Pergolettese Under 16, 36 giorni senza calcio: il racconto di Massimo Milazzo

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«È una cosa nuova, particolare. Non mi ero mai trovato in una situazione di questo genere, e non sto parlando a livello di calcio, ma a livello generale». Parte così il racconto di Massimo Milazzo – tecnico della Pergolettese Under 16 – sulla drammatica situazione attuale. Il pensiero primario non può che essere verso lo stato di salute dei suoi ragazzi: «In questo momento si fa fatica a pensare al calcio. La mia domanda non è se giocheremo o meno, ma come stanno i ragazzi. Il contatto con loro (naturalmente telefonico) è quotidiano. Abbiamo anche una chat su Whatsapp, dove ci aggiorniamo in continuazione, ed è un modo per restare tutti uniti e vicini». 36 giorni fa (precisamente l’8 febbraio) i ragazzi di Milazzo hanno disputato l’ultima partita della stagione, pareggiando 1-1 sul campo del Gozzano. Da quel momento in poi, la stagione calcistica della Pergolettese si è interrotta: «Avevamo dimostrato di poter fare bene – racconta Milazzo – e avremmo voluto giocarcela fino in fondo per poter puntare ai playoff. Davanti a cose di questo tipo, però, il calcio non può che passare in secondo piano». A mali estremi, estremi rimedi. E così, nonostante tutte le difficoltà del caso, la società Pergolettese si è attrezzata per fronteggiare al meglio l’emergenza creata dal Coronavirus: «Dall’ultimo allenamento, datato venerdì 21 febbraio, non abbiamo più ripreso, naturalmente per i motivi che tutti conosciamo. Questo però non ci ha fermato, e assieme allo staff della società (nutrizionista, fisioterapista e preparatore atletico), fin quando è stato possibile uscire, abbiamo preparato delle schede con dei lavori personalizzati, che i ragazzi in maniera autonoma hanno potuto tranquillamente svolgere all’aria aperta per tenersi in forma. Nell’ultima settimana, con il nuovo decreto, abbiamo rivisto il programma e abbiamo inviato ulteriori schede di esercizi da svolgere all’interno della propria abitazione. Da questo punto di vista siamo all’avanguardia, perché ogni ragazzo sapeva e sa benissimo il lavoro da svolgere. Ogni compito, nel dettaglio, è stato studiato e concordato con lo staff». Il calcio giocato, allo stato attuale delle cose, è solo un lontano ricordo. L’avversario da battere ora si chiama Coronavirus: «Restate a casa, rispettate quelle che sono le direttive degli organi preposti e competenti. L’obiettivo primario ora è la salute di tutti, e se tutti rispettiamo le indicazioni in maniera corretta, tornerà tutto alla normalità il prima possibile».

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