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CG Bresso Under 15, il tecnico Peroncini: «Costruzione dal basso per puntare in alto»

Matteo Peroncini Bresso U15
Il protagonista di oggi del nostro approfondimento alla scoperta dei volti del calcio giovanile milanese è Marco Peroncini, tecnico della formazione Under 15 del CG Bresso. Carriera tra calciatore e allenatore che Peroncini racconta così: «Ho iniziato a giocare a 6 anni e ho indossato la maglia di diverse squadre del milanese raggiungendo anche la Promozione alla Real Milano. Appena maggiorenne ho iniziato ad affiancare l’attività di atleta a quella di preparatore dei portieri e istruttore, una passione e vocazione che ho approfondito e a cui ho dato forma conseguendo la laurea in Scienze Motorie e il patentino UEFA B. L’anno prossimo raggiungerò il traguardo di 15 anni da allenatore trascorsi in diverse realtà del calcio dilettantistico». Peroncini ha parole di grande stima per la realtà del CG Bresso: «Il clima che si respira qui è molto positivo ed è migliorato rispetto a quando vestivo questi colori come giocatore. La larghissima maggioranza dei tecnici ha il patentino o è laureato in scienze motorie e questo impegno anche economico da parte della società sta dando i suoi frutti. Ora si riesce a fare un ottimo lavoro fin dall’attività di base così da poter arricchire l’organico delle categorie superiori con giocatori “cresciuti in casa”. La società è ambiziosa e ci sono i presupposti per anni rosei nel futuro». Il tecnico segue da due stagioni il gruppo degli Under 15 e parla con entusiasmo dei suoi ragazzi: «Siamo un gruppo di 18 ragazzi molto solido e coeso. Non posso che dirmi contento della rosa: è un ottimo connubio tra tecnica e fisicità che può scendere in campo a testa alta contro tutti. Ci sono diversi elementi che hanno tutte le carte in regola per arrivare in alto, ma in generale tutto il gruppo ha ampi margini di miglioramento». Peroncini ha le idee chiare rispetto alla filosofia di gioco da insegnare ai ragazzi: «Prediligo giocare con le due punte e il 442 è probabilmente il modulo più congeniale per i giocatori che ho disposizione. In ogni caso è fondamentale essere in grado di cambiare a partita in corso, interpretando la gara e il gioco avversario. Un mio pallino è la costruzione dal basso: ritengo essenziale che anche il portiere e i difensori siano in grado di gestire la palla e di uscire dalle situazioni di difficoltà. Infine, cerco di trasmettere ai ragazzi la giusta mentalità agonistica che permetta di prendere in mano le redini del proprio gioco dando sempre il massimo». Il nostro breve ritratto non può che concludersi con le ambizioni e i progetti futuri che il tecnico ha, per sé e per il proprio gruppo: «Purtroppo non so se lavorerò con i 2006 anche la prossima stagione. In questi due anni mi sarebbe piaciuto vederli crescere tanto e lottare in alta classifica e, nonostante la pandemia e tutte le difficoltà, sono soddisfatto di quanto hanno raggiunto. Per quanto riguarda me, punto sempre ad arrivare il più in alto possibile. Ho fatto tanta gavetta, ho imparato molto e ora spero di poter vivere un’esperienza nel professionismo. Sono contento di dove sono e di come ci sono arrivato, però l’ulteriore salto sarebbe il coronamento dei tanti sacrifici fatti».  
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