12 Luglio 2020 - 13:15:22

Sauro Nordio, esperienza ed entusiasmo al servizio della Juniores del Chisola

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Nell’ambiente calcistico dilettantistico torinese, soprattutto in quello della cintura sud di Torino, e in particolare a Nichelino, è conosciuto come “il Mister”.

58 anni, molti dei quali passati sui campi di calcio, prima come giocatore e poi come allenatore, soprattutto nelle categorie esordienti e giovanissimi, assieme a tanti altri come lui in Italia, Sauro Nordio è uno degli invisibili del mondo pallonaro nostrano. E poi da dirigente, dove lontano dalle luci della ribalta del grande calcio professionistico, puoi ancora vederlo sistemare le reti della porta e portare il tè caldo negli spogliatoi della squadra avversaria. Potesse, traccerebbe anche le righe del campo ma non è più il caso, il bellissimo campo di Vinovo è un sintetico di ultima generazione.

Il Chisola Juniores

Sauro NordioAttualmente è dirigente della Juniores Regionale del Chisola, protagonista di una splendida cavalcata in campionato fino al momento dell’interruzione.

Sauro, raccontaci di te come giocatore, allenatore e dirigente

“Ho iniziato nel Bacigalupo, che a quei tempi giocava davanti all’ospedale Sant’Anna dove adesso c’è il parcheggio. Mi ricordo che ci andavo col filobus 35, da solo. Erano altri tempi, non c’è più nemmeno il filobus. Poi sono passato al Beppe Viola, che giocava al “Palatucci” e che rimane uno dei miei momenti più belli da calciatore. A 28 anni, pur continuando a giocare, ho iniziato ad allenare: Esordienti e Giovanissimi, sempre solo queste categorie con tante soddisfazioni. Ricordo quando con gli Esordienti ’86 siamo andati a vincere un torneo in Spagna. Poi dopo undici anni ho smesso di giocare e nel contempo ho cambiato società. Sono passato al Nichelino per tre anni e poi all’Hesperia dove con i ’90 abbiamo vinto il campionato. Successivamente mi sono trasferito al Don Bosco Nichelino, dove ha iniziato a giocare anche mio figlio Simone (’99 ora al Pancalieri Castagnole in Promozione). Poi quasi per caso ho iniziato a fare il dirigente al Chisola, dove mi sono preso delle grandi soddisfazioni, come due anni fa con i Giovanissimi 2002, dove abbiamo sfiorato il titolo nazionale a Cesenatico. Quest’anno seguivo la Juniores, peccato… stavamo dominando il campionato. In ogni caso la mia è una …malattia incurabile!”

I Giovanissimi 2002 del Chisola a Cesenatico nel 2017, allenatore Andrea Mercuri

Cosa sta succedendo nel calcio giovanile , per via del Coronavirus?

“Eh, cosa sta succedendo (sorride amaro)… E’ una situazione davvero paradossale, che sicuramente nessuno di noi avrebbe mai immaginato. A parte la drammaticità vera e propria della pandemia, dal punto di vista sportivo questa situazione ci crea un senso di vuoto: parlo dal punto di vista personale ma sono convinto che tutti siano d’accordo con me… manca il campo, manca lo spogliatoio e mancano i ragazzi. Il calcio ai nostri livelli è una valvola di sfogo importantissima: i novanta minuti di una partita e tutto l’allenamento settimanale devono distoglierci dai problemi, dallo studio e dal lavoro. Speriamo di rientrare presto alla normalità.”

Pensi che ci saranno conseguenza al riguardo?

“Molte, specialmente per le società sportive, specialmente per quelle piccole che giorno dopo giorno fanno sacrifici importanti per restare a galla. La parte economica è fondamentale. Speriamo solo che gli aiuti promessi siano mantenuti e che le società possano essere tangibilmente aiutate per l’attività e per le iscrizioni ai prossimi campionati.”

Pensi che il settore giovanile possa avere in futuro un riconoscimento maggiore in ambito federale?

“E’ una bella domanda, faccio realmente fatica a risponderti. Me lo auguro! Compito della federazione è quello anche di seguire la crescita costante delle società dilettantistiche e dei loro prodotti, intesi come giocatori. E’ fondamentale puntare su quello che esce dalle società dilettantistiche per lo sviluppo del calcio italiano. Sarebbe bello seguire e formare i nostri giovani calciatori anziché vedere che gli stessi siano sopravanzati, una volta che arrivano nelle professionistiche, per esempio, da un terzino honduregno, un portiere islandese o un attaccante giapponese”.

C’e’ qualche tuo ex giocatore, da allenatore o dirigente che ricordi con particolare affetto od “odio”?

“Negativamente nessuno, ho solo tanti bei ricordi… poi esistono i giocatori più simpatici, quelli più pazzerelloni e quelli più introversi. Se proprio devo fare un nome, ricordo con particolare simpatia Ivan Bresciani, che ho allenato al Beppe Viola (era un Esordiente ’86) e che adesso lavora a Milano in una Scuola Calcio che orbita intorno al Milan. Sono rimasto in contatto con lui e l’anno scorso ho passato una giornata da lui a Milano alla sua Scuola Calcio.”

Ultima domanda, se un bambino che si iscrive alla Scuola Calcio ti chiedesse un suggerimento, tu cosa gli risponderesti?

“Gli direi solo di giocare serenamente e di divertirsi, oltre a continuare a impegnarsi al massimo a scuola. Piuttosto direi ai genitori di non pressarlo e di incoraggiarlo. Se il ragazzino sbaglia un tiro o perde la partita (e anche qui attenzione, si parla di Scuola Calcio) nella stragrande maggioranza dei casi cancella subito l’errore. L’unica cosa che può rammaricarlo è il pensiero della predica che riceverà a casa. E questo è inaccettabile. Compito dei genitori è far capire ai loro figli che lo sport e il calcio in particolare sono solo divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili e false ambizioni.”

Grazie Sauro, anche per questa ultima “perla di saggezza”.

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