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Amedeo Cataldo, allenatore di grande esperienza per il debuttante Bodio Lomnago

amedeo cataldo bodio u15

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Semplicità, positività e il sorriso che nasce spontaneo ogni volta che mette i piedi su un campo di calcio: sono questi gli elementi che caratterizzano Amedeo Cataldo, nuovo allenatore del Bodio Lomnago under 15, che dopo il lungo passato da calciatore che lo ha visto calcare i campi di tutta la provincia fino all’età di 38 anni, ha saputo tuffarsi, sempre con la sua genuinità, dall’altra parte del campo, iniziando la carriera in panchina prima all’ Arcisatese, per poi passare da Cantello, Viggiù e Malnate, fino a quest’estate, quando il direttore sportivo Sebastiano Platania non ha avuto dubbi su chi scegliere per affidare la guida della neonata under 15, puntando su un allenatore che non si limita semplicemente all’aspetto calcistico, ma che fa dell’aspetto mentale e della forza del gruppo il suo credo, come ci racconta lo stesso Cataldo: «Quello che voglio trasmettere è che se i giocatori scelgono di iniziare il campionato poi lo devono portare a termine, portando l’impegno fino alla fine: questo è un concetto che faccio valere per il calcio, ma in realtà vale molto anche per la vita, ed è quello che vorrei trasmettere ai ragazzi quest’anno e che spero di aver trasmesso in tutti gli anni in cui ho allenato. Quando lavori con dei ragazzi di quest’età penso che l’aspetto mentale sia più decisivo dell’aspetto calcistico; io ho sempre lavorato così se so di avere lasciato qualcosa ai ragazzi che ho allenato quella è la mia vittoria più importante». Un allenatore spontaneo e solare, ma che ha dalla sua anche una competenza calcistica non indifferente, come dimostrano le sue esperienze al centro sportivo di Collecchio, sede degli allenamenti del Parma: «Quando ero a Malnate, il direttore sportivo Platania, lo stesso che ora è con me a Bodio, essendo un osservatore del settore giovanile del Parma, organizzò un paio di incontri con i loro tecnici delle giovanili nel loro centro sportivo: è stata un’esperienza fantastica, ma soprattutto molto istruttiva, da cui ho cercato di “rubare” il più possibile, anche perché io sono dell’idea che ci sia sempre qualcosa da imparare e da apprendere: è anche per questo motivo che a breve inizierò un nuovo corso sempre organizzato dal Parma per quanto riguarda gli allenatori delle giovanili». Una umiltà di chi sa che ci sarà sempre un percorso su cui migliorare, ma anche una consapevolezza dei propri mezzi e una determinazione che negli anni gli ha tolto molte soddisfazioni, ed anche un sassolino dalla scarpa, come dimostra la vittoria da calciatore nella stagione 1998/99 del campionato di Terza Categoria con la Belfortese, la quale non era iniziata proprio nel migliore dei modi: «Nel ’98, quando avevo 28 anni, giocavo nella Cassiopea. Al ritorno dalle mie vacanze mi arrivò una telefonata dalla dirigenza in cui mi si diceva che per via della mia età io non ero più nei piani della squadra, dopo cinque anni in cui non avevo saltato nemmeno un allenamento. Caso vuole che pochi giorni dopo mi arrivò la chiamata della Belfortese, che giocava nello stesso campo della Cassiopea e nello stesso campionato, e con cui c’era una rivalità non indifferente. Andai da loro e in quell’anno non solo vincemmo il campionato, ma allo scontro diretto contro la Cassiopea vincemmo 6-0 ed il “vecchietto” fece una tripletta: fu la gioia calcistica più bella della mia vita». Per quanto riguarda quest’anno, troppe poche sono le sole tre settimane di lavoro che Cataldo ha avuto a disposizione con la squadra, per poter formulare già dei giudizi, tuttavia il progetto che lo vede coinvolto sembra avere delle solide fondamenta: « Il primo anno sarà sicuramente di rodaggio, poi piano piano si crescerà. Non è facile, ma anche in questo momento in cui si è fermi i ragazzi si stanno dimostrando vogliosi e volenterosi, segno di una squadra che nonostante non sia la pretendente per il campionato, ha comunque molta voglia di fare e di imparare. Io dovrò essere bravo a coinvolgerli il più possibile, in modo da fargli crescere, lavorando prima sulla testa e poi tanto sui piedi e sulla tattica. So che il lavoro da fare è molto, ma è una sfida e un’esperienza in cui vedo molto entusiasmo». Un entusiasmo che di certo a Cataldo non è mai mancato, perché in fondo per lui, già il fatto di mettere i piedi in campo da calcio, ispira quell’emozione e quel sorriso di chi semplicemente ama profondamente questo sport.
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