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G.S. Vedano, Under 16: l'impronta silente e fedele di Luca Villa, secondo allenatore sul campo, primo biancorosso nel cuore

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Crescere in una società, assieme a una società: è la storia di Luca Villa, allenatore in seconda del G.S. Vedano. Dai suoi primi calci al pallone nei biancorossi, all’età di sei anni, ne è passato di tempo, ma l’affetto per il club monzese è rimasto invariato: «Ho smesso di giocare appena maggiorenne, ma da allora ad oggi che ho 32 anni ho aiutato ad allenare. Il ruolo di “vice” è stato una scelta, legata all’impossibilità di essere sempre presente alle sedute di allenamento per via del mio lavoro». E quest’anno, lasciata la panchina della Juniores, è toccata la guida degli Allievi B allenati in prima da Giovanni Imbrogno. Un gruppo, quello dei 2005, tutto da costruire ammette Villa: «L’anno scorso il team era molto numeroso, ma alla fine della stagione gran parte dei ragazzi ha lasciato il Vedano. Per un periodo si è messa seriamente in dubbio la possibilità stessa di costruire la squadra, essendo rimasti solo dodici giocatori; la volontà dei ragazzi e dei genitori, però, ci hanno spinto a non demordere. In estate ci siamo mobilitati con open days e sponsorizzazioni, per aumentare i membri; nelle ultime settimane si erano aggregati alcuni ragazzi, e poco prima dello stop eravamo riusciti ad arrivare a 15 giocatori. Ad oggi siamo fermi nella ricerca, vista l’impossibilità degli spostamenti e di conoscere i nuovi». Una costruzione completamente in corsa, dunque, fattasi largo a cavallo con l’inizio del campionato e a suon di amichevoli organizzate all’ultimo tra un allenamento e l’altro: «Ogni volta che arrivava un ragazzo cercavamo di organizzare un match per vederlo subito in campo». E proprio l’inizio del campionato ha scontato la campagna tesseramenti ancora in corso, racconta Villa: «La prima partita è terminata con una sconfitta in trasferta contro il Football Leon, una squadra ben consolidata e decisamente più attrezzata. Nel primo tempo abbiamo fatto bene, ma abbiamo sofferto per il numero risicato di giocatori». Un avvio di stagione decisamente sfortunato, dunque, che ha dovuto subito affrontare un pesante stop dai giochi, e l’impossibilità di affiatare e consolidare la rosa: «Il mister e io stiamo cercando di dare il massimo con le minime risorse a disposizione. Abbiamo consigliato ai ragazzi di rimanere attivi all’interno dei loro comuni, ma vedo difficile una ripresa degli allenamenti, pur individuali, perché molti dei giocatori vengono da comuni lontani». Naturale, vista la situazione, non porsi obiettivi ambiziosi per la stagione, ma concentrarsi sul creare un’unità di gruppo che trascini con sé risultati positivi; un compito, questo, per cui il tecnico Imbrogno è adatto: «Collaboro con Giovanni da molti anni, e posso dire che sia io che lui siamo molto attenti all’aspetto della coesione della squadra. Puntiamo molto sulla crescita dei legami tra i ragazzi, e io stesso per primo mi pongo nei loro confronti quasi come un fratello maggiore. Direi che il mio ruolo è quello di collante, di punto di incontro tra il primo allenatore e i giocatori; e il compito mi viene abbastanza facile, anche perché vivo la società e i suoi membri da molto tempo, e abito nello stesso comune». Sicuramente l’esperienza con i 2005 ha rimescolato un po’ le carte, dopo la stagione passata sulla panchina della Juniores: « Passare dai serbatoi della Prima squadra al principio del settore agonistico è stato un bel salto. Il lavoro da svolgere è completamente differente, perché si tratta di un anno di transazione dalla dimensione del puro gioco e quella in cui la competizione e l’agonismo si fanno sempre più sentire. Per fortuna abbiamo trovato ragazzi molto disponibili, con tanta voglia di allenarsi e di lasciarsi guidare».  
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