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Under 16

Intervista. Samuel Deljallisi miglior marcatore dell'Under 16 si racconta: «L'obiettivo, adesso, è quello di vincere il campionato!»

Cresciuto alla Cheraschese, il suo più grande sogno è quello di diventare un calciatore professionista

Samuel Deljallisi

Attaccante della Cheraschese Under 16, miglior marcatore di tutta la categoria

E’ approdato alla Cheraschese alla tenera età di 6 anni ed è lì che è cresciuto sempre più, smussando ogni difetto, fino a diventare il giocatore determinato che è oggi.
19 gol totali in questo campionato, fanno di Samuel Deljallisi il miglior marcatore di tutta la categoria Under 16 contribuendo in maniera considerevole al raggiungimento degli ottimi risultati ottenuti dalla rosa di Walter Scarzello che ha chiuso questa prima parte di campionato in vetta alla classifica.L’allenatore nerostellato vuole mantenere alta la concentrazione dei suoi e preferisce non esporsi in dichiarazioni, ma ci ha pensato Samuel a raccontarci quanta voglia ci sia nello spogliatoio di conquistare la vittoria. Ci ha dedicato qualche momento per raccontarsi, dimostrandosi un ragazzo maturo e genuino, pronto a fare del suo sogno una vera e propria missione e diventare così un calciatore professionista. E’ stato un piacere intrattenersi con un ragazzo dai sani principi, che ha ben chiara davanti a sé la strada da intraprendere ed è pronto a metterci tutto l’impegno per non lasciarsi sfuggire alcuna occasione.

Samuel Deljallisi
L’INTERVISTA: 

Partiamo dagli albori, quando hai iniziato a giocare a calcio?

«Ho iniziato quando avevo poco meno di 5 anni in una piccola società di San Cassiano D’alba che oggi non esiste più. Ma è stato per poco tempo perché già a 6 anni sono entrato a far parte di questa grande società, che per me è come una seconda casa, che è la Cheraschese e da allora non l’ho mai abbandonata. Con diversi miei compagni condivido il campo da diverso tempo, ed è proprio questa la nostra forza, il legame che ci lega, costruito in tanti anni sul terreno di gioco».

La capacità di arrivare sottorete e concretizzare non è da tutti, tu sei sempre stato un attaccante?

«In realtà nasco come difensore centrale, ma anche quando giocavo in difesa ero sempre proiettato in avanti. Ero quel tipo di giocatore che prende palla dal basso e scappa fino sotto la porta avversaria per andare a fare gol. Crescendo sono stato spostato in mezzo al campo, ma anche lì, non ci stavo troppo volentieri e tendevo sempre a tenermi vicino l'area avversaria per aggredire la rete. Il primo ad intuire che forse il mio posto era in posizione più avanzata è stato Simone Pennazzato, che pur facendomi giocare come centrocampista, mi spronava a raggiungere l’attacco permettendomi di esprimermi al massimo; ma sono diventato un attaccante a tutti gli effetti solo quando ho iniziato a giocare a 11 sotto la guida di Walter Scarzello».


Sicuramente segnando così tanto, è facile diventare una pedina insostituibile e un supporto importante per la squadra. In merito a questo com'è il tuo rapporto con compagni e con il tuo allenatore? 

«Il mio rapporto con i compagni è di assoluto rispetto reciproco, e questo lo dobbiamo anche all’atteggiamento del nostro allenatore. Ho grande stima verso Walter Scarzello perché ci tratta tutti allo stesso modo, sia con chi segna 19 gol che con chi magari ha trovato meno spazio sul terreno di gioco; e così facendo, non crea rotture all’interno del gruppo. Penso che la nostra forza sia davvero questa, il fatto di essere una squadra unita grazie all’ottimo rapporto che c’è tra ognuno di noi. Inoltre bisogna considerare il fatto che con molti dei miei compagni condivido lo spogliatoio da diversi anni, e questo ci permette di essere un gruppo ben amalgamato, che sotto la guida esperta di Scarzello ha tutte le carte in regola per fare bene». 

Hai riti propiziatori prima di scendere in campo?

«A dire il vero, negli anni passati, non sono mai stato un ragazzo scaramantico, sono sempre sceso in campo tranquillo e consapevole dei miei mezzi. Quest’anno però ho dato inizio a un piccolo rito (ndr). Durante la prima partita di campionato, ho indossato, per caso, un calzettone con un piccolo buco sul polpaccio e proprio in quel match contro il Fossano ho siglato la prima doppietta della stagione. Da allora indosso sempre quel calzettone “fortunato” sul mio piede sinistro, visto che sono mancino, portando in campo anche quel pizzico di fortuna che serve sempre».  

Il tuo gol preferito in questo turno di andata e/o il match in cui hai sentito di aver fatto la differenza?

«La risposta per me è semplice quanto scontata, non c’è stato match più bello e coinvolgente di quello contro il Pinerolo, nel quale ho segnato la doppietta che ci ha portato alla vittoria. Due squadre di alto livello, entrambe con l’obiettivo di chiudere il campionato in vetta alla classifica, e pronte a scendere in campo per dimostrare la propria supremazia e l’abbiamo spuntata noi, anche grazie al mio contributo». 

C'è una persona che più di tutte è stata determinante nella tua crescita calcistica oppure dalla quale oggi trai ispirazione?

«La mia famiglia è stata un perno fondamentale per la mia crescita. I miei genitori, e prima su tutti la mia sorella maggiore, hanno sempre creduto in me e mi hanno sempre sostenuto in questo percorso. Avere il supporto di chi ti vuole bene ti aiuta a concentrarti sull’obiettivo permettendoti di fare ancora meglio. In secondo luogo penso davvero di essere un ragazzo fortunato, perché nel mio cammino ho sempre trovato allenatori che giorno per giorno mi hanno dato consigli utili per migliorare. Mi sento di dire che Walter Scarzello e Simone Pennazzato hanno avuto entrambi un'influenza importante per la mia crescita, e sono felice di aver avuto, e con Scarzello di avere tutt’ora, l’onore di averli come allenatori».

Quali sono gli obiettivi e le prospettive calcistiche future? 

«Sicuramente l’obiettivo quest’anno è finire un’annata come si deve, senza interruzioni e giocando tutte le partite previste. Poi non stiamo a nasconderci dietro un dito, stiamo facendo bene e vogliamo vincere il campionato. Per ultimo spero anche di prendermi qualche soddisfazione personale, magari conquistando il titolo di capocannoniere del girone» ( E perché no, anche della categoria). 

Se potessi sognare in grande, qual è il sogno nel cassetto? Cosa vorresti essere o fare da grande? 

«Il mio sogno nel cassetto è sempre stato questo: diventare un calciatore professionista. Non ci sono piani B. Sono convinto delle mie potenzialità e la chiave è perseveranza, voglia, impegno e fame. Ci sono molti giocatori di livello che non hanno sfondato perché non avevano la mentalità giusta, io non voglio essere fra quelli. Scendo in campo consapevole delle mie capacità e mettendoci tutto il mio impegno per continuare a migliorarmi e arrivare a giocare sempre più in alto. La mia vita è il calcio, ed è quello che voglio fare da grande».

Si chiude così l’intervista a Samuel Deljallisi, che ci ha svelato il suo sogno nel cassetto ed è già pronto a tornare in campo per portare la sua Cheraschese sempre più in altro. Noi gli auguriamo un buon campionato di ritorno e che tutti i suoi progetti si possano realizzare.

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