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Pro Novate Esordienti 2008: Marco Impagnatello, il nuovo allenatore che prepara gli atleti all'avventura agonistica

Pro Novate Esordienti 2008: Marco Impagnatello, il nuovo allenatore che prepara gli atleti all'avventura agonistica
L’ allenatore della Pro Novate, Marco Impagnatello, nonostante i molti interventi subìti alle ginocchia, non si è mai allontanato dal mondo del calcio: ha un lungo percorso alle spalle sul campo da gioco e la passione non l’ha mai abbandonato. Il suo amore per il pallone l’ha portato a provare diversi ruoli e diversi ambienti fino ad approdare proprio alla Pro Novate, scegliendo di rimanere nell’ambito della Scuola calcio. Infatti, dichiara di trovarsi benissimo nell’ambiente e di amare molto il suo rapporto con i bambini, tanto da vestire questi panni come volontario. Mi racconta qual è stato il suo percorso nell’ambito del calcio, da quando era piccolo fino ad arrivare ad oggi? «A cinque anni ho incominciato a giocare a pallone; ho mosso i primi passi nella squadra dell’oratorio della mia città. Dopo circa cinque anni ho cambiato società, sempre nel mio paese, entrando nella Polisportiva Baranzatese, dove sono stato fino all’anno scorso. Diciamo che fino all’età di ventiquattro/venticinque anni ho giocato sempre; avevo in testa solo il calcio. Il problema sono stati gli undici interventi alle ginocchia, che mi hanno rovinato molto e creato anche qualche danno. Quindi, ad un certo punto, mi hanno impedito proprio di giocare; all’epoca ero in Prima Categoria, e ho dovuto smettere presto, anche se non per mia scelta. Dopo molti anni senza mettere piede in un centro sportivo, sei anni fa mi hanno proposto di allenare una squadra di amici che giocavano a calcio a 7 e facevano vari tornei amatoriali. Da lì, è scattata la scintilla: vedendo i miei coetanei giocare e stare sul campo, la voglia e l’ambiente mi hanno spinto a rimettermi in gioco. Così sono andato inizialmente a dare solo una mano alla Baranzatese, prendendo i Primi Calci, come secondo allenatore. Ho continuato per qualche anno lì, poi questa estate ho deciso di cambiare società: sono entrato nella Pro Novate iniziando ad allenare i 2008; è la prima volta che alleno gli Esordienti perché sono sempre stato a contatto con i Pulcini, che sono bambini molto più piccoli. Diciamo è la prima volta che alleno calciatori di questa età, più grandi insomma». Come mai, nel suo percorso da allenatore, ha sempre deciso di rimanere a contatto con i bambini? «Perché i bambini sono migliori degli adulti, ti danno tantissimo. Ti torna indietro tanto, sono eccezionali: devi dare molto perché ti vedono come un esempio e quindi devi impegnarti, ma quello che poi ricevi non è proprio paragonabile. Metto tutta la mia volontà a trasmettere tutti gli insegnamenti possibili, soprattutto a livello comportamentale, come quello del rispetto. Purtroppo, questo è un valore che viene sempre meno: il rispetto per i più grandi, per gli avversari e quello per i tuoi compagni di squadra. Ovviamente i miei insegnamenti sono volti anche al lato tecnico: quello che mi preme insegnare è la tecnica di base, che oramai sembra non importare più come prima». Qual è la filosofia che segue la società Pro Novate? «Le direttive che la società mi ha dato, che ha dato al mio gruppo è di perseguire un obiettivo in particolare: preparare i ragazzi al calcio. Alla fine non è nulla di sconvolgente, ma è fondamentale. L’anno prossimo per loro il calcio sarà a 11, e cerco di far capire che non sono più bambini, che bisogna iniziare a responsabilizzarsi. Fargli capire che l’anno prossimo non c’è più il “giocare per forza”, saranno nei Giovanissimi, non c’è più l’obbligo di convocarli, e quindi bisogna farli entrare già in quest’ottica. Il fine ultimo che mi hanno detto di perseguire con loro è creare un gruppo di calciatori pronti per l’anno prossimo, non solo da un punto di vista tecnico, ma anche mentale; iniziare a far capire loro i propri limiti e a lavorarci. Inoltre, bisogna provare a fare migliorare quelli che sono un po’ più indietro. Il mio obiettivo è fare anche allenamenti in gruppi omogenei: se metto quel bambino più indietro con quello più bravo, lo mortifico. Quindi cerco, senza darlo a vedere, di fare dei gruppetti omogenei e di dare esercizi un po’ più facili a chi non è proprio pronto, e magari intensificarli a chi è già più avanti. Il tutto senza far capire nulla ai ragazzi, perché se vedono che tra di loro ci sono queste differenze, ci rimangono male. Ad esempio, ho notato che tra di loro si insultano parecchio, soprattutto quando uno sbaglia. Questa cosa a me non piace per nulla: io lavoro in modo da non far pesare le differenze tecniche e non rendere palesi le differenze che indubbiamente ci sono. Già quando ero piccolino, se uno sbagliava un passaggio, veniva subito bullizzato. Ma adesso, grazie anche ai dirigenti eccezionali che ho trovato in società, che mi danno una mano, sto cercando di lavorare molto su questo, sul creare un rapporto di armonia e di amicizia tra i ragazzi. Perché il comportamento è importante e fondamentale è che facciano gruppo tra di loro, non che si mettano in rivalità». Quanto reputa importante che ci sia armonia tra voi adulti dello staff? «Questo è davvero uno dei fattori principali per far sì che la squadra funzioni e che tutta la macchina vada avanti nel miglior modo possibile: se non c’è armonia, ne risentono anche i bambini. Da una parte, loro ti vedono come un punto di riferimento, ma se poi vanno a casa e parlano con i genitori e questi dicono qualcosa all'indirizzo dell’allenatore, in campo li hai persi. A me, per fortuna, questo non è successo, ma tanti sono gli episodi che ho visto e sentito. Quindi, insieme, lavoriamo per il gruppo. Anche quest’anno ho parlato con le famiglie, soprattutto a proposito della scuola: ho detto di non punire i bambini che vanno male togliendo gli allenamenti, ma piuttosto di proibire loro di giocare ai videogames o di dirlo a me che trovo il modo di “punirli”. Li faccio rimanere in panchina, raccogliere il materiale, faccio fare loro meno partitelle, ma è meglio staccarli dai videogiochi, che dallo sport». A proposito di eventi e tornei, cosa organizzate alla Pro Novate? «Ci sono molti tornei che organizziamo anche in casa, ma purtroppo io non ho avuto modo di partecipare, in quanto da quando sono arrivato c’è stata la pandemia. Speriamo che ci facciano ripartire ad organizzare di nuovo qualcosa per questa primavera. So che ci sono molti eventi, tra cui uno in particolare, il “Torneo Moretti”, dove lo sponsor è proprio la birra Moretti. Tra l’altro, il nostro centro sportivo è grande e può permettersi di fare ed organizzare vari eventi. A differenza di molti, abbiamo già un campo sintetico a 11 con le tribune ed un campo in erba con lo stadio. Quindi abbiamo modo di fare veramente tante belle cose, e non vediamo l’ora che sia così».
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