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Botticino Under 14, Donato Di Chele e la nostalgia del rettangolo verde: «Mi manca scendere in campo»

Botticino Under 14

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Avere una squadra ordinata e rispettosa rende sicuramente il lavoro dell'allenatore e dell'intero staff molto più semplice. Ma si sa che nel gioco del calcio questo non basta. Serve anche un briciolo di cattiveria e voglia di dimostrare per poter vincere. Questi aspetti mancano agli Under 14 del Botticino che però si confermano come una delle squadre migliori sotto il punto di vista della condotta. A tal proposito il loro allenatore Donato Di Chele afferma: «Non mi è mai capitato di avere a che fare con un gruppo così ordinato e bravo. Purtroppo però manca quella cattiveria che in campo è necessaria per poter portare a casa la partita». E questa mancanza si è vista anche durante il primo match di questo campionato. Match che anche a causa di numerose assenze si è concluso con una sconfitta per i classe 2007 del Botticino. In ricordo di quella partita Di Chele afferma: « È stato un vero disastro. I ragazzi che avevo a disposizione erano solo 12 e quindi mi sono dovuto adattare assegnando ad alcuni giocatori ruoli non loro. In più i miei ragazzi non avevano il senso della spazio». A nulla è servito il contributo di Maurizio Greco, Edoardo Riva e Mattia Busi che, a detta dell'allenatore, sono i più forti tecnicamente. Non è servito neanche l'utilizzo del modulo 4-4-2, sistema di gioco scelto apposta affinché la squadra potesse occupare al meglio lo spazio. Si tratta quindi di un campionato che non è iniziato nel migliore dei modi soprattutto se si considera sia che questo è il primo anno di calcio a 11 sia che è la prima volta che Di Chele si trova ad allenare questo gruppo. Non è la prima volta però che si trova a dover gestire e seguire una squadra dalla panchina. Infatti questo allenatore vanta un'esperienza di oltre 15 anni in questo ruolo e sicuramente di maestria in questo campo ne ha parecchia. La sua avventura inizia molto tempo fa quando dopo una partita di suo figlio il dirigente della società gli chiede se vuole affiancare l'allenatore. Di Chele nasce però come calciatore e non come allenatore. Ha iniziato quando era un bambino e il calcio sarà una costante nella sua vita per dieci anni fino a quando il lavoro lo mette davanti ad una scelta. Infatti questo allenatore, ora pensionato, è stato un sotto-ufficiale di marina e ad un certo punto ha dovuto scegliere tra la sua professione e il calcio. E ora a distanza di anni da quella decisione molto dolorosa seppur scontata Di Chele si ritrova ad allenare questa squadra. Ma il suo compito non si ferma alla spiegazione della tecnica e del gioco ma va ben oltre: « Ai miei ragazzi insegno il senso di squadra e il rispetto per l'avversario, per l'arbitro ma soprattutto quello tra di loro». E questi insegnamenti se si guarda la squadra nel suo complesso sono stati ben recepiti. Ora però bisogna anche occuparsi del calcio e bisogna cercare di far capire a questa squadra che la voglia di vincere che in campo si traduce con un po' di cattiveria non guasta. Con la speranza che questo campionato possa riprendere al più presto.
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