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Enotria Under 16, captain identikit: a tu per tu con Alessandro Pellegrino

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Alessandro Pellegrino è il cuore dell’ Enotria Under 16. Dopo aver passato 4 anni nella società di via Cazzaniga il fantasista ha guadagnato la fascia di capitano e la maglia numero 10 grazie al suo carattere da trascinatore. Alessandro ci ha raccontato le emozioni e le responsabilità di questo ruolo soffermandosi anche sui suoi ricordi in rossoblù e sulle sue grandi ambizioni. Cosa significa per te essere un capitano? Senti le responsabilità delle sconfitte e delle vittorie? Secondo me essere un capitano significa rappresentare la squadra, esserne la figura. Io supporto sempre i miei compagni e quando perdiamo sento molto il dispiacere e la responsabilità della sconfitta. Portare la fascia di capitano, tuttavia, mi fa sentire anche di più la gioia delle vittorie. Sento maggiormente tutte le emozioni. Da quanto tempo giochi con questa maglia? Precedentemente ho giocato alla Pergolettese e neanche conoscevo questa società. Dopo un campionato di basso livello mi ero messo a cercare un’altra squadra partecipando a molti open-day. L’Enotria mi aveva già notato, ma io non ne sapevo niente. Durante una partitella sentii una voce al microfono che mi chiamava in segreteria. All’improvviso capii tutto e fu molto emozionante, subito ci organizzammo con la mia famiglia. Ora sono al quarto anno qui e sono molto contento di aver sposato questo progetto. L’Enotria mi ha dato l’opportunità di giocare con i 2004 e questo ha migliorato la mia forza, il mio fisico e il mio carattere. Ho giocato due anni con i ragazzi più grandi, e anche se all’inizio stentavo a trovare spazi ho presto conquistato la maglia da titolare. L’anno scorso poi sono passato alla squadra 2005 e ho dato tutto per provare a vincere il campionato, è un peccato che ci sia stato lo stop. Perché, secondo te, sei stato scelto come capitano? Io sono stato allenato per molto tempo da Alessandro Ferraioli, lui mi ha conosciuto, ha visto il mio spirito, il mio carattere e la mia voglia. Io, infatti, ho sempre voluto essere un leader. Dopo tre anni con lui e con il vice-allenatore Torre ho imparato molto e per questo credo mi sia stata data questa responsabilità. Fai spesso discorsi motivazionali alla squadra all’inizio o durante le partite? Faccio spesso dei discorsi nello spogliatoio tra il primo e il secondo tempo. Se stiamo perdendo ma stiamo giocando bene incito i miei compagni a continuare così e a non mollare. Se, invece, stiamo perdendo e stiamo giocando male faccio di tutto per incoraggiarli a raggiungere almeno il pareggio. Anche dopo una partita, e soprattutto dopo una sconfitta, mi rivolgo ai miei compagni per supportarli. Con il gruppo mi trovo molto bene, e anche loro spesso aiutano me. Anche se quest’anno molti giocatori sono andati via e c’è stato lo stop siamo rimasti molto uniti. Qual è stato il gol più importante che hai fatto? Secondo me il gol più importante è stato quello contro il Torino nel torneo Sempione Half con i 2004. Era il primo anno in cui mi allenava Ferraioli, tirai da fuori area e la palla finì di poco sotto la traversa. Quel giorno, nonostante la nostra sconfitta, vinsi il premio di miglior giocatore. Fu importante per me perché mi motivò molto, mi portò a credere in me stesso. Un altro gol importante l’ho fatto invece contro la Virtus Bergamo con la squadra dei 2005. Era probabilmente novembre o dicembre e pioveva molto, era una partita divertente in cui si lottava e si facevano parecchie scivolate. Quella volta ho fatto un gol da fuori area di esterno, abbiamo vinto contro la Virtus che era prima in classifica e fu molto emozionante. Il giorno precedente mi ero esercitato molto con l’allenatore Vitaloni sui tiri d’esterno ma non immaginavo di poter segnare così. Quali sono i tuoi punti deboli e i tuoi punti di forza? C’è qualcosa in cui potresti migliorare? I miei punti di forza sono la velocità, l’agilità e anche la visione di gioco. Un mio difetto è invece essere troppo frettoloso quando ho la palla tra i piedi. Quando ritorneremo a giocare proverò ad allenarmi su questo. Con il tempo, inoltre, vorrei migliorare anche il mio fisico. A quale calciatore ti ispiri? Qual è il tuo idolo? Non ho un vero e proprio idolo, ho sempre adorato giocatori come Belotti o Ibrahimovic. Tuttavia, se devo scegliere un centrocampista, ammiro Bennacer. Lui è molto aggressivo, ha visione di gioco e recupera molti palloni per la squadra. Mi piacciono anche Barella e Vidal, centrocampisti con il coltello tra i denti. Qual è l’obiettivo che ti poni per quando si ritornerà a giocare? Il mio obiettivo è fare un salto di qualità, vorrei vincere un campionato o un torneo importante. A lungo andare, poi, il mio sogno è raggiungere una squadra professionistica. Ora vengo da un infortunio al ginocchio ma mi sono ripreso e spero di tornare presto in campo.
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