24 Novembre 2020 - 14:18:25

Monza Berretti, Riccardo Monguzzi si racconta: «È stato come tornare a casa»

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Riccardo Monguzzi, dopo sette anni, è ritornato alla base. In quest’intervista ci ha raccontato del suo ritorno in casa biancorossa, dell’andamento della stagione, e delle iniziative con i ragazzi che la società sta portando avanti a distanza, tramite le piattaforme web.

Dopo sette lunghi anni è tornato al Monza, che ritorno è stato?

«È stato come tornare a casa per me. Considerando che sono monzese dalla nascita, ho fatto settore giovanile a Monza da quando avevo dodici anni fino ad arrivare alla prima squadra. Poi, da giocatore professionista, ho intrapreso altre strade. Fine anni 90 ho fatto ritorno a Monza per intraprendere la carriera da allenatore del settore giovanile. Alleno da ventitré anni, e Monza per me vuol dire appartenere alla società che mi ha formato, sia calcisticamente, ma soprattutto come persona. Sono molto legato».

In campionato il suo Monza era in piena zona Playoff. Un campionato pieno di alti e bassi però. Qual è il bilancio della stagione?

«Parlare di alti e bassi se si guarda esclusivamente alla classifica si, ci sta. A Monza, però, è iniziato un nuovo processo metodologico insieme alla società, che riguarda tutte le categorie e ha come obiettivo principale un calcio propositivo. Va ricordato che il nostro gruppo era tra i più giovani dell’intero girone. Abbiamo iniziato la stagione con soli tre 2001. Da gennaio è rimasto soltanto Brusa, perchè abbiamo preferito far maturare il capitano Tumino e Corti (forse i due ragazzi con più esperienza) in Serie D. Giocavamo con una squadra pura 2002, e se la metto a confronto con squadre come Novara, Renate o Giana Erminio che spesso e volentieri giocavano con i fuoriquota, credo che il nostro percorso sia stato in crescita. Purtroppo ci siamo fermati nel momento in cui la squadra stava davvero bene e stava iniziando ad acquisire tutti i concetti e i principi di gioco per i quali avevamo lavorato fin dall’agosto 2019. Difatti, nell’ultima partita che abbiamo disputato contro il Lecco, abbiamo vinto 5-2. E il Lecco era secondo prima di quell’incontro. Diciamo che a tratti siamo riusciti a proporre quel tipo di calcio che chiede la società, attraverso un percorso di miglioramento generale di tutti però. E la cosa che ci premeva di più era il miglioramento individuale dei ragazzi, anche in ottica riconferma per l’anno prossimo».

A proposito del 22 febbraio, quella contro il Lecco è stata l’ultima partita che avete disputato. A distanza di due mesi che ricorda ha di quel momento? Ha avuto la sensazione che potesse essere l’ultima gara dell’anno?

«In quel giorno sinceramente no. Venerdì 21 ci fu il primo caso a Codogno, nel lodigiano. Ma nessuno credo potesse immaginare quello che poi sarebbe successo. Fortunatamente e istantaneamente la società, dal lunedì dopo, ha preferito fermare tutto di sua spontanea volontà. Oggi si parla di quando riprendere l’attività agonistica, ma in quei frangenti il fatto di aver fermato tutto è stato più che saggio, soprattutto per la salute dei nostri ragazzi. A posteriori, si è rivelata una mossa azzeccata e determinante».

Nonostante l’assenza di calcio e soprattutto di contatto fisico, i ragazzi li sente? Come vi siete organizzati?

«Con la società e grazie all’area atletica e l’area tecnica, ci stiamo dando da fare il più possibile per cercare di tenere impegnati i ragazzi al massimo. Naturalmente la priorità va alla scuola. Ma la squadra si allena a casa, con un programma di mantenimento sia per la forma fisica che per quella mentale. Grazie alle videoconference, che tutti noi tecnici del settore giovanile facciamo, ci ritroviamo con una frequenza trisettimanale, con i diversi gruppi (non necessariamente della stessa categoria), con l’obiettivo di dare il nostro contributo alla loro formazione. Tra il dire e il fare, abbiamo messo in mezzo il vedere. In questo momento possiamo solo dire e far vedere. Dire non basta. E per questo, grazie ai nostri allenatori settoriali (Matteo Abbate per la fase difensiva e Simone Tiribocchi per la fase offensiva), cerchiamo di formare, nei limiti di quello che possiamo fare, i nostri ragazzi. L’obiettivo è duplice: migliorare la formazione individuale dei ragazzi in primis, e poi, come dicevo prima, tenendo impegnati i ragazzi il più possibile. Questo è un momento in cui il giovane dev’essere aiutato secondo me. C’è il rischio che si possano lasciar andare. E questo non deve accadere. Soprattutto per i ragazzi della Berretti, dove qualcuno è a fine percorso di settore giovanile e l’anno prossimo avrà il dubbio su dove giocherà».

Per la prossima stagione, quando si ripartirà a giocare, che obiettivo si è posto?

«Beh, prima di tutto dobbiamo aspettare le decisioni che verranno prese per ciò che riguarda le prime squadre. La nostra prima squadra ha fatto un campionato straordinario, sia per prestazioni che per punti, e ha sedici punti di vantaggio sulla seconda. Però, non ci resta che aspettare le decisioni che prenderanno i grandi capi del calcio e del nostro governo su come fare. Da lì in poi, si potranno iniziare a fare programmi. Ad oggi, non possiamo fare nessun tipo di programmazione. Allo stato attuale, è tutta un’incognita».

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