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Come rendere "Possible" una "Mission Impossible": «La salvezza sarà la nostra piccola impresa»

Brian De Palma? No, Roberto Bossoni: il tecnico della Real Calepina vuole mantenere la categoria

Roberto Bossoni

Roberto Bossoni in posa con Gian Piero Gasperini, tecnico dell'Atalanta (foto: Instagram)

Avete presente Mission: Impossible? Per farla breve, un film diretto da Brian De Palma riguardante un caso di spionaggio internazionale, tra hacker, imboscate, agenti segreti, la CIA di mezzo e dove non bisogna lasciarci le penne, possibilmente. Insomma, una mission davvero complicata. Ecco, qui la missione è ben più complessa: per salvare la Real Calepina non basterebbe infatti un agente qualsiasi, semmai forse "l’agente speciale" per antonomasia. E ammesso ci sia qualcuno con i crismi adatti ad assolvere a questo arduo compito, ebbene, quel qualcuno forse è proprio Bossoni… Roberto Bossoni. Il motivo? Elementare Watson.

Non si arriva a giocare fino a 38 anni nel dilettantismo - rinunciando a tempo libero, domeniche con la famiglia o notti brave - senza esser mossi da quella passione viscerale per il calcio che solo poche persone possono vantare. La stessa passione che ora Bossoni dovrà infondere - se non per osmosi, per pranoterapia - ai suoi ragazzi al fine di tirar fuori loro una cosa soltanto, la più importante: il coraggio. Servirà infatti il coraggio di Pavan e Zerbini, quello di Ranghetti, di Pedergnani, Bordogna e Bonomi. Servirà il coraggio di Pedote, di Bosio, di Giangreco o di Signorelli. Per non parlare di quello di Dossena, Begni, Bonomelli o Radici. Oppure quello di Mulè, di Songne, di Bassis, di Vigani, Tafa oltre a quello di Diane. E ancora servirà il coraggio di Lorenzi, di Dafir, insieme a quello di Scardino e Ricchiuti. E - perché no? - servirà pure un Miracolo, inteso come Federico Miracolo. Perché questa squadra dovrà avere il coraggio di osare; il coraggio di non guardare la classifica nemmeno contro la Virtus, nemmeno nell’ora più buia; dovrà avere il coraggio di dimenticare tutto e ricominciare, magari scordandosi pure di non vincere da ormai più di un anno, quasi due. Perché, come diceva Sir Wiston Churchill, «il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta».

Scatto passato di Roberto Bossoni, attualmente tecnico della Real Calepina con un passato al Caravaggio

Sei anni da allenatore dell’attività di base e ora al primo nell’agonistica, già negli Élite. Un bel salto, no?

«Decisamente. Questo è un anno d’esperienza anche per me e già essere in un Regionale Élite è qualcosa di importante. Inoltre mi trovo bene qui, la Real Calepina è una società giovane, organizzata e sempre seguita dai responsabili delle giovanili, con i quali mi tengo sempre in contatto».

Qual era l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo prefissato è mantenere la categoria, in quanto sapevamo già dall’inizio che la squadra avrebbe dovuto ambientarsi durante questa annata e la cosa non sarebbe stata una passeggiata, visto soprattutto che i ragazzi non si sono mai confrontati con questo livello e peccano d’esperienza. Per cui, l’importante era evitare l’ultimo posto, per quanto possibile. Ma al di là delle difficoltà riscontrate speriamo di venirne fuori nel ritorno».

Salvarsi al primo anno con queste premesse sarebbe un buon biglietto da visita.

«A livello di punti siamo messi male, a livello di prestazioni invece abbiamo proposto qualcosa di buono. Speriamo di migliorarci».

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate?

«La questione credo sia principalmente riconducibile alla mentalità. La stragrande maggioranza dei ragazzi non è abituata a lavorare e giocare con l’intensità necessaria per questo tipo di competizione. Quindi, i nostri maggiori limiti - secondo me - derivano sopratutto da questo aspetto, perché invece non ho intravisto carenze dal punto di vista fisico o tecnico».

Diversi moduli e diversi interpreti, come mai?

«Abbiamo cambiato tanto per ricercare la nostra miglior versione. In difesa ci siamo, a centrocampo pure, mentre davanti cambiamo spesso: è il punto che stiamo ancora cercando di sistemare. Quindi sì, qualcuno è stato spostato in più ruoli però nel complesso abbiamo fatto diverse buone prestazioni. Certo, a  volte è mancato il risultato, a volte la fortuna, altre volte ancora sarebbe servita più cattiveria agonistica. Ma, tolte due-tre squadre nettamente superiori, con le altre ce la siamo giocata alla pari».

Forse, in estrema sintesi, l’unico rimpianto è col Darfo?

«Sì, esatto, col Darfo è stata una sconfitta pesante, più che altro per come è maturata. Contro di loro abbiamo faticato molto sul piano mentale, siamo andati subito sotto e non abbiamo trovato la reazione necessaria per rimetterla in carreggiata. Ecco, credo sia questa la cosa che manchi per colmare definitivamente il gap con le altre: più foga agonistica per farci fare la differenza». 

Il momento della firma: Roberto Bossoni (1977), ex esterno di ruolo, dopo Pulcini e Esordienti di Fornovo, Caravaggio e Colognese ora in Real Calepina

Questo deficit caratteriale può esser dovuto alla pandemia?

«No, la sosta pandemica ha influito solo inizialmente perché poi la squadra si è compattata subito e col lavoro è cresciuta parecchio rispetto alla situazione di partenza. La voglia di salvarsi è qualcosa che nasce da dentro: sono i ragazzi che devono trovare in primis dentro di loro il furore per venirne fuori».

Come si fa a sbloccare la mente dei giocatori?

«Col dialogo, sotto questo aspetto siamo sul pezzo. Stiamo continuando a parlare e ad ascoltare tutti i ragazzi per capire cosa non vada e poter risolvere i problemi. In più anche a livello tattico stiamo lavorando molto per arrivare agli obiettivi prefissati ad inizio anno. Poi sarà la squadra a dover trovare la reazione».

La società ti ha garantito qualche rinforzo nel mercato di riparazione?

«Movimenti in entrata non ce ne sono stati. Abbiamo provato qualche innesto ma per una serie di motivi non se ne è fatto nulla. Ma visto che la categoria servirà ai 2008 l’anno prossimo, probabilmente proveremo qualche profilo di quell’annata in grado magari di poterci dare una mano nel ritorno».

Credi nella salvezza?

«Riuscire a rimanere in categoria sarà la nostra piccola impresa».

Sei fiducioso allora.

«Tolte Virtus e Ponte San Pietro - una spanna sopra di noi - con le altre siamo alla pari come dimostrato da risultati e prestazioni. Ovviamente col Darfo sarà una gara da dentro o fuori, e pertanto speriamo di arrivarci con qualche punto già portato in cascina: credo si possa fare. Secondo me non siamo distanti dalle altre, col gruppone ci possiamo stare ma servirà grinta e determinazione per colmare l’ultimo gap. Ribadisco, tranne due risultati, abbiamo sempre perso di misura e ad oggi ci manca solo un ultimo tassello per risolvere i problemi. Fisicamente e tecnicamente ci siamo, nell’andata non ho visto grosse divergenze fra noi e le altre sotto questi aspetti».

Siamo ai saluti, vuoi mandare un messaggio ai ragazzi?

«Sì! Dico loro di non mollare, e di continuare a dare quello che stanno dando fino ad ora, magari con quel qualcosa in più che ci permetterà di poter fare la differenza».

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