Serie D
20 Febbraio 2026
SCAFATESE SERIE D - Il presidente Felice Romano è pronto a riportare il club nel mondo dei Professionisti, dal quale manca dal 2010
Il boato arriva dopo 80 minuti tesi come una corda di violino. Al Giovanni Vitiello la Scafatese è inchiodata sul pari contro l’Atletico Lodigiani. Il capitolo sembra già scritto, ma il copione cambia all’improvviso: rigore per i gialloblù, parte Salvatore Molinaro, sinistro glaciale, rete. È l’ennesimo fotogramma di una stagione che ha il sapore dell’eccezione: 8 vittorie consecutive con Giovanni Ferraro in panchina, 60 punti in 24 giornate, 18 successi e 6 pareggi, 51 gol segnati e 15 subiti. Soprattutto, un primato che fa rumore: la Scafatese è l’unica squadra italiana imbattuta tra Serie A e Serie D. Eppure, due mesi fa, la società ha deciso di cambiare guida tecnica, provocando le dimissioni del club manager Totò Di Natale. Un paradosso? Piuttosto, il marchio di una leadership che ha scelto di non affidarsi all’inerzia, puntando a spingere ancora più forte sull’acceleratore.
UN'IMBATTIBILITÀ CHE PARTE DA LONTANO
Il dato che impressiona non nasce ieri. La Scafatese non perde dal 18 maggio 2025, giorno dell’ultima sconfitta nei playoff della passata Serie D sul campo della Reggina, al «Granillo». Da allora, una marcia continua che in questa stagione si è trasformata in controllo del Girone G con 11 punti di margine sul Trastevere quando mancano 10 giornate: un distacco che, al netto delle insidie del girone, fotografa l’autorevolezza della capolista. Numeri e contesto che spiegano perché il club campano sia finito sotto i riflettori nazionali.
IL PARADOSSO APPARENTE, 1° POSTO MA VIA L'ALLENATORE
Per comprendere il filo che unisce risultati e scelte, bisogna tornare a inizio dicembre 2025. La squadra è in vetta, imbattuta, e ha già superato le prime turbolenze del calendario. Eppure il presidente Felice Romano decide l’esonero di Gianluca Esposito: 4 pareggi di fila sono la spia di qualcosa che, a suo giudizio, può incepparsi. Una mossa forte, maturata a 32 punti in 14 giornate. In coda alla decisione, arrivano le dimissioni del club manager Antonio «Totò» Di Natale, nome pesantissimo del nostro calcio, approdato a Scafati in estate. La notizia fa il giro del Paese e diventa il caso di giornata nella Serie D. Nelle stesse ore, la Scafatese affida la panchina a Giovanni Ferraro, allenatore campano con un curriculum che parla da sé: due campionati di Serie D vinti nelle stagioni 2021-2022 e 2022-2023 (con Giugliano e Catania) e una lunga frequentazione dei professionisti. Scelta di continuità in ambizione, non conservativa. Ferraro, tra l’altro, conosce già l’aria di Scafati: da calciatore vestì gialloblù a cavallo tra 1989 e 1991.
L'EFFETTO FERRARO: RITMO, PROFONDITÀ E ALTERNATIVE
Il campo ha trasformato la scommessa in trend. All’esordio, il 7 dicembre 2025, la Scafatese batte l’Anzio con un gol allo scadere di Molinaro: primo indizio di una squadra capace di trovare risorse anche quando la trama si complica. Da lì, una progressione che porta fino all’8° successo consecutivo del 15 febbraio 2026 contro l’Atletico Lodigiani: 3-2 firmato da Convitto, Acquadro e, dal dischetto, ancora Molinaro, dopo una partita verticale, piena di ribaltamenti e giocate da fuori area. Una fotografia fedele del momento: organizzazione e coraggio, ma anche capacità di pescare uomini decisivi dalla panchina. La sensazione, guardando numeri e sviluppo delle gare, è duplice. Da un lato, la miglior difesa del girone in coabitazione con un attacco produttivo racconta la solidità del collettivo; dall’altro, la firma di giocatori esperti e specializzati nei contesti della D (su tutti Domenico Maggio, Emilio Volpicelli, Roberto Convitto e lo stesso Salvatore Molinaro) certifica la bontà della campagna estiva.
IL RUOLO DEL PRESIDENTE: SCELTE, VISIONE E RESPONSABILITÀ
Per leggere questa stagione, bisogna mettere a fuoco la figura del presidente Felice Romano. Imprenditore del settore conserviero, guida la realtà de «La Regina di San Marzano», ha assunto la presidenza nel 2024 portando un lessico aziendale fatto di obiettivi misurabili, scelte rapide e responsabilità diffuse. È stato lui a voler inserire in organigramma un profilo come Di Natale (consenso e impatto mediatico immediati), ed è stato lui, allo stesso tempo, a prendersi il rischio di un cambio in panchina in piena volata. La cifra, nei fatti, è quella di una governance che non ha paura di essere impopolare nel breve se ritiene che la rotta vada raddrizzata. La biografia sportiva del club, d’altra parte, non è stata una passeggiata. Dopo essere transitata in C2, la Scafatese visse il fallimento nel 2010 e una ripartenza dai bassifondi, fino ad attraversare le categorie minori. La presenza attuale ai vertici della D è il punto di arrivo (provvisorio) di una rinascita lunga, fatta di passaggi societari e identitari.
UN PRIMATO CHE VA OLTRE I 3 PUNTI
Essere l’unica imbattuta dalla Serie A alla Serie D è un’etichetta che trascende la cronaca. Vale in termini di reputazione, di appeal verso i calciatori, di ascolto presso potenziali partner commerciali. Dice che qui c’è un ambiente competitivo in cui chi lavora viene messo nelle condizioni di rendere. E racconta anche un’altra cosa: la capacità di fare scelte coraggiose senza sbandare. Pensateci: a dicembre, 1° posto, miglior attacco, miglior difesa, eppure si cambia. Due mesi dopo, la striscia dice 8 vittorie. È un bivio preso con convinzione. E, ad oggi, la strada imboccata è quella giusta. È ancora quella palla che gonfia la rete al minuto 80. Esplode lo stadio, Ferraro abbraccia la panchina, Maggio saluta la curva, Convitto guarda il cielo. Dietro, c’è un gruppo che sa soffrire e un club che ha imparato, anche tra scosse e decisioni polarizzanti, che la differenza, alla fine, la fa la somma dei dettagli. Qui, per ora, non sfugge niente.