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Scanzorosciate Under 16: il tecnico Gorrini racconta il ritorno in giallorosso e l’amore per la maglia

Gorrini, Scanzorosciate Under 16

Giorgio Gorrini, ex attaccante dello Scanzorosciate, ci ha raccontato della sua emozionante carriera e della sua attuale esperienza come allenatore dell’Under 16.

Ciao Giorgio, come stai?

Ciao Samuele, io sto bene, nonostante la chiusura. Speriamo che la situazione migliori presto.

La tua squadra aveva iniziato bene il campionato prima di questo stop, te lo aspettavi?

Parlare di inizio campionato è difficile perché abbiamo fatto solo tre partite. Siamo partiti comunque bene con tre vittorie consecutive. La cosa che mi ha fatto più piacere è che su 11 gol fatti abbiano segnato 10 giocatori diversi. Questo vuol dire che tutti i ragazzi partecipano al gioco della squadra, e ne sono molto felice. Tutti hanno dato ciò che era stato richiesto in allenamento, eravamo in una buona condizione ed è davvero un peccato essersi fermati. Non mi aspettavo proprio il primo posto, ma sapevo che a Scanzo avrei trovato un buon organico. Soprattutto ho trovato dei bravi ragazzi, disposti a sacrificarsi e a lavorare. Proviamo bene i nostri schemi e i risultati si sono visti sul campo.

Nella squadra segnano quindi tutti, anche i difensori. Qual è il segreto di questi 11 gol?

Siamo una squadra che sui calci piazzati prova molti schemi. Molti gol sono stati realizzati dai nostri difensori sugli sviluppi dei calci d’angolo. Il mio gioco, inoltre, si basa molto sulla partecipazione dei centrocampisti alla fase offensiva. Per me è importante che i ragazzi sappiano mettere i compagni nelle giuste condizioni, che passino la palla a chi è messo meglio. Mi piace vedere un atteggiamento univoco, voglio vedere tutti i giocatori difendere e successivamente tutti attaccare. Oggi una squadra moderna deve curare le fasi di possesso e di non possesso.

I ragazzi si conoscono bene? C’è qualche nuovo arrivato?

La rosa è composta da 20 giocatori, 5 giocatori sono nuovi arrivati. La maggior parte della squadra è dunque quella dell’anno scorso ma anche i nuovi arrivati si sono integrati e ci stanno dando molte soddisfazioni.

Qual è il vostro obiettivo alla ripresa dei campionati?

Noi siamo abituati a ragionare partita dopo partita. Ovviamente dato il buon inizio faremo di tutto per restare nelle prime posizioni. Noi però ci concentreremo man mano sulle singole partite. In settimana penseremo soltanto alla successiva domenica, non ragioneremo sul lungo termine.

Che ne pensi delle altre squadre del vostro girone, sono molto competitive?

Sì, è un girone agguerrito, ci sono le migliori compagini del territorio lombardo. Sia i campionati regionali Allievi che i campionati regionali élite sono dei campionati di livello in cui non si può abbassare la guardia né contro la seconda né contro l’ultima in classifica.

Come ti stai trovando in questa società?

Io avevo già giocato con questa società in passato, e dunque quando mi hanno chiamato sono stato felicissimo. La ritengo una delle più organizzate nel panorama bergamasco e lombardo. Il presidente è davvero un leader, sa come tenere tutti incollati alla maglia nonostante le varie difficoltà. La società opera con meticolosità e genera un grande senso di appartenenza in chiunque vi collabori. Ho visto tante realtà nel territorio e penso che per professionalità sia tra le migliori. Mi trovo molto bene, sono contento e spero di trovare qualche ragazzo capace di crescere e approdare in Serie D.

Sei stato vice-allenatore dello Zingonia Verdellino, cosa ti ha insegnato l’allenatore in quell’esperienza?

Dopo tanti anni di calcio giocato mi è stata formalizzata la richiesta di essere il vice-allenatore del tecnico Luzzana. Questo mi ha permesso di frequentare il corso Uefa B e di prendere il patentino. Luzzana è stata una persona che mi ha dato sotto l’aspetto umano tanto, mi ha insegnato a non abbassare la guardia e a trasmettere l’energia giusta ai ragazzi. Lo ringrazio di avermi dato questa possibilità perché in Eccellenza ci sono giocatori di un certo calibro ed è difficile di gestire alcuni di loro. Ricordo una bellissima vittoria con lui in casa del Crema, che poi vinse il campionato e salì in Serie D. Fu un’esperienza bellissima, c’era un pubblico di 3000 persone e la partita finì 3-1.

Sei stato anche un giocatore, qual è stato il momento più felice della tua carriera da attaccante?

Ho tanti bellissimi ricordi. Sicuramente uno è il mio esordio a soli 16 anni con l’Albinese in Serie D, era un campionato di un certo livello e fu davvero emozionante. Poi ho vissuto tante esperienze meravigliose con molte società calcistiche. Ricordo però con piacere la vittoria del campionato con la Cisanese allenata da Albino Maffioletti. Io ero molto legato a lui e purtroppo recentemente è venuto mancare. Voglio ricordarlo perché mi ha dato tanto, era un grande allenatore ma soprattutto una grande persona.

C’è un allenatore professionista da cui prendi ispirazione?

Più che dagli allenatori professionisti cerco di cogliere qualcosa dai vari allenatori che ho avuto e dalle varie esperienze. Fare l’allenatore non è un mestiere facile, devi sommare tutti i fattori della tua vita calcistica. Oggi sicuramente il calcio moderno è più propositivo e più improntato alla fase offensiva, tuttavia a me non piace che la squadra sia sbilanciata. Sono un tifoso dell’Atalanta, ammiro il suo gioco, ma trovo carente la fase difensiva in alcune partite. Mi ispiro a Gasperini per l’aggressività del reparto offensivo, ma spesso preferisco schierare una difesa a 4.  In alcune situazioni è meglio modificare la linea difensiva in base alla squadra che si affronta. Parlando del passato ammiro molto il Milan di Sacchi, il suo gioco è stato molto importante per il calcio, così come quello di Guardiola. A livello comportamentale invece preferisco Ancelotti, è una persona genuina che dice sempre le cose come stanno. Ammiro il rapporto umano che instaura con i giocatori, che per me è un fattore molto importante.

Dato che hai ricoperto questo ruolo anche tu, che caratteristiche deve avere secondo te un attaccante oggi per essere completo?

Io penso che ci siano diversi tipi di attaccanti, anche un centrocampista offensivo può esserlo, è più una questione di mentalità. Se vogliamo concentrarci sul ruolo del centravanti però, penso debba essere un trascinatore, deve trasmettere alla squadra la voglia di andare a rubare la palla, di sacrificarsi. Un attaccante che fa gol ma che non si sacrifica non è un attaccante completo.

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