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Calcio Bosto Under 15, Gaeta: «Molto preoccupato per la situazione, il livello generale si sta abbassando»

Calcio Bosto Under 15
Squadra che punta tanto sulla tecnica individuale è il Calcio Bosto del campionato Provinciale Under 15 di Varese. Il tecnico, Matteo Gaeta, ha affermato di voler lavorare tanto sull'aspetto tecnico e di avere il compito di trasmettere la sua grande passione ai ragazzi, specialmente in questo momento molto delicato. Il tecnico ha esordito raccontando della sua carriera da calciatore, che, anche se a livello amatoriale, non si può considerare conclusa: «Ho iniziato a giocare a calcio a sei anni al Bosto e con loro ho fatto tutto il settore giovanile fino ai 14-15 anni circa, ero arrivato ai Giovanissimi; ai tempi eravamo una bellissima squadra, eravamo andati a rappresentare la Lombardia come migliora squadra regionale e poi fatto anche tornei in Svizzera e in Spagna a Lloret de Mar, dove avevamo addirittura conquistato il primo posto. Anche dopo che me ne sono andato hanno continuato a fare un bel percorso, il Bosto è una società sana, con grandi allenatori e il livello è sempre stato abbastanza alto, anche perché un tempo si facevano molte più selezioni di oggi. All'ultimo anno dei Giovanissimi sette ragazzi di quella squadra erano stati chiamati dal Varese, perciò questo era anche un orgoglio per la società. Ho continuato a giocare al Morazzone, dove ho fatto una piccolissima esperienza e poi a Buguggiate dove sono stato promosso in prima squadra dopo un anno di Juniores; loro erano in seconda categoria e per me era molto stimolante poter giocare a quel livello. Ho finito dove avevo cominciato, al Bosto, ma con la Belfortese, che all'epoca si allenava qui da noi; ho poi smesso per colpa di un problema agli occhi, purtroppo mi è stata diagnosticata una retinopatia degenerativa, un disturbo della retina che non mi avrebbe più concesso la possibilità di giocare a calcio. Ora continuo a giocare, nonostante tutto non mi sono voluto fermare e gioco a 7 in campionati amatoriali come CSI, GREOV: la passione per questo sport era troppo forte e abbandonare per me significava arrendersi. Appena sei mesi dopo che ho smesso di giocare è stato ancora una volta il Bosto ad accogliermi e permettermi di continuare con loro come allenatore: ho iniziato dai Pulcini e li ho allenati tre anni, per poi fare i Giovanissimi. Sono laureato in Scienze Motorie e faccio il Personal Trainer, ho sempre vissuto per lo sport e lavorato in questo ambito; sono quasi undici anni che alleno e penso di poter dare ancora tanto». L'idea di insegnamento del calcio da parte di Gaeta è chiara, far giocare tanto i ragazzi, ma puntare al miglioramento dei singoli, lavorando tanto anche sulla tecnica: «Lavorando nel settore giovanile, il gioco deve essere in funzione dei ragazzi, io cerco di migliorarli su tutte le caratteristiche possibili: sulla tattica individuale e soprattutto da un punto di vista tecnico. Spesso si commette l'errore di puntare un po' più all'aspetto fisico e meno all'aspetto tecnico personale, perché è sicuramente più facile arrivare a risultati se si ha un buon livello fisico, ma in questo modo si formano degli atleti, mentre l'obiettivo deve essere formare dei calciatori, perciò per me la tecnica è la prima preoccupazione; poi a livello Regionale ad esempio, ti scontri con realtà notevolmente più forti e devi essere pronto. Il bagaglio tecnico si forma nel settore giovanile, perché poi è troppo tardi. Poi per qualche società conta solo il risultato, allora il discorso cambia, per me non è mai stato così: cerco di farli giocare il più possibile, gli faccio usare tanto la palla, per dare la chance a tutti di migliorare». Sulla assai complicata situazione che il calcio giovanile e dilettantistico stanno attraversando Gaeta è molto preoccupato ed è convinto che sarà difficile riprendersi da una emergenza simile: «I conti sono presto fatti: noi facevamo tre allenamenti a settimana, che sono circa 250 ore in un anno più le partite; queste sono ore che i ragazzi hanno perso e che nessuno gli darà più indietro, ore che non si possono recuperare. Per i ragazzi è stato un danno incredibile, sono stati anche trascurati, molti sono rimasti anche perplessi dal fatto che i calciatori di Serie A possano giocare tranquillamente mentre a loro è stato vietato. La salute è al primo posto e su questo mi trovate d'accordo, ma è difficile spiegarlo a dei ragazzini. Questi anni sono fondamentali per la loro crescita motoria e muscolare, perderli costerà caro specialmente nelle prossime stagioni. Probabilmente nessuno ha colpe, ma che sia stato un danno per tutti è un dato di fatto. Noi allenatori abbiamo anche il compito di trasmettere la nostra passione, far capire che non ci si deve arrendere mai, ma c'è un grande rischio di perdere tanti ragazzi in tutti i settori giovanili dove è successo questo. I genitori devono essere in grado di stimolare i figli, non accettare il fatto che appendano le scarpe al chiodo per passare a tenere in mano un controller. Anche per noi mister non è stato facile comunque, abbiamo subito questo periodo tanto quanto lo hanno subito i ragazzi. Dal punto di vista atletico si dovrà ricominciare da capo con la preparazione, perché noi abbiamo dato dei piccoli esercizi da fare a casa, lavori semplici di potenziamento muscolare, ma credo che l'80% dei ragazzi non abbia fatto nulla. Abbiamo anche organizzato delle sfide, come imitare le finte dei più grandi calciatori della storia o fare più palleggi possibili col pallone, per poi premiare i vincitori, ma hanno partecipato solo i più piccoli a queste iniziative. Sono cambiate tante cose rispetto a quando ero piccolo io, forse ci sono troppe distrazioni oggi, ma sicuramente non c'è la grande passione di una volta e il livello si sta abbassando drasticamente. Vedremo se ci sarà la possibilità di ripartire con qualche amichevole quest'estate oppure se dovremo aspettare settembre; la cosa importante è non ci sia una ricaduta: fermarsi per la terza volta vorrebbe dire dare il colpo di grazia al mondo del calcio».
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