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L'Atalanta rimonta due gol ma festeggia Milan: in finale sarà derby

Avanti di due gol, i rossoneri prima si fanno riprendere poi la vincono ai rigori

L'Atalanta rimonta due gol ma festeggia Milan: in finale sarà derby

Valenta, Catalano e Pinessi, match-winner del Milan

Prima la sicurezza, poi la paura e infine la festa. C'è di tutto nella serata trionfale del Milan, che batte ai calci di rigore l'Atalanta (4-2) dopo il 2-2 maturato durante i tempi regolamentari e raggiunge i cugini dell'Inter (CLICCA PER LA CRONACA DI INTER-GENOA) all'ultimo atto del Torneo Annovazzi. La sicurezza - col senno di poi momentanea - porta le firme di Valenta e Pinessi, in gol rispettivamente nel primo e nel secondo tempo: l'esterno l'ha fatto splendido con un tiro a giro sul secondo palo, il centravanti - subentrato ad Anghileri - ha reso giustizia con un destro preciso un'azione travolgente dello stesso Valente partita dalla propria metà campo. La paura porta invece un nome e cognome preciso: Samuele Inacio. Il talentino dell'Atalanta ne ha fatti due nel giro di dieci minuti (di cui uno da antologia in pieno recupero) riequilibrando tutto e portando la sfida ai calci di rigore, laddove è iniziato lo show di Catalano che ha portato alla festa rossonera. Il portiere del Diavolo l'ha indirizzata ipnotizzando Colombo dopo il palo colpito da Damiano al primo rigore: a nulla sono serviti i sigilli successivi di Mapelli e Vecchio, vista la freddezza del quartetto Basso-Piazzotta-Cullotta-Pinessi che, nell'ordine, non hanno fallito dagli undici metri ed hanno regalato a Merlo la finalissima contro i cugini nerazzurri.

VOGLIA

La voglia di finale è tanta, la voglia di derby è altrettanta. Questa la chiave di lettura per dare un senso pratico ai primi trenta minuti del Milan, sceso in campo con le idee chiare dal primo all'ultimo secondo: precisamente dal colpo di testa di Anghileri terminato a lato (4') al destro di Steffanoni di poco alto sopra la traversa (27'). La prima occasione ha dato il via alle danze a cui i rossoneri di Merlo hanno preso parte con talento, qualità e perseveranza. Nel mancino di Valenta che vale il vantaggio c'è questo e molto altro: in primis il senso della posizione, dopodiché il dribbling - chiedere conferma a Bolis, lasciato sul posto con una finta di corpo a rientrare - e il tiro, quest'ultimo infilatosi nell'angolo più lontano non lasciando scampo a Lazzaroni (14'). La seconda ha invece dimostrato la vivacità dell'Atalanta, sotto all'intervallo ma in partita più che mai pur senza brillare come suo solito. Nel 4-3-3 della Dea le azione più interessanti partono dal centro-destra, dove Steffanoni e Colombo si cercano e trovano costantemente: il primo agisce da mezzo di destra nel reparto capitanato da Regonesi e completato da Michele Rinaldi, il secondo è l'esterno di destra alto ed agisce a supporto di Mezzotero assieme a Inacio. 

FIRMA

Ad inizio ripresa Previtali ne cambia subito tre, dando spazio a Vecchio in avanti, a Isoa dietro e a Leto in porta. Il Milan risponde con Lupo per Vrenna e Piazzotta per Cullotta, aumentando l'imprevedibilità in avanti e i centimetri in mediana. Ciò rende la vita più semplice la sia ad Arnaboldi che e Comotto, perni nel 4-3-3 di Merlo e abili nel dar man forte alla linea a quattro capitanata dal duo Lo Monaco-La Mantia. Se questi ultimi possono dormire sonni tutto sommato tranquilli il merito è anche dei terzini, Ferrara a destra e Nolli a sinistra: il primo, almeno inizialmente, riesce a spegnere sul nascere le sgaloppate offensive di Inacio, il secondo annulla Colombo lasciando all'esterno atalantino solo le briciole. Un lusso al quale non possono invece affidarsi la coppia di terzini bergamaschi Percassi e Bolis, costantemente sotto pressione già nel primo tempo ma ancor di più nella ripresa, quando il baricentro della Dea è costretto inevitabilmente ad alzarsi alla ricerca del pari. Constatato ciò stupisce ben poco l'azione travolgente di Valenta sulla destra, letale nel lasciare sul posto Bolis e preciso nel servire all'altezza del dischetto il subentrato Pinessi, a sua volta chirurgico nel trovare l'angolo lasciando impotente Leto (16'). Tutto finito? Apparentemente sì, almeno fino all'episodio che la riapre clamorosamente a dieci dalla fine: Ferrara sbaglia un pallone in uscita - il primo in una serata quasi perfetta - e favorisce Inacio, che firma il gol che dimezza le distanze (20'). Passano poco più di dieci minuti e l'Atalanta la pareggia nel recupero: dopo una bella parata di Leto sul Lupo che ha tenuto la partita riaperta a prendersi la scena è ancora una volta Inacio che, servito sulla trequarti di sinistra, se la sposta sul mancino e lascia partire un missile imprendibile che finisce sotto l'incrocio, portando così la partita ai calci di rigore. Chi fa festa è il Milan: decisiva la parata di Catalano su Colombo e l'errore di Damiano, a cui sono intervallate le magie di Basso, Piazzotta, Cullotta e Pinessi.

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