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Urago Mella Under 19, l’esperienza di Pietroboni al servizio della squadra: «Mi trovo bene in Juniores, ma lascio la porta aperta per una prima squadra».

Urago Mella Under 19, l’esperienza di Pietroboni al servizio della squadra: «Mi trovo bene in Juniores, ma lascio la porta aperta per una prima squadra».
Carriera intensa quella di Giorgio Pietroboni, attuale allenatore della Juniores dell’ Urago Mella. La sua passione per il mestiere di allenatore è iniziata a 17 anni, quando mentre ancora giocava per la squadra del suo paese, Pietroboni ha intrapreso parallelamente questo percorso. Ci racconta qualcosa della sua carriera?«Calcisticamente sono nato a Collebeato, dove ho iniziato a giocare da piccolo fino ad arrivare in Seconda Categoria e sono sempre stato fedele alla squadra del mio paese. Allo stesso tempo a 17 anni ho deciso di iniziare ad allenare e mai scelta fu più azzeccata. Ho cominciato allenando i piccolini per poi fare tutta la gavetta ed arrivare alla tanto ambita prima squadra, che in tre anni ho portato dalla Terza alla Seconda categoria, vincendo campionati e finali provinciali. Dopo ho fatto numerose esperienze, passando per Nave e Gussago, portando a casa qualche altro trofeo e vincendo campionati. Ora sono all’Urago Mella, una società che mi sta dando tanto e con cui mi sto trovando molto bene». Dove sareste potuti arrivare quest’anno?«Eravamo partiti benissimo, con 3 vittorie in 3 partite. Ero e sono soddisfatto della mia rosa ma non so dirti dove saremmo arrivati, perché con i giovani non si può mai dire. Resta il fatto che conosco molto bene il potenziale della mia rosa e posso assicurare che ci saremmo tolti delle belle soddisfazioni, ma poco male ci rifaremo l’anno prossimo». Qual è la caratteristica più importante per un allenatore?«Credo che sia quella di adattarsi ai giocatori a sua disposizione e tirare fuori il meglio da ognuno. Sembra una frase scontata ma di scontato non c’è nulla, un conto è dirlo, un’altra cosa è cercare di mettere in pratica un principio del genere. Un allenatore, soprattutto con i giovani, deve essere soprattutto loro amico, ovviamente con il dovuto rispetto ma credo che il legame con i giocatori sia fondamentale». Quali sono le differenze tra allenare una prima squadra e una Juniores?«Ovviamente con una prima squadra hai a che fare con una maggioranza di uomini e persone adulte che hanno una vita importante oltre al calcio, con il lavoro e le famiglie. I giovani invece sono più innocenti e non hanno quasi mai problemi di grosso tipo alle spalle, e questa è una cosa positiva, perché li fa giocare con una spensieratezza che manca agli adulti. Ormai sono plasmato nel mondo della Juniores e mi trovo a mio agio, ma non chiudo nessuna porta, mi piacerebbe ancora provare ad allenare una prima squadra». Qual è stata la soddisfazione più grande e la delusione maggiore da quando allena?«Per fortuna ho avuto moltissimi momenti felici, ma se devo sceglierne uno direi sicuramente l’aver portato la squadra del mio paese al salto di categoria. Sono stati momenti magici che non dimenticherò mai. Qualche delusione o rimpianto ce l’ho e fa parte del gioco. Mi viene in mente sicuramente la sconfitta nella finale di Brescia quando allenavo a Nave. Me ne rammarico ancora oggi e penso a quanto sarebbe stato bello se fosse andata diversamente, perché i ragazzi non se lo meritavano».
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