Oggi direbbero che facevo il trequartista, al tempo si parlava di attaccante arretrato. Sono rimasto fino alla Juniores, poi per lavoro ho dovuto smettere». Angeli, andato ora in pensione dopo 43 anni di lavoro nell’azienda Engineering di Pont-Saint-Martin, non ha però mai abbandonato la sua passione per il calcio, iniziando ad allenare. L’esordio in panchina arriva a Strambino nella stagione 2003-2004 con un gruppo misto di ’95-’96 con cui il tecnico lavora per due anni, al terzo invece gli vengono affidati gli Allievi classe 1989. Dopo le prime esperienze arriva la chiamata dell’Ivrea: «Mi hanno cercato Andrea Ferraro, al tempo responsabile della Scuola calcio, e il suo coordinatore Franco Enzo. Per me è stata una grande soddisfazione, giocavo lì da piccolo, era un piccolo traguardo raggiunto». All’Ivrea Angeli segue ancora i ’96 per due anni, poi arriva la svolta con il gruppo dei ’97 che guida per ben cinque anni, conquistando al terzo il titolo Regionale nella stagione 2010-2011 per la categoria Giovanissimi Fascia B.

L’incontro con Marchetti

«Mi ha aiutato la gestione di Gianni Marchetti, personaggio di spicco della società, eravamo sempre insieme, abbiamo dato l’impulso decisivo al settore giovanile – prosegue Angeli – Ho ancora tanti ricordi di quel momento, era un gruppo fortissimo. Non avevamo mai perso in campionato, tutte vittorie e un unico pareggio nell’ultima giornata. Dopo la semifinale con la Cbs, abbiamo sfidato per la coppa il Pinerolo: dopo aver subito gol in partenza abbiamo ribaltato la partita, con Nicolò Fasolato e Michele Pititto. Di quella stagione mi vengono anche in mente le prestazioni straordinarie di Jean Marc Favre, andato poi al ChievoVerona, diventando successivamente capitano della Primavera». Ma i ricordi emozionanti all’Ivrea non terminano qui perché, dopo aver sfiorato nuovamente le fasi finali l’anno successivo, Andrea Angeli ricomincia dai 2000, vincendo ancora, questa volta il titolo provinciale contro il Gassino San Raffaele la Coppa Piemonte con il Victoria Ivest grazie a un super Antonio Malloci che si supera tra i pali nei rigori decisivi. Nelle stagioni 2014-2015 e 2015-2016 il tecnico guida i 2004 traghettandoli dalla Scuola calcio al Settore giovanile, poi segue i 2003, infine lascia l’Ivrea, accasandosi all’Alicese. Dopo un anno però gli orange chiamano ancora, e Andrea Angeli torna a casa.

Andrea Angeli

Ad aspettarlo ci sono i 2006, un gruppo promettente con cui il tecnico toscano si trova subito a suo agio, riuscendo a infondere il suo modo di insegnare calcio, frutto delle esperienze passate: «Mi sono ispirato a chi mi ha allenato da giovane, dai 10 ai 15 anni la mia guida era mister Surra: arrivava da Torino con la 500 fino ad Ivrea, noi lo aspettavamo con ansia. Mi è rimasto impresso perché insegnava tanta tecnica, faceva giocare sempre di prima, o a due massimo tre tocchi, se ne facevi quattro ti toglieva. Mi ha insegnato che la tecnica è fondamentale, qualcosa che ora cerco di trasmettere io». Ma nelle ispirazioni del tecnico c’è anche spazio per Antonio Conte e Massimiliano Allegri: «Sono juventino, mi piace Antonio perché è uno che vuole raggiungere sempre l’obiettivo a tutti i costi, anche se credo che sprema troppo i suoi giocatori. Di Max invece, apprezzo la sua empatia, è un po’ psicologo del gruppo». Per i suoi 2006 Angeli ha le idee molto chiare: l’obiettivo è farli crescere, fornendo basi solide che permettano poi un possibile futuro nella Prima squadra, un palcoscenico che richiede caratteristiche specifiche: «Il primo aspetto fondamentale è la serietà negli allenamenti, i risultati la domenica si vedono solo se si lavora bene nella settimana. Il secondo è la capacità di lavorare sodo, il sacrificio non è mai scontato; infine contano la tecnica individuale, su cui punto molto, e carattere».

La sua attuale squadra

L’Ivrea di Andrea Angeli è stata una delle squadre più in vista della scorsa stagione. Merito di un gruppo coeso e concreto, capace di essere costante nel corso del campionato. Tra i punti saldi della squadra c’è sicuramente il portiere Fabio Furlani: specialità della casa, l’infallibilità nel parare i calci di rigori, caratteristica che si abbina alla sua prontezza di riflessi nelle uscite, sia con le mani che con i piedi. Ad affiancarlo Matteo Stievano, un numero uno temerario che ultimamente si è messo in gioco anche come centrocampista. Matteo è un jolly: ha tanta voglia di stare in mezzo al campo, ma allo stesso tempo è pronto a tornare tra i pali per aiutare i suoi compagni. Il perno della difesa è capitan Dardan Osmani, un centrale dalla visione di gioco impressionante, bravo a far ripartire l’azione dal basso, e implacabile nelle battute di rigori e punizioni di cui spesso si fa carico. Lo affianca il compagno di reparto Simone Actis Grosso, difensore per vocazione: una vera muraglia, che difficilmente si fa scappare l’uomo in area. Al duo Osmani-Actis si aggiunge quello composto da Mattia Maglione e Federico Padoin: il primo è un factotum, come lo definisce Angeli, perché in grado di spostarsi a tutto campo, giocando anche da centrocampista o da trequartista; il secondo invece è abile nell’uno contro uno, un centrale purissimo. Ricchissimo anche il reparto dei terzini. A destra c’è Marco Melis, giocatore duttile, tecnico e tenace, insieme a lui ecco Gabriele Basta, ex Ivrea Banchette, un instancabile motorino che dà sempre il massimo in allenamenti e partite. Sulla corsia mancina si dividono i compiti Luca Frasca Mattia Grassi: entrambi sono validissimi terzini di spinta, Luca vanta una grinta fuori dal comune, Mattia invece è più tecnico. Affianca il tandem Alessandro Coli, ex Juve, una torre dal sinistro micidiale e dai polmoni d’acciaio che gli permettono di spaziare su tutto l’out. In mezzo al campo il ruolo di play se lo aggiudica Dennis Caserio, una delle sorprese più gradite di questa stagione per la personalità mostrata nella gestione del centrocampo. Alla sua destra spazio a Lorenzo Cotto, ambidestro, un giocatore che si propone con continuità senza tirarsi mai indietro. Sul fronte opposto si impone Riccardo Pesando, anche lui ambidestro, centrocampista dal vizio del gol, anche sui calci piazzati. Il jolly per questo reparto è Matteo Condello, di norma interno destro, ma all’occorrenza si sposta anche a sinistra e può anche svolgere il ruolo di terzino. Il tridente offensivo promette scintille. A sinistra Mattia Adragna è un mastino, pronto a puntare i difensori avversari in ogni occasione senza lasciar loro scampo. Sulla destra è il turno di Edoardo Perotti, il Bolt di Ivrea: nello scatto è semplicemente imprendibile. Il ruolo di punta spetta a Diego Rota, ex trequartista dell’Alicese riadattato a centravanti: il suo cambio di passo ha sorpreso anche Angeli, una dote che si aggiunge a quelle di intelligenza tattica e dribbling. L’asso che spariglia le carte è infine Gabriele Mordenti. Nella scorsa stagione era il trequartista orange nel 4-3-1-2, quest’anno invece ha mostrato di poter spaziare nel tridente offensivo, il suo fiuto per il gol e la sua perseveranza l’hanno premiato. È un giocatore che non dà punti di riferimento, intelligente nei cambi di fronte e furbo nelle giocate personali. Con lui è possibile anche il 4-3-3.

Gli angeli custodi

Il gruppo Under 15 sta particolarmente a cuore di Andrea Angeli, arrivato al diciassettesimo anno di carriera, che conclude: «Sono tutti ragazzi educatissimi, li tratto come se fossero figli miei. Per me è una gioia vedere che, dopo 2 ore di allenamento per 3 volte a settimana, non sbuffano stanchi, ma si dispiacciono per il fatto che sia già finito». Coronano il gruppo le figure dirigenziali che accompagnano ogni domenica gli orange: Argentino Gavoto, braccio destro di Angeli da ormai 15 anni e papà di Patrick Gavoto, capitano dei 1997 campioni regionali, Fatmir Osmani Sergio Condello, papà di Dardan e Matteo, e infine Pino Battaglia.

 

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