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Under 16

La difesa di ferro a caccia del titolo regionale: chi riuscirà a superarla?

La Virtus Ciserano Bergamo può vantare un reparto arretrato granitico

Riccardo Recchia

Riccardo Recchia, terzino sinistro e tassello fondamentale nella difesa della Virtus allenata da Ramon Busi (foto: virtusciseranobergamo.it)

«Ecco il tiro...non va!». Celebre frase pronunciata da Sandro Piccinini durante le sue famosissime telecronache. Parole dal significato semplice: il pallone non è finito nello specchio della porta. Riavvolgiamo il nastro e prendiamo in prestito questo “motto" affinché ci aiuti a focalizzare per bene un aspetto cruciale del gioco del calcio: la difesa. Se la squadra che difende impedisce a quella che attacca di andare a segno, metà dell’opera è già compiuta. Come sempre, però, non faremo teoria bensì pratica, concentrandoci su chi la difesa ha dimostrato di saperla svolgere alla grande. A questo giro, a fare scuola è la Virtus Ciserano Bergamo guidata da Ramon Busi.

LA SCHEDA DELLA VIRTUS CISERANO BERGAMO

  • POSIZIONE IN CLASSIFICA: 2ª (Clicca per la classifica del girone C)
  • PUNTI: 56
  • VITTORIE: 18
  • PAREGGI: 2
  • SCONFITTE: 2
  • RETI FATTE: 58
  • RETI SUBITE: 6
    • (1 rete vs Ghisalbese [7ª giornata], La Dominante[12ª g.], Ponte San Pietro [17ª g.], Villa Valle [24ª g.] / 2 reti vs Academy Brianza Olginatese [8ª g.])  
  • CLEAN SHEET: 17
  • MEDIA GOL SUBITI: 0,27 a partita
    • (1 gol ogni 330 minuti)

DIFESE ERMETICHE

Gli esempi provenienti dalla Serie A potrebbero essere parecchi: la Roma del 2003/2004 (19 gol subiti), la Juventus del 2005/2006 (24), l'Inter del 2007/2008 (26), il Milan del 2010/2011 (24). E tanti altri ancora. Senza andare troppo indietro nel tempo - quando il cosiddetto "catenaccio" spadroneggiava sui campi di gioco nostrani - e nemmeno rimanendo troppo vicini ai giorni nostri, dove le difese sono diventate sempre meno blindate. Una via di mezzo, dunque. Riferimenti illustri di difese impenetrabili e veramente difficili da superare. Giocatori di alto livello, certo (del calibro di Thuram, F.Cannavaro, Chivu, J.Zanetti, Samuel, Nesta, Thiago Silva, solo per fare qualche nome), ma le cui spiccate doti individuali si adattavano magnificamente all'ingranaggio perfetto del reparto arretrato. Il tutto, con il supporto costante di centrocampo (facente le veci di "filtro") e attacco (chiamato a indietreggiare il raggio d'azione quel tanto che basta a chiudere agli avversari potenziali spazi di ripartenza sulla linea mediana). Tempismo, tecnica e compattezza. La Virtus ha fatto propri questi elementi cardine e i risultati ne stanno premiando gli sforzi.

L'estremo difensore rossoblù Andrea Meroni in presa alta contro l'Academy Brianza Olginatese lo scorso marzo (foto: virtusciseranobergamo.it)

NESSUNO COME LA VIRTUS

Equo compenso, dicevamo, da suddividere tra tutti i componenti dell'undici titolare. Un approccio che di innovativo, va detto, non ha proprio nulla. La Virtus è una squadra di grande qualità in tutti i reparti e, dunque, la sua forza parte proprio da questo. Le statistiche maturate fin qui la accreditano giustamente come una delle candidate più valide alla vittoria finale. Se di difesa vogliamo parlare, però, impossibile non rimanere ammaliati di fronte al livello mantenuto fin qui: solo 6 gol incassati, ben 17 clean sheet e titolo di miglior retroguardia di tutta l'Under 16 praticamente già ipotecato. La mano del tecnico Ramon Busi ha certamente inciso su questo fattore, ma possiamo azzardare a sostenere come questo punto di forza dei rossoblù non sia espressamente ricercato. Bensì, come le grandi squadre insegnano, è un elemento aggiuntivo consolidatosi nel tempo (a furia di vittorie e sempre maggior compattezza di squadra).

Il tecnico della Virtus Ciserano Bergamo, Ramon Busi (foto: virtusciseranobergamo.it)

PARTENDO DALLA BASE

Mantenere il pallone lontano dalla propria porta: un concetto tanto semplice quanto cruciale nelle sorti di una partita. Concedere meno spazi possibili agli avversari, creando densità in mezzo al campo nelle due fasi di gioco. Se controllare il gioco è l'obiettivo primario dei virtussini, lo è anche trovare degli accorgimenti quando il pallone è preda degli avversari. Evitare, dunque, di trovarsi in inferiorità numerica nella zona nevralgica del campo è di vitale importanza. Ecco, quindi, entrare in scena la collaborazione necessaria tra i reparti, con le qualità individuali a poter fare la differenza. Anche se, a voler guardare, i protagonisti della canonica difesa a quattro rossoblù si sono spesso alternati. Recchia e Aceti vantano più presenze di tutti (20), con Maffi, Aceti, Tiraboschi, Piazzalunga, Krajni e Stanzione a darsi il cambio in maniera egregia. Merito della duttilità dimostrata da ogni singolo, a volte ricoprendo anche ruoli mai ricoperti in precedenza. Una necessità dettata, inoltre, dal calcio sempre più dinamico a cui assistiamo oggigiorno. Situazioni sempre nuove e diverse tra loro che richiedono maggior capacità percettiva da parte dei giocatori, così da poter decidere rapidamente quale possa essere la soluzione migliore da adottare. Che dire, la Virtus ci sta riuscendo alla grande e il cammino da qui a fine stagione potrebbe essere la definitiva consacrazione della compagine rossoblù.

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