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Under 15 Élite

Dall'Atalanta all'Inter dei Regionali: «Non siamo la squadra da battere ma vogliamo il secondo posto»

Andrea Di Palma, con un passato anche alla Pro Patria, elogia i rivali: «Sono senza dubbio i più forti»

Dall'Atalanta all'Inter dei Regionali: «Non siamo la squadra da battere ma vogliamo il secondo posto»

Andrea Di Palma, giovane regista classe 2007 in forza all'Accademia Inter di Sergio Brescia

Uno delle note più dolci della prima metà di stagione dell'Accademia Inter è senza ombra di dubbio Andrea Di Palma. Arrivato alla corte nerazzurra dopo le esperienze all'Atalanta e alla Pro Patria, il difensore si è ambientato da subito nel migliore dei modi nella società di via Cilea, come testimoniano le prestazioni da lui sfornate. Centrocampista, è stato spostato anche in difesa in qualche occasione, dimostrando grande duttilità. Non è un caso che, nelle prime nove giornate, il suo nome sia comparso nell'undici titolare otto volte nella prima parte di stagione della squadra nerazzurra. 

LE PAROLE

Dopo le brevi esperienze all’Atalanta e alla Pro Patria sei arrivato all’Accademia Inter: cosa ti ha convinto? Come ti sei calato in questa nuova realtà?

«Ho scelto con grande entusiasmo i nerazzurri per volermi rimettere in gioco e crescere il più possibile. Sono contento di far parte di una società così importante, organizzata, e con delle strutture di alto livello. Senza dimenticare i compagni di squadra, ragazzi forti che mi hanno messo subito a mio agio, facilitando così il mio inserimento».

La differenza fra una società professionistica e una di alto livello regionale ti è sembrata così marcata?

«La differenza si nota, anche se dipende dalla società di cui fai parte. All'Atalanta è tutto un altro mondo: l'approccio dei calciatori e degli addetti ai lavori è più intenso, ci sono molte più persone che ti seguono e le strutture sono all'avanguardia. Poi, vedere calciatori di Serie A al centro di allenamento o dopo le partite, ti fa sentire un giocatore professionista. Alla Pro Patria, invece, la differenza è comunque visibile, ma meno marcata».

Via Cilea 51, Milano: storica sede dell'Accademia Inter, società da decenni punto di riferimento per il calcio dilettantistico giovanile lombardo

Qual è il tuo ruolo all’interno dello spogliatoio? Sei un leader carismatico o preferisci il silenzio e lasciar parlare il campo?

«Durante la settimana mi piace ridere e scherzare con i miei compagni, ovviamente quando è possibile farlo e nei momenti più adatti. Prima delle partite preferisco concentrarmi stando in silenzio, anche se cerco sempre di caricare la squadra».

In questa stagione hai giocato in diverse posizioni: mediano, mezzala e difensore centrale. In quale delle tre ti trovi più a tuo agio? E Perché?

«Ho sempre giocato a centrocampo, per cui preferisco occupare quella zona. Di solito gioco vertice basso, quindi con più compiti difensivi, anche se devo essere bravo anche a far partire l'azione offensiva. Quando mi hanno arretrato di qualche metro non ero entusiasta, ma poi ho cominciato ad apprezzare questa nuova posizione in cui devo farmi sentire e comunicare un po' di più. Ad ogni modo, è il tecnico a scegliere se e dove devo giocare: io sono sempre a disposizione».

Da quando avete cambiato allenatore siete imbattuti: cosa vi ha dato in più Sergio Brescia?

«Lui è sempre stato un punto di riferimento anche quando non era il nostro allenatore e si occupava d'altro. La sua grande esperienza ci ha trasmesso fiducia, abbiamo cambiato il nostro modo di giocare e ora riusciamo a esprimere tutto il nostro valore».

Sergio Brescia, attuale tecnico dell'Under 15 Élite dell'Accademia Inter dopo l'esonero di Luca Candi. Dal suo approdo sulla panchina dei classe 2007 nerazzurri, i meneghini hanno risalito la china fino ad affacciarsi verso le prime posizioni in graduatoria

Quale ti è sembrata la squadra più forte dopo le prime nove partite?

«Senza dubbio l'Alcione. Sono una squadra molto fisica e ben disposta in campo, inoltre giocano con grande decisione».

A tuo avviso che tipo di girone di ritorno vi aspetta? Riuscirete a classificarvi fra le prime quattro?

«Il girone di ritorno sarà più difficile rispetto a quello d'andata. La corsa alle prime quattro posizioni si fa sempre più viva, ci sarà da lottare ogni domenica. Anche se, alla fine, grazie ai cambiamenti che abbiamo fatto e alla ritrovata consapevolezza, credo che riusciremo ad arrivare fra le prime quattro. E, perché no, magari fra le prime due».

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