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Oratorio San Francesco Under 15: alla scoperta di Massimo Monzani, cuore granata in panchina da vent'anni

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Massimo Monzani, "titolare" da ormai 7 anni negli staff tecnici dell'Oratorio San Francesco, attualmente alla guida della compagine Under 15, è un vero e proprio amante del calcio. Una frase che sembra così banale e scontata perché chiunque, da chi scrive per questa testata sino a chi ci legge, riesce a rispecchiarsi in queste poche righe descrittive iniziali. Ma la storia di Monzani rappresenta in maniera limpida cosa significhi barcamenarsi tra il lavoro e il campo, evidenzia brillantemente il peso di questo sport nella vita di tutti noi. L'incapacità dell'uomo di resistere alla passione, anche quando qualcosa vi si frappone, che si tratti di un infortunio o turni di lavoro. La sua storia è quella di molti dilettanti e la sua carriera è inoltre un encomio nei confronti di chi crede nella crescita dei giovani e nella trasmissione dei valori tramite lo sport, mantenendo sempre eleganza, classe e cordialità sul rettangolo verde. A marzo 2021 festeggerà i 20 anni in panchina, ma nonostante questo grande bagaglio di esperienza è e resta ancora oggi uno dei personaggi più positivi sui campi legnanesi. Il tecnico ha intrapreso la vita da allenatore appena il lavoro gli ha concesso spazi e attimi da investire nell'attività: «Ho iniziato appena ho avuto disponibilità serale. Ho seguito dei corsi di alto livello, con calciatori professionisti. Ora però sono necessarie ed obbligatorie sempre più licenze e patentini: vista l'età penso di chiudere l'avventura a breve, perché sarebbe complicato ottenere certe certificazioni. Lascio spazio a nuove leve! Ho iniziato tanto tempo fa a lavorare in una sede più vicina a casa e in orari migliori, non ci ho pensato un attimo e ho cercato una panchina. Ero pieno di gioia. Sono partito dal San Lorenzo, la squadra dove ho appeso gli scarpini al chiodo, passando poi per Parabiago e Aurora Cantalupo. A Nerviano mi sono fermato per ben 4 anni e poi sono sbarcato qui dopo l'esonero, grazie alla chiamata del Presidente Pravettoni. Mi sento a casa, sto benissimo». La filosofia societaria e la direzione sportiva dell'Osaf sono ormai note ai più: giocare un calcio propositivo e realizzare i sogni dei propri tesserati, mettendoli costantemente a proprio agio. E' per questo che Monzani si sente da inserito alla perfezione in un contesto al passo coi tempi: «Prediligo il possesso palla e chiedo ai calciatori disponibilità al rientro in fase di copertura. La parola chiave è sacrificio, si difende in 11. In fase offensiva, chiedo ai miei esterni di sfidare sempre il difensore 1vs1, crossando poi il pallone in area di rigore, mentre l'ala opposta ha il compito di stringere nel campo per colpire di testa. Poche imbucate centrali, l'azione va finalizzata per vie laterali». Ma per fare questo, servono anche giocatori tecnici, di qualità ed intelligenti, che di certo in rosa non mancano: «Qui ci sono tanti ragazzi con un futuro, dovrei citarne tantissimi ma se mi chiedi di sceglierne solo tre ti dico Luca De Angelis, Flavio Alfinito e Mattia Badalamenti. Ma onestamente, di ragazzi bravi e capaci ce ne sono a iosa, ognuno ha i propri tempi per sbocciare definitivamente. Lo scorso anno la Caronnese ha acquistato da noi Marco Ravelli, numero 10 di talento classe 2005, che ancora oggi sento spesso. Alla società questo fa piacere». Il tecnico analizza anche similitudini e differenze delle due squadre che ha gestito in queste stagioni: «Il gruppo dei 2005 è migliorato molto, li ho visti crescere. Con i 2006 per ora mi resta l'amaro in bocca, perché li guido dall'inizio della scorsa stagione ma chiaramente non possiamo contare questi due anni come tempo di lavoro pieno. La squadra è forte, nello spogliatoio ci siamo posti obiettivi ambiziosi. I ragazzi soffrono questo stop, volevano mettersi in discussione sul campo. Con tutti ho un grande rapporto, mi sento un secondo papà e spesso entro in confidenza con i genitori dei miei ragazzi. E' molto importante per me». Nella carriera di Monzani però, hanno giocato un ruolo rilevante Cesare Cerutti, Massimo Cozzi e Maurizio Mastroeni, collaboratori fidati che il tecnico ha sempre avuto vicino a sé in tanti momenti. E' impossibile raggiungere obiettivi senza una grande squadra alle proprie spalle! Prima di sedersi in panchina, il tecnico era considerato da molti un "Gattuso" più tecnico: «I miei amici scherzando mi soprannominavano così. Dicono che ero un calciatore sportivamente cattivo, ma coi piedi buoni. Prendevo tante ammonizioni e giocavo da mezzala, ma disponevo anche di un buon mancino. Ho iniziato a giocare all'oratorio, per poi vestire le maglie di Mazzo e Rhodese, che dopo i guai societaria abbiamo riportato in prima categoria dalla terza. Poi sono sbarcato a San Lorenzo, dove abbiamo costruito un gruppo di persone che reputo ormai grandi amici, coi quali abbiamo ottenuto ben due promozioni. Quando ho smesso di giocare per infortunio mi è arrivata la proposta di iniziare ad allenare lì». Cuore granata sin dai primi anni, Monzani non ha potuto non riservare una lucida analisi sulla situazione in casa Toro: «Nelle ultime gare la squadra mi è piaciuta. Con il Genoa abbiamo dominato, anche se si trattava chiaramente di un avversario in difficoltà, ma anche con Sassuolo e Lazio abbiamo disputato due partite positive, cancellate solo dagli errori degli ultimi minuti. Giampaolo non mi fa impazzire, ma questo è il suo calcio e piano piano in campo assistiamo domenica dopo domenica ad una squadra sempre più coraggiosa. Fosse per me però, farei esordire più giovani vicino a capitan Belotti!»
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