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Coppa Quarenghi, Pietro La Torre con la 4 di Javier Zanetti e Alen Vukaj con la 10 di Wesley Sneijder: il destino incrociato dei due talenti interisti

Il mediano nei panni dell'olandese con una magia su calcio di punizione, l'esterno segue le orme del vice presidente nerazzurro sulle corsie

Alen Vukaj, Inter

Alen Vukaj, numero dieci e leader tecnico dell'Under 14 nerazzurra di Pedrinelli

Immaginate di essere un calciatore dell'Inter: indossate la maglia numero 4, siete capitano della vostra squadra oltre l'uomo più rappresentativo. Chi vi viene in mente? O ancora, immaginate di essere un calciatore dell'Inter: indossate la maglia numero 10, avete classe e fantasia da vendere, oltre che qualità balistiche non indifferenti. Un'idea ve la siete fatta? Il primo identikit non può che far pensare a Javier Zanetti, bandiera nerazzurra ed attualmente vice presidente del club di viale della Liberazione. Sul secondo, tuttavia, potrebbero esserci diverse chiave di lettura. Ed ecco prontamente altri indizi: siete olandesi, cresciuti nell'Ajax e proveniente da un'avventura agrodolce al Real Madrid. Parliamo di Wesley Sneijder, uno degli eroi del "Triplete" e probabilmente l'ultimo "diez" per definizione della storia del club nerazzurro. Vi siete immedesimati? Sì, no, forse? Due che sicuramente lo hanno fatto sono Pietro La Torre e Alen Vukaj. Classe 2008 cresciuti a pane e pallone, sono due degli uomini più rappresentativi dell'Under 14 nerazzurra. Il primo con la numero 4 sulle spalle, il secondo con la numero 10: entrambi assoluti protagonisti dell'esordio alla Coppa Quarenghi contro i pari età del Mapello, il loro destino si è in qualche modo incrociato nella mattinata di San Pellegrino Terme.

Wesley Sneijder? No, Javier Zanetti. Partiamo da Alen Vukaj, ormai da anni punto fermo del settore giovanile nerazzurro. Centrocampista offensivo dalla tecnica sopraffina, può giocare in ogni posizione dal centrocampo in su. Nella sfida al Mapello parte da sterno di sinistra, con grande libertà di movimento concessagli da Pedrinelli. Mossa azzeccata, visto che dai piedi del "diez" nerazzurro nasce il gol del vantaggio, e che gol. Quello dell'interista è uno slalom speciale degno del miglior Giuliano Razzoli, concluso con un assist al bacio per Virtuani, con quest'ultimo che batte Gregorio con una conclusione deliziosa. Un'azione alla Sneijder? Non proprio, ed ecco che subentra il cosiddetto "destino incrociato". Più che il talento olandese - sia nell'azione che porta al vantaggio che nei restanti minuti - il giovane classe 2008 ricorda le discese imponenti di Javier Zanetti, ultima in ordine di tempo quella nel finale del derby del 2012 vinto 4-2 dall'Inter, accompagnato da un boato clamoroso del Meazza: roba da pelle d'oca. 

Javier Zanetti? No, Wesley Sneijder. Arriviamo poi a Pietro La Torre, leader indiscusso della formazione di Pedrinelli e divenuto riferimento importante per l'agonistica capitanata da Roberto Samaden. Come i più classici mediani dai piedi buoni - non ce ne voglia Luciano Ligabue - ha in mano le chiavi del centrocampo nerazzurro, chiamato a toccare (e pulire) un'infinità di palloni in fase di costruzione. Veniamo però alla sfida al Mapello. Partendo dall'appellativo "mediano dai piedi buoni", tale etichetta non gli è stata accostate per caso, anzi. Il motivo lo si spiega facilmente raccontano lo straordinario gol messo a segno nel finale di primo tempo, il quale ha permesso ai nerazzurri di andare a riposo sul 2-0. Direttamente su calcio di punizione, il destro di La Torre finisce dritto sotto l'incrocio, tra l'incredulità e gli applausi - doverosi - del pubblico, sia nerazzurro che gialloblù. Una giocata alla Javier Zanetti? Non proprio, ed ecco che subentra - nuovamente - il cosiddetto "destino incrociato". La mattonella dalla quale è patito il destro di La Torre è la stessa che ha reso Wesley Sneijder uno dei talenti più cristallini a battere i calci di punizione: dal gol - fortunoso ma dannatamente importate - nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il CSKA Mosca a quello favoloso in campionato contro la Lazio, passando per quelli contro il Siena che hanno permesso all'Inter di Mourinho di battere in extremis (gol a tempo scaduto di Samuel) i bianconeri toscani. Giusto ribadirlo: roba da pelle d'oca.

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