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ZTE Cup, Under 16: l'Alcione di Emilio Fontana, il coraggio di osare e la voglia di volare alto

Inizia con un ko per 2-0 la ZTE Cup dei 2006 orange, i quali hanno però di che sorridere vista la prestazione contro la corazzata Monza

Alcione-Monza Under 16

Alcione-Monza Under 16, prima gara della seconda edizione della ZTE Cup

Per una volta non partiamo dal risultato. Dal punto di vista giornalistico risulta forse un azzardo, ma è sicuramente doveroso per raccontare l'esordio nella ZTE Cup dell'Under 16 orange. Partiamo, questa volta sì, da un premessa: la squadra di Fontana è probabilmente una delle più forti dell'intero panorama giovanile lombardo. A renderla tale, oltre al lavoro svolto nell'ultimo biennio sui calciatori nati e cresciuti in via Olivieri, ci ha pensato il mercato estivo: sei i colpi messi a segno dall'allora direttore sportivo Manuel Gasparro, i quali hanno messo la ciliegina sulla torta ad una rosa già di per sé competitiva. Da Buratti a Niscastro, passando per Aimerito, Diaferio e Mocchi. Senza dimenticare il colpo da novanta, ovvero l'ingaggio di Giacomo Laurora, strappato ai rivali meneghini dell'Enotria. È proprio quest'ultimo uno dei migliori in campo per i padroni di casa, protagonista indiscusso sia in avvio - sportellate senza mezze misure con Beretta e Ranieri - che nel finale del primo tempo, quando sfiora per ben due volte in un minuto il gol. Prima il fraseggio tra Gallazzi e Mocchi porta proprio Laurora al tiro, il quale è però controllato facilmente da Negri, poi una disattenzione della difesa biancorossa permette all'ex rossoblù di calciare da buona posizione: a portiere battuto, è il palo ad anteporsi tra il bomber e la gioia del gol. Tutto ciò per dire cosa? L'Alcione gioca a calcio e lo fa bene, seguendo i principi del proprio allenatore.

Forza della natura. Il merito di tutto questo è proprio di Emilio Fontana. L'allenatore orange, arrivato alla terza stagione in via Olivieri, è considerabile ormai il più classico dei top player della panchina. Un tecnico capace di tirare fuori il meglio dalla propria rosa, proponendo un calcio offensivo e coraggioso. L'esempio perfetto è proprio la gara contro il Monza, la quale ha confermato questo e molto altro. Nel 4-3-1-2 studiato dall'ex Cimiano lo spazio è tutto per la qualità: dal portiere - Gasperi, protagonista solo qualche mese fa di una prestazione da urlo con un'altra "Pro", l'Atalanta - alla coppia difensiva, passando per il talento che troviamo dal centrocampo in su. È però la linea difensiva quella più sotto pressione, la quale risponde però presente: la coppia Ronchi-Aliata gioca con coraggio, mentre i terzini Capozza e Rutigliano hanno personalità da vendere. In mediana Morlacchi disegna calcio, con Mocchi, Argint e Gallazzi a fornire palloni interessanti ai due centravanti Barbieri e Laurora.

Cambi di lusso. Nella ripresa, nonostante i cambi, il risultato è pressoché lo stesso. Da sottolineare la grandi parate di Cocilovo, oltre all'occasione grossa come una casa sprecata da Bianchi: il centravanti orange, lanciato a rete nei minuti finali, è mancato nel momento più importante. Poco importa, visto che l'intera rosa 2006 - sia titolari che subentrati - ha dimostrato carattere da vendere. Gli esterni Buratti e Mazzola garantiscono entrambe le fasi, Pellini dietro è preciso ed ordinato, mentre dal centrocampo in su - sulla falsariga del primo tempo - è la tecnica a far da padrona. Forni agisce da regista - coadiuvato da Aimerito e Nicastro - mentre Argint resta play avanzato, chiamato a servire la nuova coppia Diaferio-Bianchi. Il merito dei subentrati è quello di concedere pochissime occasioni nitide ai brianzoli, i quali lasciano anche spazi potenzialmente appetibili in ripartenza (esempio perfetto l'occasione di Bianchi).

Differenze. Veniamo, adesso sì, al risultato. Al termine dei sessanta minuti il tabellino recita 2-0 per il Monza. Un risultato tutto sommato giusto per quanto visto il cambio, che rappresenta perfettamente le differenze tra le due squadre. Tecniche, con il Monza inevitabilmente più avanti dell'Alcione. Fisiche, le quali si evincono dai due gol messi a segno dai brianzoli. Sia nel gol del vantaggio (grande terzo tempo di D'Alpaos) che in quello del raddoppio (imponente stacco di Beretta), sono venute fuori le differenze più nette tra le due squadre in campo. In entrambe le occasioni, oltre a farsi trovare forse leggermente sorpresa, la retroguardia dell'Alcione ha pagato una fisicità impressionante dei biancorossi, bravi ad arrivare sul fondo con talento e letali quando c'è stato da fare gol. In conclusione, il dato di fatto importante è quello che raccontavamo all'inizio: l'Alcione gioca a calcio e lo fa bene. Mette in campo grinta e personalità, volando alto e puntando sempre al massimo.

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