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Gorla Maggiore Under 14, Corio: «Un incubo arrivare al secondo anno di Giovanissimi completamente impreparati»

Gorla Maggiore U16

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« Una squadra che lavora bene, ha qualità importanti e in cui io ho molta fiducia» così il tecnico Erminio Corio ha definito il suo Gorla Maggiore del campionato provinciale Under 14 di Varese. Corio è del parere che molti dei ragazzi del settore giovanile non sono pronti a passare di categoria, avendo praticamente buttato via sette mesi di lavoro. Il desiderio di Corio stare su una panchina era forte già quando era un calciatore: «Ho giocato a calcio per tanti anni, sono partito da molto piccolo e ho continuato fino ai 28-29 anni. Nelle mie esperienze ho avuto tanti allenatori che mi hanno fortemente stimolato. Riuscivano sempre a tirare fuori il meglio di me e dei miei compagni. Pensavo che anche io avrei voluto avere la capacità di essere così leader, di avere quell'incredibile influenza sulle prestazioni di tutti; così, una volta smesso di giocare, ho intrapreso la carriera di istruttore sportivo. Ora sto facendo anche il corso Uefa C per poter ottenere il patentino, di modo da essere sempre aggiornato su tutto. Questo è un mestiere che porto avanti con passione sempre maggiore ogni giorno che passa». L'obiettivo del tecnico sembra essere molto chiaro: formare giocatori di calcio; uomini dentro e fuori dal campo: «Questo è ciò che ho sempre fatto in tutte le società in cui ho allenato. Sono istruttore in un settore giovanile, perciò la mia preoccupazione è che i ragazzi diventino dei calciatori. L'obiettivo è arrivare alla fine del percorso con il maggior numero possibile di ragazzi pronti per almeno la prima squadra. Ovviamente si tratta di un processo tutt'altro che automatico, anzi, non è che tutti poi finiscono in prima squadra, però ci sono stati dei casi e il mio lavoro è permettere che ci siano molti di questi casi. Perciò io imposto il lavoro non solo per vincere i campionati, ma per formare i ragazzi in tutto e per tutto. Credo sia scontato dire che voglia un gioco offensivo, che voglia una squadra che giochi sempre la palla, che faccia possesso, che domini le partite; le etichette valgono poco. L'aspetto importante nel calcio è il potere di adattarsi. Adattarsi al gruppo e alle caratteristiche dei ragazzi che si hanno a disposizione. In questo momento sto portando avanti un gruppo di 2007, non siamo uno squadrone imbattibile, sia chiaro, ma siamo una squadra provinciale che lavora come si deve, ci mette l'impegno e ha creato un bellissimo gruppo. In difesa e a centrocampo abbiamo anche qualità importanti, perciò io ho molta fiducia in questa squadra, anche se questo interminabile stop sta penalizzando tantissimo i ragazzi, che rischiano di passare di categoria senza avere la giusta esperienza e preparazione». Lo stop infinito ha tagliato le gambe a dei ragazzi che in quelle prime sessioni di allenamento avevano visto la speranza. La seria preoccupazione nelle parole di Corio è tangibile: «C'erano già delle forti limitazioni da un punto di vista di regole quando abbiamo ricominciato ad allenarci; difficile andare avanti in quel modo, non sono sorpreso abbiano bloccato di nuovo tutto. Sarebbe utile trovare una soluzione che permetta ai ragazzi di stare insieme, giocare, fare attività, ma stiamo parlando di utopia: al momento non è scenario possibile. Sono dei ragazzi energici, non so come possano gestire questa loro caratteristica stando tutto il giorno chiusi in casa. Io li seguo comunque con regolarità, anche tramite delle videochiamate e vedo che loro hanno proprio una gran voglia di giocare e basta. L'anno prossimo questi ragazzi fanno il secondo anno di Giovanissimi e sono senza alcun tipo di preparazione. Io ho cercato di dare loro dei consigli per riuscire a tenersi un minimo in forma: nei momenti liberi sarebbe cosa buona e giusta fare un po' di attività fisica ed evitare di tenere in mano sempre e solo il controller della Play-Station. Dei ragazzi di 13-14 anni in crescita non sono facili da gestire da un punto di vista fisico; la parte che manca è quella di coordinazione, di gioco, che non può essere fatta da casa. Il passaggio da 9 a 11 è stato fatto un po' di fretta, anche se i ragazzi mi hanno dato un buon feedback, hanno preso velocemente confidenza con il campo più grande. Finora abbiamo giocato soltanto qualche amichevole e una partita di campionato, come si può pensare che i ragazzi arrivino a fine stagione preparati? Servirà tanto lavoro quando torneremo in pista. Basta pensare che loro tra appena 5 anni saranno una Juniores per capire che di certo avranno delle grandi lacune per questi mesi persi. Speriamo che in estate ci sia la possibilità di giocare qualche torneo o fare qualche amichevole tra società: tutto ciò di cui questi ragazzi hanno bisogno è tornare in campo e prendere a calci quel pallone».
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