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Politica Sportiva

Mercoledì la Serie D aprirà il 2022. Green-pass e return to play i temi caldi

Il 5 gennaio programma ridotto per i recuperi di D. Dal 10 gennaio tutti i tesserati dovranno essere vaccinati

Protocollo Figc Covid

Protocollo Figc Covid

Il 2022 calcistico sarà "inaugurato" mercoledì 5 gennaio dai recuperi del campionato di Serie D, con il massimo campionato dilettantistico che - di fatto - occuperà la scena in solitaria anche nelle settimane successive visti i rinvii delle prime due giornate dei campionati organizzati dai Comitati Regionali (tra questi anche l'Eccellenza seppur sia riconosciuta di interesse nazionale). Si tornerà in campo con un programma ridotto e, come noto, anche con la capienza degli impianti ridotta al 50% rispetto ai 75% della prima fase della stagione. Misure arrivate nell'ultimo DPCM che, eccetto la capienza degli impianti che è già attuabile, entrerà in vigore a pieno regime dal prossimo 10 gennaio. E la misura principale che entrerà in vigore lunedì prossimo sarà una: il green pass rafforzato per tutti gli sport agonistici di squadra. E ovviamente, quando si parla di agonismo, sono interessati tutti i campionati dilettantistici e di settore giovanile dagli Esordienti a salire perché - come specificato dal CONI nell'aprile 2020 - lo status di agonista si acquisisce con l'effettuazione della visita medica agonistica, che per la FIGC è al compimento dei 12 anni. Solo gli atleti che partecipano ai tornei di Pulcini, in pratica, non saranno obbligati ad essere in possesso della certificazione rafforzata. 

GREEN PASS RAFFORZATO, COME SI OTTIENE

Tutti coloro che prendono parte alle manifestazioni sportive di squadra, siano calciatori, allenatori, massaggiatori, dirigenti e magazzinieri, dal prossimo 10 gennaio - come esplicato nel Decreto dello scorso 30 dicembre - sarà obbligatorio essere stati vaccinati almeno due volte oppure essere guariti dal Covid da meno di sei mesi. Le uniche modalità per ottenere il green pass rafforzato sono queste, con buona pace dei no-vax e sostenitori delle varie teorie dei complotti. Chi è senza green pass rafforzato non potrà partecipare né alle competizioni ufficiali tantomeno agli allenamenti. L'onere dei controlli, ovviamente, è a capo delle società e dei rispettivi rappresentanti legali. Tradotto: l'arbitro non ha alcun potere di controllo sui green pass di chi scende in campo, ma in caso di contagi riconducibili all'attività sportiva i rischi sarebbero tutti in capo ai presidenti.

RETURN TO PLAY

Il tema caldo delle ultime settimane è il "Return to play", ovvero l'insieme di esami a cui deve sottoporsi un atleta guarito da Covid prima di ritornare all'attività agonistica. Se l'anno scorso il "Return to play" aveva fatto discutere - e non poco - per il costo complessivo degli esami strumentali, quest'anno il "bersaglio" è relativo alle tempistiche tra la guarigione e l'effettuazione degli esami stessi. La Federazione Italiana Medici Sportivi che ha stilato il protocollo ha fissato in 30 giorni il termine minimo tra la guarigione da Covid e l'effettuazione degli esami: un lasso di tempo importante, considerato che rispetto all'anno scorso lo scenario dell'epidemia è cambiato. Se l'anno scorso, quando nessuno era vaccinato, quei tempi potevano essere considerati ragionevoli, quest'anno non può essere lo stesso. Serve una revisione così come chiesto dal Comitato Regionale Lombardia e dal suo presidente Carlo Tavecchio, magari equiparando le tempistiche a quelle degli sportivi appartenenti a compagini di interesse nazionale. Dalla Serie A alla Serie D, infatti, le procedure sono decisamente più rapide, con gli atleti che tornano all'attività pochi giorni dopo la negativizzazione proprio perché seguono la procedura veloce che porta all'effettuazione degli esami in pochi giorni dalla guarigione (naturalmente se il Covid non ha avuto effetti importanti).

Ovviamente non si tratta di "cancellare" degli esami (in base ai sintomi manifestati vengono effettuati diversi esami: quelli base sono analisi del sangue, elettrocardiogramma e spirometria; mentre per chi ha avuto problemi ai polmoni dovrà sottoporsi ad esami approfonditi ai polmoni) ma di velocizzarne i tempi anche perché - come dimostrano le statistiche di questi ultimi due mesi - la sintomatologia è spesso lieve o moderata. Da ricordare, poi, altri due aspetti del "Return to play" che potrebbero essere rivisti: il primo riguarda il mancato prolungamento della visita medica agonistica, il secondo i relativi costi. Come noto, infatti, gli atleti del settore giovanile godono della gratuità di una visita medica annuale (i costi sono a carico delle Regioni), mentre i costi del "Return to play" sono a carico delle famiglie. E la visita del "Return to play" non dura un anno bensì il lasso di tempo fino alla scadenza della visita medica ordinaria. 

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