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Cimiano Under 16: alla scoperta di Jacopo Penta, mezz'ala mancina nello scacchiere di Callegaro

Jacopo Penta, Cimiano Under 16
Il Cimiano ha iniziato il campionato con tre straordinarie vittorie e Jacopo Penta ne è stato uno dei grandi protagonisti. Mezz’ala insostituibile della squadra di Callegaro, si è contraddistinto soprattutto per la sua rapidità e la sua tecnica. Il centrocampista classe 2005 ci ha raccontato del suo passato come prima punta, della parentesi come mediano alla Pro Sesto, per arrivare, infine, ai tre fantastici anni con la maglia biancorossa. Ciao Jacopo, parliamo della tua carriera, come hai iniziato a giocare a calcio? Ciao Samuele, io ho iniziato a giocare per merito di un amico in quarta elementare. Lui aveva cominciato ad allenarsi con una scuola calcio e pur di passare più tempo insieme mi iscrissi anch’io. È successivamente scoppiato l’amore per questo sport e ora il mio obiettivo è diventare un giocatore professionista. Hai ricoperto altri ruoli prima di giocare come mezz’ala? Ho iniziato a giocare all’oratorio addirittura come prima punta, poi in carriera ho ricoperto il ruolo di ala per spostarmi, infine, definitivamente a centrocampo. Con la Pro Sesto ho anche giocato come mediano ma quest’anno il mio allenatore ha deciso di schierarmi nel ruolo di mezz’ala. Per le mie caratteristiche credo di trovarmi meglio offensivamente anche se sono stato impiegato persino come quinto di centrocampo. Quali sono, secondo te, le caratteristiche che deve avere un centrocampista nel calcio moderno? Secondo me un centrocampista deve avere grande visione di gioco e deve saper gestire la palla con meno tocchi possibili. Deve, inoltre, capire sempre dove indirizzare i passaggi e riconoscere il momento giusto, avere tempismo. Quali sono le tue caratteristiche migliori e quali invece dovresti migliorare? Credo che le mie caratteristiche migliori siano la rapidità e la tecnica. Vorrei migliorare, invece, il mio fisico. Sono alto 1.65 e, anche se non posso fare niente per modificare la mia statura, posso allenarmi sulla parte alta. Vorrei migliorare, inoltre, anche il mio piede debole, ossia il destro. Punto molto sulla tecnica, sono molto determinato e non ho paura di affrontare avversari più grandi di me. Sei al tuo terzo anno al Cimiano, qual è il tuo ricordo più bello con questa maglia? Uno dei ricordi più belli è sicuramente il torneo di Pasqua del 2019. Ero al mio primo anno e partecipammo a questa competizione internazionale a Cattolica. Riuscimmo ad arrivare alla finale per il terzo e il quarto posto nonostante la partecipazione di squadre inglesi, tedesche e ungheresi. Giocammo anche contro il Sondrio, una squadra ben organizzata che probabilmente si conosceva da tanto. Imparai davvero molto da quel torneo e da quella partita. C’è stato un allenatore del Cimiano che per te è stato una guida? Sì, è stato particolarmente importante per me Alberto Di Buduo. Lui mi ha fatto crescere sia dal punto di vista calcistico che personale, per questo motivo mi sta molto a cuore. Ci sono dei calciatori a cui ti ispiri? Mi ispira tantissimo Carlos Tévez, nonostante sia un attaccante e non abbia mai ricoperto il mio stesso ruolo. Lui, malgrado la sua altezza, ha sempre sfidato gli avversari con grinta, è un giocatore che non si fa mai intimorire e si propone sempre in avanti. Tre altri campioni che ho sempre ammirato sono Iniesta, Pirlo e Modric per la loro visione di gioco e per la loro capacità di servire grandi assist ai compagni. Spesso non si premia molto l’autore dell’assist e ci si concentra sul marcatore. Io, invece, in quinta elementare già guardavo i video dei migliori assist man e ammiravo la loro tecnica. Vorrei diventare, un giorno, bravo come loro.
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