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Carignano Under 15, Mattia Abate Daga, Far bene divertendosi, non da io, ma da noi

Carignano 2006- Under 15

Carignano 2006- Under 15

[caption id="attachment_259426" align="aligncenter" width="1080"] Mattia Abate Daga Mattia Abate Daga[/caption] Dopo il fantastico percorso della scorsa stagione e aver portato il Carignano ai regionali per la prima volta, l'allenatore degli under 15, Mattia Abate Daga, si racconta e ricorda il suo passato nel mondo del calcio. «Avevo otto anni quando ho iniziato a giocare a calcio qua a Castagnole- racconta il tecnico- e ho continuato a giocare fino ai 24. Facevo il difensore centrale, ma venivo schierato anche come terzino e centrocampista difensivo. Per quattro anni sono stato all'Airaschese e poi sono tornato qua a Castagnole per poi andare al Protolonghera, Vigone e Piossasco. Il mio percorso da allenatore è iniziato diciamo nel 2012 quando giocavo ancora. L'allenatore dei '99 del Castagnole aveva chiesto alla società di trovare qualcuno che gli desse un aiuto. Nonostante stessi giocando per un'altra squadra, il Castagnole chiese a me e io accettai con scetticismo. L'idea di allenare non l'avevo mai avuta e non mi interessava, non ero un profilo ideale per fare l'allenatore. Quella stagione lì è stata altalenante, avevo più compiti da dirigente che da allenatore. La stagione successiva sono andato con i 2000 e avevo sempre mansioni di supporto. Con quei ragazzi sono rimasto tre anni anche se durante la seconda metà della prima stagione ho fatto l'allenatore dei pulcini che era una squadra mista. Il secondo anno con i 2000 avevamo fatto molto bene insieme a Cetrangolo vincendo anche diversi tornei. Mi faceva prepare gli allenamenti diversamente dalle altre esperienze, poi lui si occupava di tutto il resto. Quella stagione ho capito che mi piaceva fare l'allenatore. Dopo l'esperienza con i 2000, sono diventato allenatore dei 2001 a Pancalieri per due anni. Un'esperienza positiva con la vittoria del campionato al primo anno da allenatore. Indipendentemente dai risultati ottenuti quell'esperienza mi ha dato motivazioni per continuare questo percorso. Lì ho veramente capito che mi piaceva e mi piace fare l'allenatore. Dopodichè ho fatto un anno con gli esordienti al Chisola e da due anni sono qua a Carignano con i 2006. Qui ho capito che il mio habitat è il settore giovanile e non la scuola calcio». Andando nello specifico sulla squadra attuale allenata da Abata Daga ecco le parole: «c'è un gruppo storico in questa squadra che è qui a Carignano da sempre e ne fanno parte il capitano Stefano Battiston e il dirigente Saverio Iannello. Quando sono arrivato qua, i ragazzi erano in nove contati e anche un po' giù di corda per qualche difficoltà riscontrata nelle stagioni precedenti. Partire da lì e aver formato questo gruppo di 27 ragazzi non era facile e ne sono orgoglioso, soprattutto per il fatto che siano un unico gruppo unito e li ringrazio per quello che hanno fatto e stanno facendo. Non era facile fare quello che hanno fatto questi ragazzi: credere in quello che stavamo facendo e credere in loro stessi. Il percorso che hanno fatto loro nello sport è la dimostrazione che se lavori e ti impegni e credi in quello che fai, ne varrà la pena. Ed è anche questo quello che insegno io a loro: FAR BENE DIVERTENDOSI. Il "far bene" significa che bisogna impegnarsi, credere in quello che si fa. Anche un solo piccolo traguardo personale o miglioramento raggiunto significa che hai lavorato bene. Se loro non imparano niente o regrediscono, vuol dire che non ho trasmesso nulla. In allenamento e in partita ci vuole serietà e costanza nel lavoro. Poi c'è il divertimento perchè divertirsi è importante: un ambiente noioso non ti stimola a impegnarti o a migliorare. Per questo credo che non ci debba essere un rapporto staccato dalla dai ragazzi. L'allenatore è uno, mentre loro sono un unico gruppo composto da tante persone. Bisogna mettere delle regole ed essere una figura di riferimento, ma bisogna anche mettersi al loro livello e far parte del gruppo. Il mio obiettivo è di creare un ambiente dove poter fare attività sportiva. L'altro mio motto infatti è " NON DA IO, MA DA NOI". Il gruppo deve essere coeso per ottenere dei risultati, devono remare tutti dalla stessa parte sia per una questione di obiettivi comuni e di lavoro sia per una questione di divertimento. Creare un gruppo è fondamentale ed è anche un orgoglio perchè parlare con dei vecchi ragazzi che hai allenato, significa che hai lasciato dei ricordi e loro li hanno lasciati a te e sono i ricordi che ti restano». Analizzando invece il modo di allenare sul campo, ecco come la pensa: «mi piace un tipo di gioco non stucchevole: uno sviluppo di manovra fatto di tanti passaggi orizzontali fini a se stessi non mi piace. Preferisco un gioco più verticale: questo non significa che mi piace buttare la palla in avanti e sperare in qualcosa. Mi piace vedere una squadra solida, compatta e cinica con un gioco produttivo e non stagnante. Il risultato che preferisco è l'1-0. Per quanto riguarda l'allenamento è importante arrivare al campo sapendo già cosa si vuol fare, è importante darsi degli obiettivi da portare avanti. Gli allenamenti li divido in tre tipologie: costruzione dal basso, sviluppo della manovra e finalizzazione. Bisogna progredire fra le varie fasi contemporaneamente. Inoltre mi piace andare a vedere le altre squadre del girone per carpire qualche informazione dal loro modo di giocare e sfruttarla a nostro favore».
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