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OSL Garbagnate Under 15: il percorso di Massimo Cerrone, l'insegnante prestato al mondo del calcio

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Lo stratega, il genio, il carismatico, il tattico, quello che legge egregiamente la partita e il dodicesimo uomo in campo. Sono innumerevoli le sfumature che contraddistinguono gli stili degli allenatori di calcio che ogni settimana lavorano nei centri d'allenamento. Tra queste però, manca il genere nel quale si identifica maggiormente Massimo Cerrone: l'insegnante. Un vero e proprio educatore, che utilizza la sfida della domenica come "verifica" per testare le conoscenze apprese nel corso della settimana e per ricercare gli errori da correggere. Sono tante le nozioni in programma da far apprendere ai propri alunni: intensità, rapidità d'esecuzione e costruzione dal basso, sfruttando unicamente esercizi mirati. E' proprio il catalano Pep Guardiola l'idolo del tecnico dell'OSL, che lo ha addirittura indirettamente costretto ad abbandonare il classico 4-4-2 per virare su uno spregiudicato 4-3-3. Ma è anche una questione di charme: «Amo il suo modo di guidare la squadra. Anche io non sono uno che urla e bacchetta, preferisco spiegare. L'obiettivo è sempre quello di non far annoiare i ragazzi durante le esercitazioni, cercando sempre di imparare dai propri sbagli e di svolgere una preparazione funzionale». Come per i tanti professori di matematica, italiano o inglese al lavoro sul territorio, anche per Cerrone la didattica a distanza è diventata improvvisamente un influente strumento, non solo per spiegare, ma anche per mantenere un contatto forte e diretto con il gruppo. Sono molti i giovani sotto la sua ala che stanno continuando a seguire le esercitazioni di tecnica e tattica individuale che assegna settimanalmente. 4 anni alla Pro Novate e poi altri 2 alla Solese, prima di giungere in rossoblù, colori che veste da ormai ben 3 stagioni. Una carriera decennale cominciata un po' per gioco tra le mura di un oratorio, che lo ha però sempre visto nei panni del Maestro dei più piccoli: prima con i Pulcini, poi con gli Esordienti, senza dimenticare il breve trascorso nel ruolo di assistente con gli Allievi della Pro Novate. Ma è stato l'incontro con Aldo Rizzi, il suo mentore, che gli ha mutato completamente la vita sportiva, avvicinandolo alla categoria dalla quale si sente più attratto per l'entusiasmo con cui seguono, interpretano e si concentrano sugli insegnamenti: i Giovanissimi. Il tecnico dell'OSL Garbagnate da due stagioni si trova alla guida della formazione Under 15, anche se il tempo di impegno effettivo è stato certamente minore: «E' stato un 2x1, in teoria due anni, ma concretamente uno solo. Questo però non mi scoraggia, perché il gruppo è validissimo ed in forte crescita. Il progetto che abbiamo realizzato con il Presidente prosegue con splendidi risultati, anche se quest'anno pesa la mancanza di Giuseppe Sanmarco, importante dirigente che mi dava una grande mano anche dal punto di vista tattico. Su 22 ragazzi, circa la metà sono già pronti per le categorie superiori, inoltre chi è più avanti nella preparazione si mette sempre a disposizione, con umiltà, per i compagni che hanno bisogno di un aiuto per crescere. Per quella che è la mia idea di gioco è fondamentale che l'organico si amalgami al meglio: ognuno deve sacrificarsi per il compagno ed essere a proprio agio nel ricoprire ogni zona del campo, raggiungendo così una buona prestazione sia in fase difensiva che nel momento della finalizzazione». Sotto la sua competente guida, sono già molte le stelline che hanno cominciato a brillare: su tutti Jacopo Serati, faro della mediana, e Federico Camerin, centrocampista offensivo in grado di vedere la giocata giusta prima degli altri. Ma anche Matteo Pallini, Roberto Chacon e Manuel Bellavia, ottimi pezzi del pregiato scacchiere di Cerrone. Il cammino per raggiungere la "cattedra" è stato lungo, tortuoso e non sempre in grado di regalare le meritate gratificazioni: con gli scarpini Massimo Cerrone non si è sempre distinto come leader, anche a causa della poca fiducia riservatagli. «Mi sentivo poco importante, spesso l'allenatore non mi vedeva proprio e mi sentivo meno coccolato degli altri. Questo mi ha stimolato, ed impegnandomi molto sono passato dalle numerose panchine alle cavalcate alla Cafù su e giù per la fascia». Abbandonato il calcio per motivi di lavoro, oggi Massimo, amante della fatica, ripensa a quelle sgroppate in sella alla sua bicicletta, fedele compagna durante i chilometrici tragitti che percorre periodicamente, sempre alla ricerca di momenti di libertà per riflettere sullo sport che più ama.
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