21 Giugno 2021

Gassino San Raffaele Under 15: Simone Piconeri, una vita in rossoblu «Gruppo fantastico, sempre pronto a dare il meglio»

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Il Gassino San Raffaele Under 15 ha iniziato il campionato nei migliore dei modi nel girone B. I rossoblu hanno al loro attivo tre partite ed altrettante vittorie dimostrando di essere una compagine d’élite capace di dire la propria di fronte a qualsiasi avversario. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il tecnico Simone Piconeri, classe 1975, volto storico della società che, pur rammaricandosi del periodo attuale che ha bloccato i suoi ragazzi nel loro momento migliore, è comunque fiducioso che la futura ripartenza possa riportare serenità all’ambiente, soprattutto per quanto riguarda la graduale ripartenza del calcio giocato.

Mister Piconeri, parlaci di te, del tuo passato di giocatore, del tuo presente da allenatore, sappiamo che sei da tanti anni al Gassino San Raffaele

«Si, è così. Io ho praticamente iniziato a giocare a Gassino da ragazzo dove ho fatto tutto il Settore giovanile per poi esordire in Promozione a sedici anni, poi sono passato anche in altre società col passare del tempo quali, giusto per fare dei nomi, il Borgo Torre che faceva Promozione ed era una squadra della zona di Torrazza Piemonte, il Bussolino Sport in Seconda Categoria e la Pianese quando in prima categoria abbiamo vinto il campionato e siamo saliti in Promozione. Dopo aver smesso con il calcio giocato sono stato per un po’ di tempo in standby ed ho ripreso a frequentare l’ambiente quando ho portato mio figlio alla scuola calcio del Gassino San Raffaele, anche perché era la società più vicina. Dopo un po’ di tempo mi è stato chiesto se avevo voglia di allenare e la cosa mi ha da subito interessato: ho iniziato dai ragazzini, dalla scuola calcio e la cosa mi ha subito entusiasmato anche perché sapere di aver giocato da giovane nel Gassino ed essere di nuovo li come allenatore mi inorgogliva. E’ passato tanto tempo e sono ancora lì, felicissimo».

Quali sono e quali rimangono gli obiettivi di questa stagione ?

«Guarda, devo dire che siamo partiti bene. E’ il mio primo anno con loro e quando ho conosciuto i ragazzi ho trovato dei giocatori a dire la verità un po’ sfiduciati. Abbiamo cercato di lavorare soprattutto “di testa” dandoci come obiettivo principale quello della salvezza perché per noi è molto importante partecipare a questo girone dei regionali, poi lavorando bene, tutto quello che sarebbe venuto in più sarebbe stato chiaramente gradito. Siamo partiti come ti avevo detto con una bella vittoria in trasferta a Volpiano anche grazie a degli innesti perché, pur avendo una buona rosa, siamo riusciti a portare a Gassino tre giocatori veramente fondamentali che giocavano a Chivasso. Ho dovuto lavorare molto “di testa” con i ragazzi perché ho voluto che ognuno di loro si sentisse fondamentale per il gruppo, sia che giocasse dal primo minuto sia che partisse dalla panchina, perché io penso che spesso sia più importante colui che rimane fuori all’inizio piuttosto di chi inizia subito.Tutto lo staff ha fatto un ottimo lavoro su questo ed i ragazzi sono diventati ancora di più un gruppo affiatato. Anche questi innesti nuovi hanno provveduto ad invogliare il gruppo già presente a crescere ed a dare il massimo negli allenamenti e il miglioramento si è visto sin da subito, quasi in modo automatico».

Parlaci a 360° della tua squadra, del tuo staff e dei tuoi ragazzi…

«Devo dire che ho a disposizione un gruppo di ottimi ragazzi. Per entrare nello specifico partirei dal capitano, Alessandro Bruno, da sempre nel Gassino; è un ragazzo che è cresciuto moltissimo, sia dal punto di vista fisico sia da quello calcistico nel senso che è una persona molto umile capace di aiutare sempre i compagni in difficoltà ed a trascinare la squadra sia nei momenti migliori che in quelli in cui bisogna tirare fuori i cosiddetti attributi. Lui è veramente cresciuto molto nell’ultimo periodo e voglio sottolineare come il suo comportamento sia esemplare anche con gli avversari. Per quanto riguarda i reparti della squadra, sono tutti chiaramente fondamentali, ma sia quello difensivo che quello offensivo sono molti importanti per il modulo che io utilizzo, il 4-3-1-2. Il reparto difensivo ama ripartire giocando il pallone con azioni dal basso, senza buttare via il pallone. Per noi il lancio lungo diventa un caso sporadico, solamente quando necessario. Come ti dicevo a noi piace giocare la palla partendo da dietro, con il portiere, lavorare sui difensori centrali e poi partire con gli esterni. Davanti ho la fortuna di poter contare sui nuovi innesti, soprattutto su Lorenzo Vargas e Jacopo Cappellano, che sono due punte molto in sintonia tra loro, molto bravi a recuperare i palloni a supporto dei compagni. Lorenzo con le sue spiccate qualità non avrebbe difficoltà anche a giocare in Under 16 al momento. Poi l’altro innesto, che opera dietro le due punte è Adam Aissous, il quale gioca a testa alta con una grande visione di gioco. Senza nulla togliere ai suoi compagni di squadra, ne ho visti pochi come lui alla sua età. Ho poi la fortuna di condividere il tutto con i miei dirigenti ed il mio staff, con il mio allenatore in seconda che è Roberto Rebora, che segue molto la squadra. Con lo staff abbiamo un ottimo rapporto e posso dirti che ci autocoinvolgiamo sempre tutti i giorni, cercando di condividere le scelte e cercando di risolvere eventuali problemi che possono insorgere. Abbiamo anche un preparatore atletico sempre attivo ed al servizio della squadra».

Come allenatore, qual è la partita che ricordi con maggiore soddisfazione e quella che invece vorresti rigiocare?

«Direi la gara contro il Santhià quando allenavo la Juniores 97-98. In quell’occasione perdevamo 3-0 ed alla fine abbiamo vinto 4-3 giocando in nove. Lì ho visto veramente come i ragazzi abbiano letteralmente tirato fuori l’anima fino a recuperare ed a ribaltare il risultato. Ci abbiamo creduto fino alla fine anche in nove ed abbiamo vinto con un gol nei minuti di recupero: davvero una grande soddisfazione. Una partita che vorrei rigiocare? Direi sempre con la Juniores, ma quella del 2001, quando abbiamo perso la nostra partita fondamentale per la salvezza nei Regionali in una giornata davvero brutta dal punto di vista ambientale, sotto un diluvio e con il campo ai limiti della praticabilità. Purtroppo è andata male e quella gara la vorrei rigiocare veramente, su un campo asciutto, pensa che non mi ricordo nemmeno più quale fosse l’avversario tanto è stata la voglia di cercare di dimenticare questa “disgrazia sportiva” che alla fine ci ha fatto retrocedere nei Provinciali (Orizzonti United – Gassino 2-0, ndr)».

Gassino S.R. U15

A quale allenatore di ieri o di oggi ti ispiri particolarmente?

«Ti dico la verità, a volte parlo con mio figlio e dico che allenatori come Lippi ed Allegri sono il top, però io ho sempre avuto a cuore un mister del recente passato italiano e cioè Giovanni Galeone. Lui più che un allenatore era un professore, perché era un personaggio in grado di gestire la squadra in tutto e per tutto, e di persone così onestamente nel calcio di oggi non è facile trovarne ancora. Ormai il calcio è cambiato».

Quali sono le maggiori soddisfazioni per un allenatore ?

«Intanto anche fare l’allenatore a livello dilettantistico non è sempre facile, perché devi far quadrare la vita familiare ed il lavoro con l’attività di mister. La soddisfazione di un allenatore dilettantistico non è poi alla fine la vittoria della singola partita o di un campionato anche se, naturalmente, il raggiungimento di un obiettivo sportivo è una grande soddisfazione. Io penso che la soddisfazione maggiore sia vedere a fine anno che i giocatori che hai allenato magari ti ringraziano perché si sono sentiti importanti ed in più vedere un gruppo di ragazzi che tra di loro si chiamano “fratelli” e si aiutano a vicenda è bellissimo, oltretutto se il rapporto non avviene solo nello spogliatoio ma anche e soprattutto fuori da esso, vuol dire che tu hai lavorato bene con tutto il gruppo. E poi mi è capitato parecchie volte di essere fermato per la strada da un giocatore che avevo allenato magari cinque anni prima e che non riconoscevo più perché cresciuto di venti centimetri, che mi salutasse con affetto chiedendomi se mi ricordassi di lui. Ecco, queste sono le soddisfazioni per un allenatore, secondo me».

Ultima domanda, prettamente di attualità: come vivete questo momento nella squadra e come fate a mantenervi in forma?

«Guarda, da subito abbiamo capito che sarebbe stato un periodo difficilissimo per tutti noi a prescindere dalla situazione sanitaria che si era venuta a creare, decisamente pesante. Speriamo che si possa a tornare ad allenarsi tutti insieme in un vero campo sportivo e a giocare il più presto possibile. Ci manca proprio la fisicità di stare tutti insieme. Noi in questo momento ci siamo attrezzati online, ci vediamo tre volte a settimana però non è chiaramente la stessa cosa, soprattutto per i ragazzi. Non è facile fare attività atletica in casa. L’unica cosa che abbiamo deciso con tutti i ragazzi, è di fare attività fisica online con la telecamera accesa, solo venti minuti di lavoro tutti insieme ma con la possibilità anche da parte mia di controllare che gli esercizi che stanno facendo vengano fatti correttamente. E vedo che loro lo stanno facendo, con tanta pazienza, anche perché stanno lavorando bene dall’inizio della stagione».

Rosa Under 15


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