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Villa Cassano Under 14, Megetto: «Sempre giocare la palla senza paura. La stagione ormai è quella che è»

Villa Cassano Under 14
Squadra che fa del bel gioco il proprio punto forte è il Villa Cassano Under 14 del campionato provinciale di Varese. Il tecnico, William Megetto, vuole che i ragazzi credano nei propri mezzi e abbiano fiducia in loro stessi; prendere le giuste scelte è lo step per arrivare ad essere decisivi in partita. Megetto è partito dal suo passato, raccontando della sua carriera da calciatore e di cosa lo ha portato a diventare un allenatore: « Ho sempre giocato a calcio, fin da quando ero molto piccolo. La massima categoria che ho raggiunto è stata la Prima Categoria. Ho continuato a giocare fino ai 30 anni; poi, anche a causa di qualche infortunio, ho smesso. Non credo che andando avanti sarei arrivato più in alto, ma resto comunque soddisfatto del mio percorso. Successivamente mi sono sposato, ho formato una famiglia e ho avuto dei figli, ma ho continuato a giocare con amici in campionati amatoriali: insomma, il calcio non l'ho mai lasciato. Una volta cresciuti un po' i miei figli hanno cominciato a manifestare i primi interessi per questo mondo e volevano anche loro giocare a pallone; così li ho portati al Villa Cassano, società dove ho giocato da giovane e che mi ha dato tanto. Proprio lì ho incontrato Mirko Benin, ex calciatore italiano che ha giocato in Serie A nella Fiorentina e nel Como. Io ho sempre avuto il desiderio di fare l'allenatore: incontrando lui avevo trovato una persona che ne sapeva, che aveva esperienze importanti ad alti livelli; ho chiesto se avesse bisogno di un secondo e lui mi ha accettato con piacere: con l'ok della società sono entrato ufficialmente a far parte del suo staff. Ho fatto cinque anni con lui da secondo fino a quando non ho conseguito il patentino Uefa C dopo aver frequentato il corso; a quel punto ci siamo divisi e io ho preso in mano gli Esordienti e subito dopo i Giovanissimi. Provare, sbagliare, imparare, ma sempre giocare la palla; questi i cardini del pensiero del tecnico sul calcio che insegna ai ragazzi: « Io dai ragazzi voglio libera scelta: voglio che lavorino sull'analizzare bene la situazione, ragionare, pensare. Il calcio è anche una questione di scelte e io lascio che siano liberi nelle scelte e che imparino da soli a prendere quelle corrette. Li faccio spesso lavorare ponendo loro dei problemi da risolvere con degli esercizi, per farli abituare a pensare in fretta e non avere paura di osare e sbagliare. Abbiamo già giocato a 11 e pare che i ragazzi si siano comportati bene e non abbiano avuto troppe difficoltà nel passare da 9 a 11. Forse l'ostacolo più imponente sta nel fatto che il campo è diventato più grande. Ci vuole più forza nel calciare la palla quando si cerca un compagno lontano e più corsa, perché si percorrono distanze maggiori. Per tutto il resto si tratta di un gruppo sicuramente piacevole e con cui si ha la possibilità di lavorare bene. Se dovessi scegliere un allenatore a cui mi ispiro opterei sicuramente per Josep Guardiola, ma io ho sempre cercato di prendere esempio da Mirko Benin, che ha una visione del calcio molto simile a quella di Pep: il fatto di giocare la palla, avere sempre la palla tra i piedi, verticalizzare solo quando è necessario e non buttare a caso la palla in avanti; pensare sempre alla giocata anche davanti alla nostra porta, senza paura. Per questo voglio che abbiano fiducia in loro stessi, nei loro mezzi. Queste sono un po' la mia metodologia e la mia filosofia di insegnamento». Ormai sembra non esserci più niente da fare per salvare una stagione che fino ad ora è risultata essere quasi inesistente; la riapertura si è dimostrata nient'altro che un'illusione: «Avevamo ripreso gli allenamenti, ma siamo durati solamente tre settimane. Ho cercato di dare ai ragazzi l'idea di distanziamento, ho cercato di fare rispettare loro tutte le regole, è chiaro che dei ragazzi così giovani non vogliono altro che stare insieme, poter rivedere i propri compagni. Non gli hanno neanche dato la possibilità di fare la partitella; diciamo che con tutte queste restrizioni per loro non è neanche facile. Vedevo comunque che non c'era tantissima concentrazione per lavorare, erano tutti presi dall'euforia del momento, perciò anche io in quei primi allenamenti ho cercato soltanto di farli sfogare, sempre rispettando le distanze; erano chiusi in casa da troppo tempo, era giusto che giocassero un po' anche liberamente. Avevo anche tante presenze, tutti erano entusiasti di tornare a giocare. Ora però hanno richiuso di nuovo tutto e quindi diventa anche difficile pensare che prima di fine Aprile si possa fare qualcosa. La stagione è quella che è: anche se decidessero di farci giocare qualche partita sarebbero partite da "oratorio", nel senso che i ragazzi non sono pronti fisicamente per poter tornare in campo. I ragazzi che alleno hanno 13-14 anni e mentalmente non li ho visti male: hanno tutti voglia di giocare e si divertono quando lo fanno, non credo avranno problemi a ripartire quando sarà il momento. Da un punto di vista fisico bisognerà ripartire praticamente da zero con la preparazione atletica, ci sono ragazzi che non toccano un pallone da ottobre. Durante lo stop ho cercato di tenerli impegnati con qualche lezione su Zoom. Noi siamo affiliati con il Monza, che come società ci ha mandato dei pdf su come vogliono che i giocatori crescano e che tipo di giocatori cercano; così ho fatto qualche lezione ai ragazzi su questo, ma è chiaro che non sia entusiasmante come un allenamento di calcio. D'altra parte, però, gli allenamenti da casa non sono per tutti: non tutti hanno la possibilità di esercitarsi nella propria abitazione. Facciamo il possibile come società, come allenatori e come genitori, sperando che si risolva il prima possibile questo incubo in cui ci troviamo».
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