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Valceresio Under 15, Marchesi: «Non sono i ragazzi a nostro servizio per i successi, ma noi al loro per farli crescere»

Valceresio U15
Gruppo solido e con una forte voglia e determinazione è il Valceresio Under 15 del campionato provinciale di Varese. Il tecnico, Daniele Marchesi, è riuscito a trasmettere ai suoi ragazzi il suo spirito di sacrificio e la sua incondizionata voglia di non arrendersi mai, neanche di fronte ad una pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo del calcio. Il passato calcistico di Marchesi è particolare, ma racconta di una grande passione per lo sport caratterizzata dalla voglia di non mollare mai: «Ho iniziato tardi con il calcio, all'inizio giocavo a basket da piccolo; mio nonno faceva parte della Pallacanestro Varese e mi aveva ispirato. Mio papà era dirigente all'interno della società Rasa Calcio, che ora non esiste più, e io andavo spesso a vedere gli allenamenti della prima squadra e delle giovanili. Un giorno stavano organizzando la partitella e ne mancava uno, così sono sceso in campo e ho giocato; me l'ero cavata molto bene e mi era piaciuto così tanto che ho deciso di iniziare a giocare anche io. Ho cominciato nei Pulcini e il primo anno giocavo ancora a pallacanestro, poi ho deciso di concentrarmi solo sul calcio. I Giovanissimi li ho fatti al Varese, ma io volevo giocare con i miei amici, perciò ho preferito tornare alla Rasa a fine stagione. Abbiamo vinto il campionato con la Juniores e abbiamo fatto i regionali, eravamo una bella squadra. La domenica giocavo anche con la prima squadra e vincendo il campionato siamo saliti dalla Seconda alla Prima Categoria. Dopo essermi procurato due volte una rottura del legamento crociato ho deciso di smettere, ma ero deciso ad allenare i ragazzini, non volevo abbandonare il mondo del pallone. Ho iniziato ad assistere gli allenatori dei Pulcini e degli Esordienti per fare un po' di esperienza. Al Valceresio mi hanno proposto di allenare i Pulcini e ho accettato, conseguendo poi il patentino Uefa B e continuando a salire di categoria. Con i Giovanissimi del Valceresio ho fatto il primo anno i campionati provinciali e poi sempre i regionali; quello che mi piace fare è questo: allenare. Con i ragazzi è bellissimo stare: ti seguono, hanno fiducia in te e mi piace vedere un gruppo che apprende e migliora sotto la mia guida, che si appassiona. Due anni fa con i 2004 abbiamo perso il campionato all'ultima giornata contro il Morazzone, nettamente più forte di noi, ma poi abbiamo vinto un torneo per squadre regionali a Coverciano lo stesso anno, perciò mi sono già tolto qualche soddisfazione. Vedo che la società mi considera, conta su di me e sono contento di stare qui, spero di andare avanti molto». Al tecnico non piace usare l'espressione "schemi di gioco", preferisce che siano i ragazzi a creare il loro gioco, fatto di scelte e fantasia in campo: «Mi piace che i ragazzi imparino i principi di gioco, ma quello che conta è il movimento in campo; pensiamo ad esempio alla Juventus, una squadra che imposta a 4, ma poi passa spesso a 3 a seconda delle situazioni di gioco. La cosa importante sono le scelte da fare: i ragazzi devono prenderle in autonomia per imparare; solo in questo modo li si forma come veri calciatori. Ovviamente è indispensabile che il mister dia le giuste indicazioni, ma il nostro lavoro deve permettere loto di esprimersi liberamente: è la loro fantasia che fa la differenza. Portiamo i ragazzi a crescere e ad avere fiducia nei propri mezzi». Difficile salvare qualcosa in una stagione così disastrosa, ma Marchesi vede la luce in fondo al tunnel e vuole portare positività anche all'interno del proprio team: « Dobbiamo fare tesoro di quello che è stato e recuperare il più in fretta possibile. Sono sicuro che dopo questa situazione il rapporto allenatore-ragazzo si accrescerà e diventerà importante. Tutti hanno bisogno di ritrovare quella socialità che hanno perso in questi mesi. La speranza è che anche gli allenatori abbiano investito in loro stessi per imparare cose nuove e poter accrescere la loro qualità di insegnamento. Non finirò mai di dirlo che i ragazzi devono essere al centro dell'attenzione: non sono a nostro servizio per i risultati e la carriera, ma siamo noi al loro per farli migliorare e crescerli come giocatori e uomini. Credo che il campionato sia finito, ma lo spero anche, non avrebbe senso ripartire e fare tutto in un mese. Anche sul blocco delle annate avrei qualcosa da ridire, non è così che si risolve il problema, magari obblighi un ragazzo di 18 anni a rifare la categoria Allievi, mentre forse è già pronto per la prima squadra. Nessuno si aspettava una seconda ondata così forte e tutte queste difficoltà logistiche per i vari positive le partite rinviate, ma ora è il momento di trovare la via per ripartire in sicurezza, ma farlo davvero, abbiamo perso già troppo tempo. All'aperto è già stato dimostrato che il contagio è difficile, non si può togliere lo sport ai ragazzi». Mentalmente potrebbe essere difficile per molti ragazzi riprendersi da una situazione simile e a dimostrarlo sono i numerosi casi di abbandono della scuola calcio in Lombardia, ma Marchesi ha fiducia nella determinazione del suo gruppo: «La fascia più colpita secondo me è quella tra i 14 e i 18 anni, è un periodo della vita in cui si cambia anche mentalmente, se non si ha rapporto con gli altri si rischia di chiudersi in se stessi. Noi allenatori dobbiamo cercare di spronare il più possibile i ragazzi a partecipare e riprendere, il venire agli allenamenti non deve essere un "vieni a fare fatica", ma un "vieni a divertirti e stare con i tuoi amici". Siamo stati dietro ai ragazzi anche con alcuni allenamenti da casa, ma dopo diversi mesi così, molti hanno mollato. Alla ripresa sarà importante riprendere il lavoro atletico, ma il ritmo lo si riacquista facilmente, l'importante è avere dei ragazzi che siano pronti a ricominciare con voglia, per questo ora lavoriamo molto sulla parte coordinativa e aerobica».
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