Atalanta-Inter, la finale: le pagelle dell’Atalanta

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Dennis Carzaniga
Dennis Carzaniga
Caposervizio Redazione Lombardia

N’Diaye 6.5 Parata plastica su Pompetti, poi disinnesca bene una conclusione di Salcedo: sono due interventi importanti che servono per arrivare senza gol subiti all’intervallo. Nella ripresa rimane un paio di volte tra i pali invece che uscire, ma in fin dei conti va bene così.


Zortea 6.5 Salcedo si allarga dalla sua parte ed è costretto a dedicarsi più alla fase difensiva senza riuscire quindi a dare sfogo alla sua solita corsa in zona di attacco. Dalla sua parte però di pericoli non ne arrivano, perché comunque Corrado è impegnato più a limitare Peli che salire.


Okoli 7.5 Con le cattive e… con le cattive. Gonfia i muscoli e usa tutta la sua dirompenza fisica su Salcedo e Colidio. Il Colosso di Zingonia a inizio ripresa sale in cattedra e si immola due volte su Salcedo stoppandogli e smorzandogli le conclusioni. Poi alza il muro e l’Inter non riesce quasi più ad entrare in area.


Heidenreich 7 Nel primo tempo si vede più per le sue doti aeree che per quelle difensive, che deve usare poco perché pensa a tutto Okoli. La miglior palla gol dell’Atalanta arriva prima dell’intervallo ed è un suo colpo di testa sul quale Dekic fa una parata pazzesca ricacciandogli in gola l’urlo del gol. Grande attenzione nella ripresa, monta la guardia e la Dea è al sicuro.


Brogni 7 Attento, propositivo, gradevole agli occhi. E’ lui a dare il via all’azione che porta al miracolo di Dekic su Heidenreich e lo fa con un delicato colpo di tacco. Nel frattempo trova anche il modo di tenere basso Persyn, limitandone le offensive. Quando entra Grassini, non cambia nulla. E’ lui il proprietario della corsia mancina.


Kulusevski 8 Parte mezzala, tragitta sulla trequarti e finisce a fare l’attaccante. Insomma, pensa a tutto lui. L’Inter però sa chi ha di fronte e su di lui arrivano marcature doppie e triple. Prova il sinistro a girare al 35′, ma la conclusione è troppo morbida per uno come Dekic. Nel secondo tempo sembra calare un po’. Sembra è la parola giusta, perché a cinque minuti dalla fine il fenomeno svedese-macedone si inventa la giocata che vale lo Scudetto: cavalcata in contropiede di 30 metri e assist filtrante visionario per Colley che fa secco Dekic.


Da Riva 6.5 Ha il compito, forse impossibile, di non far rimpiangere Del Prato e Colpani. Si cala bene nella finale Scudetto da buon soldatino quale è, e tutto sommato fa la sua parte nella zona cruciale del campo.


Ta Bi 6.5 Primo tempo senza patemi ma anche senza guizzi particolari, soffre un po’ con Gavioli che gli toglie l’ossigeno ma resiste. Nella ripresa cresce esponenzialmente, tenta anche un paio di inserimenti centrali e comunque costringe alla difensiva la linea mediana interista.


Peli 7 Non devastante come al solito perché Corrado è in giornata si, ma comunque le sue accelerazioni rimangono uno dei punti di forza principali per la Dea. Anche nel secondo tempo sgasa come sa, e infatti da quella parte il terzino dell’Inter non supera quasi mai la metà campo. (46′ st Traore sv).


Piccoli 7 Si becca un cartellino troppo ingenuo nel primo tempo spaccando un tabellone pubblicitario con un calcio di frustrazione per un fallo non fischiato: nervosismo ingiustificato visto che si era appena al quarto d’ora con tutta una partita da giocare. Episodio che non condiziona una prestazione fatta di lavoro sporco e di sponda. Si guadagna la pagella grazie alla generosità e al movimento che porta via l’uomo a Colley in occasione del gol decisivo. (46′ st Gyabuaa sv).


Cambiaghi 6.5 Per creare qualcosa dovrebbe saltare prima Persyn e poi Zappa, non esattamente come rubare caramelle ad un bambino. A inizio ripresa avrebbe due buoni palloni da calciare, ma gli arrivano entrambi sul destro che non è il suo piede. C’è però da dire che grazie alla sua intraprendenza, la difesa dell’Inter è sempre costretta a dargli un’occhiata.

20′ st Colley 8 Spacca la partita, come in semifinale. Velocista di professione, quando scatta stargli dietro è una missione che nemmeno James Bond porterebbe a termine. Lo dimostra in occasione del gol che vale partita, Scudetto e storia. Cavalcata in contropiede a raccogliere l’assist magico di Kulusevski e destro vincente alle spalle di Dekic.


All. Brambilla 8 E’ il nuovo eroe di Zingonia. Riporta a casa lo Scudetto Primavera dopo 21 anni nell’anno della scomparsa di Mino Favini. Incarta l’Inter concedendo pochissimo, proponendo un buon calcio e colpendo nel momento migliore, e cioè quando agli avversari rimane poco tempo per rimettere in piedi la partita. Capolavoro assoluto e trofeo portato a casa dopo una stagione dominata in lungo e in largo.


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