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Torino Club Under 15, Chiauzzi: «Riprendere ad allenarsi un raggio di speranza»

Torino Club Under 15, Chiauzzi: «Riprendere ad allenarsi un raggio di speranza»
«Grinta e personalità» sono le parole chiave dell' Under 15 del Torino Club allenata da Michele Chiauzzi. Non era iniziata male la stagione per loro, nonostante la rosa ridimensionata rispetto al precedente anno, e con il via libera del governo sulla possibilità di riprendere con moderazione gli allenamenti il progetto sembra riprendere vita.Il tecnico ha esordito parlando del suo passato da calciatore, per poi raccontare come è passato alla panchina: « Ho iniziato a giocare a 5 anni, una volta si facevano le selezioni per entrare in una squadra di calcio e io venni ammesso proprio al Torino Club di Gallarate. Giocai con loro per 4-5 anni, ai tempi partecipavamo al campionato Ferrini che si teneva in Lombardia. Successivamente mi prese il Varese e giocai qualche anno lì. Purtroppo non riuscii a fare il salto in prima squadra, anche se mi allenavo spesso con loro. Giocai poi in Eccellenza e in Promozione; ad un certo punto della carriera subii tre interventi alle ginocchia, tra cui uno gravissimo al legamento crociato anteriore. Smisi di giocare un po' per il lavoro, un po' per la famiglia visto l'arrivo di un figlio, ma in modo particolare per le mie ginocchia. Le operazioni comunque sono andate tutte bene, però continuare voleva dire mettere ancora a rischio il mio fisico. Quando mio figlio cresceva ho iniziato a seguire lui; all'inizio ho fatto i primi passi come dirigente e poi come mister. Ho conseguito il patentino Uefa E inizialmente e poi due anni fa ho fatto la richiesta per l'ammissione al corso Uefa B ad Appiano Gentile, di cui poi ho ricevuto il patentino. Ora sono due anni che alleno i Giovanissimi qui al Torino Club».La stagione sembra ormai essere stata compromessa da questa pandemia, ma sembra ancora avere un futuro e delle aspettative: « L'obiettivo della stagione non è cambiato nonostante questo stop infinito: migliorare i ragazzi da un punto di vista educativo e comportamentale, perché è giusto che ci sia un approccio come si deve al calcio di oggi. La nostra società vuole formare degli atleti che siano bravi tecnicamente, ma soprattutto diligenti; siamo affiliati con l'Atalanta che è una società molto seria e sotto questo aspetto viaggiamo sullo stesso binario, non a caso il settore giovanile della Dea è tra i migliori in Italia. Tra giocare a calcio ed essere un calciatore c'è molta differenza. La cosa importante per noi è migliorare dal punto di vista del gruppo, migliorare nel collettivo. Se poi da questi ragazzi uscirà un giocatore professionista ben venga, ma ci sono tante varianti, dopotutto è un mondo competitivo quello del calcio. Per i ragazzi deve essere prima di tutto un gioco, si devono divertire, ma devono anche imparare il rispetto e l'educazione che nello sport sono importantissimi».Il sistema di gioco del tecnico sembra essere chiaro e definito: « Io ho gestito per un po' di anni i ragazzi più piccoli e giocando a 7 o a 9 non ci sono grandi schemi, non hanno un ruolo ben definito in campo. Quando crescono cambiano fisicamente, caratterialmente e allora si trova a ciascuno un ruolo preciso. Ho studiato vari aspetti del calcio, a me piace il 4-2-3-1, perché la difesa è coperta nella zona centrale e ci sono quattro giocatori che fanno la fase offensiva. Mi piace che i ragazzi esprimano la loro fantasia, senza troppi schemi metodici, ma nelle mie squadre mi piace vedere i centrocampisti che si inseriscono, le ali che tagliano in mezzo al campo e i terzini che si sovrappongono; in questo modo anche i centrali possono impostare, perché si crea ampiezza. Gli schemi poi sono molto malleabili, dipende sempre dai ragazzi che hai, devi mettere ognuno nelle condizioni di dare il massimo. La forma fisica fa anche la differenza in queste categorie, ma la tecnica è il fattore più importante. I nostri allenamenti infatti hanno sempre fasi con palleggi, passaggi, stop, perché la palla la devi gestire. Quello di migliorare la tecnica è un altro obiettivo importante. "Grinta e personalità", questo è ciò che dico sempre ai ragazzi, senza personalità non si va da nessuna parte».La rosa del Torino Club guidata da Chiauzzi è cambiata radicalmente rispetto allo scorso anno, ma il gruppo formatosi è ancora più coeso di prima: « Dall'anno scorso a quest'anno ho perso 7-8 ragazzi, alcuni dei quali hanno addirittura smesso di giocare, perciò la nostra rosa è stata diciamo ridimensionata. L'anno passato forse c'era più qualità, ma il gruppo non era lo stesso: vi erano alcune prime donne, che si offendono quando non giocano o cose simili, quest'anno invece c'è un bellissimo gruppo e c'è rispetto e stima reciproca. Durante quel mese e mezzo di inizio stagione ho notato che c'è stato più senso di appartenenza e coesione di quanto ce ne sia mai stato con i ragazzi dell'anno scorso e questo a volte sopperisce anche a delle carenze magari tecniche. Aldilà dello stop io resto positivo, spero che a breve si possano fare dei tornei o comunque degli eventi che facciano tornare a giocare questi ragazzi. Abbiamo ripreso ad allenarci, ma non è facile con tutte le normative da rispettare, anche se devo ammettere che ho visto tantissimo entusiasmo da parte di tutti. Bisogna capire che i ragazzi hanno passato un periodo molto cupo: facevano sei ore di lezione al giorno online, non potevano vedersi, non potevano fare sport e non parlo solo del calcio, 24 ore su 24 chiusi in casa, la ripresa perciò per qualcuno non sarà neanche facile. Bisognerà cominciare dalla preparazione atletica per poi scendere nel tattico e studiare un po' di schemi. Io durante lo stop facevo 3 allenamenti online alla settimana con i ragazzi, certo è che facendo allenamento in casa si può fare poco, diverse sono infatti le difficoltà. Diciamo quindi che si ripartirà quasi da zero, con i fondamentali e tanto lavoro con la palla, c'è chi non tocca un pallone da mesi. In questo momento è giusto che loro si divertano, l'impatto è stato forte, ma c'è bisogno di fare tutto con calma e senza esagerare; il calcio è per molti di loro uno sfogo e dopo mesi così terribili bisogna anche dosare l'euforia».
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