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Curcio manda in estasi l'Inter e fa piangere il Milan: nerazzurri campioni per la 20ª volta!

Un gol nella ripresa del centravanti nerazzurro decide il derby

Curcio manda in estasi l'Inter e fa piangere il Milan: nerazzurri campioni per la 20ª volta!

Da sinistra a destra La Torre, Curcio e Bovio, punti fermi dell'Inter

Vincere un derby fa godere. Vincere un derby dopo averne persi due di fila fa godere ancora di più. Vincere un derby in una finale ti fa godere ancora e ancora di più. Vincere un derby e portarsi a casa il Torneo Annovazzi fa godere ancora, ancora e ancora di più. Un gol di rapina di Curcio fa cantare l'Inter di Pedrinelli, capace di battere di misura i cugini del Milan (1-0) e portarsi a casa il trofeo per la 20ª volta nella propria storia, 41 anni dopo il primissimo successo in via Cazzaniga datato 1981. In finale è tripudio nerazzurro: dopo un primo tempo di assedio - da sottolineare le prove di La Torre e Lissi in mediana e Bovio in difesa - la decide un gol nella ripresa, arrivato nel miglior momento del Milan dopo che i rossoneri sono stati a un passo dal vantaggio nel giro di due minuti grazie ai subentrati Tartaglia e Pinessi. È dunque costretto a leccarsi le ferite il Diavolo, a cui non riesce la doppietta campionato-Annovazzi: poco male per Merlo, che dalla sua ha un pass per le fasi finali conquistato con due giornate d'anticipo e una rosa, come confermato dal percorso in via Cazzaniga, che può ambire a riscrivere la storia.

ATTESA

C'è poco da fare: il derby di Milano è sempre il derby di Milano. Che sia Inzaghi contro Pioli o Pedrinelli contro Merlo poco cambia, visto che l'attesa, la voglia, il blasone e il fascino attorno alla stracittadina sono pressoché le stesse. Inoltre, come storicamente avviene nei derby meneghini, la classifica - in questo caso del girone A di Under 14 - dice ben poco: se è vero che il Milan ha dalla sua un primato matematico ottenuto lo scorso sabato con il successo sul Como, è altrettanto vero che le motivazioni dell'Inter - chiamata a vendicare il doppio derby perso nella regular season - sono decisamente importanti. L'approccio migliore è proprio dei nerazzurri, travolgenti nell'imporre il proprio gioco tirando fuori il meglio dall'ormai collaudato 4-4-2. A fare la differenza è la coppia di mediani Lissi-La Torre: il primo forma sulla sinistra un'asse niente male con il tris Sorino-Grisoni-Curcio, il secondo detta i ritmi sulla destra favorendo le sgaloppate di Passolunghi e dando seguito all'ottimo movimento senza palla di Carrara. Viceversa, il centrocampo rossonero - schieratosi a due con Comotto e Plazzotta, visto l'arretramento di Arnaboldi in difesa per dar supporto a Lo Monaco e La Mantia con conseguente passaggio alla difesa a tre - pulisce pochi palloni, fatica a fare gioco e, di conseguenza, non riesce ad innescare il tridente delle meraviglie con Lupo e Valenta a supporto di Anghileri.

Il Milan in posa dopo la premiazione

IN GOL

Ne consegue un primo tempo di monologo interista, visto che i ragazzi di Pedrinelli vanno vicini al gol, nell'ordine: con Curcio (conclusione parata da Catalano al 7'), Grisoni (mancino disinnescato dallo stesso Catalano al 13'), Carrara (tiro alto al 19') e La Torre (tentativo debole al 18', punizione larga al 23' e destro a giro alto al 26'). Che qualcosa nel Milan non stia funzionando come dovrebbe è evidente, tant'è che Merlo ne cambia due già a inizio ripresa: fuori uno spento Anghileri per Pinessi - autore di due gol nel torneo, entrambi dalla panchina - e Plazzotta per Tartaglia. Sebbene tatticamente cambi ben poco, bastano dieci minuti per capire che in campo c'è un altro Milan. Il baricentro è più alto, Pinessi è servito è servito con costanza e la maggiore densità nella trequarti offensiva porta a due palle gol nitide: il primo a provarci è Tartaglia, che con un destro da fuori impegna Mortarino (9'); dopodiché è Pinessi a prendersi la scena, capace di impegnare ancora l'estremo difensore interista con un colpo di testa su assist di Valenta (10'). La salita in cattedra del Milan, come avvenuto a parti invertite nell'intervallo, porta Pedrinelli a pescare dalla panchina. La fortuna dell'Inter è quella di poter inserire un autentico fuori categoria come Vukaj, il cui ingresso - arrivato assieme a quello di Pavan - rinvigorisce la manovra nerazzurra tanto che dopo appena dieci minuti arriva il vantaggio: Sorino semina il panico sulla sinistra e mette in mezzo un pallone velenoso. Quest'ultimo, sporcato da Lo Monaco, finisce fortuitamente a Curcio che di tacco batte Catalano e mette a segno il gol più importante della propria carriera (17'). Gol rivelatosi decisivo, visto che l'assedio rossonero non porta i frutti sperati e al triplice fischio di Federico ha inizio la festa nerazzurra.

La grande festa nerazzurra dopo la premiazione

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