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Solbiatese Under 14, Carlomagno: «Trasmettere ai ragazzi i valori dello sport»

Solbiatese Under 14
La Solbiatese Under 14 ha iniziato bene il campionato e si prospetta una possibile contendente per l'approdo ai Regionali, ma per Giuliano Carlomagno conta soprattutto che i ragazzi crescano e si divertano giocando. La biografia di Carlomagno parla di calcio; da un passato da giocatore per arrivare a coprire il ruolo di allenatore, mestiere che compie da più di anni: «Io ho giocato a calcio fino a 28 anni. Arrivato alla fine della mia carriera in campo ho iniziato ad allenare, all'inizio un po' per gioco, in una scuola calcio di un oratorio, per poi passare piano piano ai giovanissimi e agli allievi. Dopo gli allievi ho avuto la fortuna di fare un importante percorso a livello professionistico, di 8 anni, alla Pro Patria. Lì a Busto ho fatto un po' tutte le categorie, soprattutto giovanissimi nazionali e allievi nazionali. Ora sono alla Solbiatese e devo dire che mi trovo bene». Il tecnico dell'Under 14 della Solbiatese ha poi descritto il suo calcio e come gli piace insegnarlo: «Insegnare l'utilizzo dei moduli a dei ragazzini così piccoli penso che non sia utile, che non li faccia migliorare. A quell'età la cosa più importante da insegnare è la tecnica e l'applicazione di essa: saper fare le giuste scelte nei passaggi, saper orientare bene la palla. Più di ogni altra cosa, però, il mio compito è quello di trasmettere ai ragazzi i valori che ci sono dietro a questo sport: la voglia di lavorare, di fare sacrifici, pensare che lo sport ti può dare tante soddisfazioni e ti può far crescere come persona. Perciò ai ragazzi non bisogna insegnare che conta il risultato, la vittoria, perché non è la giusta mentalità di insegnamento. Per quanto concerne gli obiettivi e le aspettative della stagione Carlomagno è positivo e parla bene della società: «La nostra è una società che vuole crescere. Questo è già il secondo anno che sono qui e le persone con cui lavoro hanno voglia di fare, hanno il coraggio di osare e pretendono l'educazione del ragazzo e una crescita a livello individuale e di squadra. Mentalità che si sposa perfettamente con quella che è la mia idea di insegnare calcio. Metodologie di allenamento molto semplici e intuitive, ma efficaci per i ragazzi. Il tecnico si trova bene con la squadra che ha, ma ha avuto poco tempo a disposizione per lavorare insieme ai suoi giocatori: «Siamo insieme da poco, hanno bloccato subito i campionati e non abbiamo ancora avuto molte occasioni per provare a giocare, anche se in campionato abbiamo esordito molto bene. Non mi va di evidenziare nomi particolari all'interno della rosa, non darei una buona impressione se dicessi che qualcuno è forte e qualcun altro magari no. I ragazzi hanno bisogno di stare tranquilli, devono pensare soltanto a crescere e giocare. Hanno appena 14 anni, hanno molto da imparare, si devono soprattutto divertire. Se poi diventeranno forti tra qualche anno, come mi è successo alla Pro Patria dove qualche mio ragazzo è arrivato a giocare in categorie importanti, allora per me sarà un piacere, una soddisfazione, ma fa più piacere sapere che sono degli uomini veri, grazie allo sport. Perché certe situazioni che si verificano nel mondo dello sport ti aiutano anche ad affrontare la vita con un piglio diverso».
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