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Aldini Under 14, l'importanza della tecnica secondo Mayco Bonetti: «Il fisico non è tutto»

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Mayco Bonetti è il volto al centro del nostro approfondimento di oggi sui protagonisti del calcio giovanile milanese. Il tecnico dell’ Aldini Under 14 ha alle spalle una carriera costellata da tanta esperienza e tante soddisfazioni, come lo stesso racconta: «Dopo una carriera da giocatore a cavallo tra la serie D e la Promozione, 19 anni fa ho iniziato ad allenare all’Olmi gli Esordienti. Ho subito capito che fare il tecnico mi piaceva molto e che sarebbe stata una delle passioni della mia vita. In carriera ho girato tante squadre e tante realtà in tutta la regione, tra cui Lombardia 1, Pavia e Varese. Proprio a Varese ho avuto una delle più grandi soddisfazioni della mia carriera quando ho convinto la dirigenza a tenere in rosa Giuseppe De Luca, soprannominato da me “la zanzarina”. Quel ragazzo che non rispettava i canoni fisici richiesti nel mondo del professionismo aveva però una tecnica da campione e infatti passò all’Atalanta in Serie A». Bonetti è arrivato questa stagione sulla panchina dell’Aldini, convinto dal presidente della squadra di via Orsini: «All’inizio pensavo di prendermi un anno sabbatico, ma poi non ho resistito al richiamo della mia passione e all'invito della società. L’Aldini è una grande società e, nonostante la competizione sia aumentata molto, si ritaglia ancora un ruolo da protagonista. Qui c’è grandissima serietà e impegno e, anche se i risultati non sono più quelli di una volta, si lavora molto bene». La rosa che Bonetti allena rispecchia alla perfezione la sua filosofia di gioco: «Siamo un gruppo di ragazzi fisicamente abbastanza minuto rispetto ad altre realtà, ma questo non è necessariamente una debolezza. Il calcio moderno è “schiavo” del fisico a tutti i costi e secondo me si è impoverito tantissimo dal punto di vista tecnico. È essenziale che i giocatori sappiano giocare la palla e abbiano molta esplosività, oltre che una buona dose di sano agonismo. Personalmente non sono un grande sostenitore della filosofia del possesso palla esasperato, ma anzi credo che questo screditi la fantasia dei ragazzi. Non ha senso essere obbligati a fare il passaggio orizzontale o intestardirsi a uscire palla a terra quando una verticalizzazione risolverebbe la situazione. Allenare tanto i ragazzi nell’ 1 contro 1 e poi chiedere loro sempre i 2 tocchi è un controsenso.  Un altro mio pallino è l’organizzazione della fase difensiva, che penso sia il discrimine che separa i grandi allenatori dagli altri». Il tecnico biancoblu preferisce non sbilanciarsi rispetto al suo futuro: «Non sono abituato a fare programmi. Qui mi trovo molto bene, ma non posso dire nulla sul domani con certezza. Lavorando tutta la settimana e avendo avuto da poco un figlio penso spesso che vorrei dedicare più tempo alla famiglia. Per questo motivo avevo deciso di prendermi un anno di pausa, ma poi la passione ha avuto il sopravvento. L’importante per me è allenare bene e stare in un bel gruppo, per il futuro vedremo».
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