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La Torre e Grisoni portano l'Inter in finale: si scriverà la storia?

I nerazzurri di Pedrinelli battono il Genoa e giocheranno per il ventesimo titolo

La Torre e Grisoni portano l'Inter in finale: si scriverà la storia?

Bovio, La Torre e Grisoni, punti fermi dell'Inter di Pedrinelli

È l'Inter la prima finalista della 41ª edizione del Torneo Annovazzi. Un gol per tempo a opera di La Torre e Grisoni abbattono il Genoa e mandano in Paradiso i nerazzurri di Pedrinelli, che giovedì prossimo (31 marzo) avranno la chance di portarsi a casa il trofeo per la ventesima volta 41 anni dopo il 1981, anno del successo interista numero 1 alla primissima edizione del torneo. Fatte fuori nell'ordine Monza (CLICCA PER LA CRONACA) e Genoa, i baby interisti se la vedranno ora contro il Milan, avanti di due gol con l'Atalanta ma vincente solamente ai calci di rigore: un ultimo sforzo per mettere la ciliegina sulla torta a un percorso fin qui perfetto, condito da 4 gol fatti, 0 subiti e un'infinità di risposte che lasciano ben sperare per il futuro. Dalla qualità di Curcio in avanti a quella di Lissi in mediana, passando per l'affidabilità dei numeri uno Mortarino-Petrone e alle spiccate doti in entrambe le fasi di Passalunghi e Sorino. Tutto decisamente troppo per il Genoa, sceso in campo con la giusta mentalità ma incapace a mettere in risalto le qualità offensive del trio Traversa-Bellone-Zenati.

TITOLARISSIMI

Pedrinelli vuole la finalissima e il suo undici iniziale lo conferma. È l'Inter dei "titolarissimi" quella che scende in campo contro il Genoa, per nove undicesimi uguale a quella che ha battuto il Monza sei giorni fa. Le uniche novità sono Mortarino in porta e Carrara in avanti: il primo al posto di Petrone e il secondo al posto di Vukaj, grande assente della serata. Nella manovra nerazzurra cambia ben poco e il merito è tutto della spina dorsale del 4-4-2 nerazzurro: Lissi e La Torre disegnano calcio e innescano a più riprese la coppia di esterni Moranduzzo-Grisoni, a loro volta bravi sia quando c'è quando c'è da attaccare che quando c'è da difendere, dando anche un supporto significativo ai quarti di difesa Passolunghi e Sorino. Ne giovano sia Bovio e Peletti - abili nel controllare sul nascere le avanzate del tris genoano Traversa-Bellone-Zenati - che Curcio e Carrara, spesso chiusi nella morsa di Giusto, Toscano e Ahanor ma abili nel crearsi lo spazio ed attaccarlo. È quanto avviene dopo sei minuti, quando una ripartenza nerazzurro costringe la difesa genoana al fallo all'altezza della trequarti di sinistra. Ad incaricarsi della battuta è la Torre, il cui destro a rientrare appare come una via di mezzo tra un tiro e un cross: chi ne paga le conseguenze peggiori è Carnovale, che legge male la traiettoria ed è costretto a guardare il pallone entrare in rete (6').

AGAIN

Dopo aver pagato a caro prezzo la disattenzione iniziale il Genoa gioca anche un buon primo tempo, potendo contare sull'attenzione del reparto arretrato e sull'ordine di quello mediano, peccando tuttavia di efficacia negli ultimi sedici metri con quello offensivo. Eppure la qualità non manca, ma se l'unica parata di Mortarino arriva appena prima del duplice fischio - conclusione fortuita e debole di Giangreco su assist di Bellone - è evidente che manchi qualcosa. Chi non ha questi problemi è l'Inter, che dopo dieci minuti di gestione senza premere più di tanto sull'acceleratore si crea due chance grosse come una casa: la prima dà solamente l'illusione del gol visto che il mancino dal limite di Carrara termina a lato di un soffio (10'), la seconda due minuti dopo è quella giusta e vale il raddoppio. Carrara raccoglie al limite un pallone rinviato corto dalla difesa Genoana e serve di prima sulla sinistra La Torre, bravo nell'aspettare il movimento senza palla di Grisoni e a servirlo con un cross rasoterra al bacio: a tu per tu con Carnevale il centravanti si dimostra poi tanto freddo quanto letale, non lasciando possibilità di replica e mettendo a segno il raddoppio. Prima del triplice fischio ci sarebbe anche la chance del tris per Viganò, ma nella circostanza è attento Carnovale che evita così un passivo più pesante.

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