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Terza Categoria

SQUAD, Squalifica a distanza: si prende due giornate, ma era a casa sul divano

Accade nell'attesissimo derby di Terza Categoria: il tecnico, per tutelare il top player, comunica all'arbitro un nome diverso

SQUAD, Squalifica a distanza: si prende due giornate, ma era a casa sul divano

Il mistero dello squalificato fantasma. Il nome di un nuovo film dell'orrore a tema calcistico? No, semplicemente un ristretto riassunto di quel che è successo nel derby in trasferta contro la Leo Chieri: nell'ultimo Comunicato Ufficiale della delegazione di Torino uscito il 31 marzo è infatti emersa una squalifica per due gare effettive a carico di Daniele Reginato, attaccante classe 1997 collinare, reo di esser stato colto «Presente sugli spalti, [Reginato] offendeva pesantemente l'arbitro, a fine gara tentava di entrare sul terreno di gioco ma veniva allontanato».

Una motivazione chiara e precisa, non troppo diversa da quel che accade nella routine del calcio dilettantistico, ma quel che incuriosisce realmente in questa vicenda è che Daniele Reginato non sarebbe stato nemmeno presente al centro sportivo del Leo Chieri al momento dell'espulsione comminata. 

Come indicato sempre da Comunicato, il giocatore sarebbe stato «identificato tramite l'allenatore della propria squadra», Mario Parato, su richiesta del direttore di gara stesso sentitosi più volte aggredito verbalmente durante e dopo la partita. Come si è dunque pervenuti al nome di Reginato se il ragazzo non era presente sul posto? A fare chiarezza ci ha pensato lo stesso Parato, a tutela dell'immagine di Reginato che sicuramente non è stato autore delle offese sopra citate.

«Al termine della partita i nostri ragazzi erano un po' amareggiati per il risultato, ma nessuno ce l'aveva realmente con l'arbitro - ha spiegato Mario Parato -Stavo parlando con Andrea Puglia (attaccante del Duomo Chieri, ndr) quando il direttore di gara si è avvicinato e mi ha intimato di identificare il ragazzo perché reo di atteggiamenti offensivi, quando in realtà stava semplicemente discutendo con me».

«Mi prendo la responsabilità di aver detto il nome sbagliato all'arbitro, ma non per mancare di rispetto a Daniele Reginato, che si allena sempre e non crea problemi a nessuno, quanto per cercare di tutelare Puglia che è un nostro top-player. Immaginavo che sarebbe stata assegnata una giornata di squalifica al ragazzo che tanto non avrebbe preso parte alla partita successiva e che tutto sarebbe passato, invece questi arbitri esagerano sempre nel verbale, senza motivazioni per di più».

Allenatore che dunque si prende la responsabilità del proprio errore e che ci tiene a salvaguardare l'immagine di Reginato, accusato di comportamenti che non gli appartengono e che non lo rappresentano assolutamente. 

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