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Gavirate Under 16, Fumagalli: «Non ho uno squadrone, ma c'è dell'ottimo materiale per lavorare»

Fumagalli - Gavirate
Impegno e sacrificio i cardini del Gavirate Under 16 allenato da Roberto Fumagalli. Progetto fermato sul più bello dallo stop dei campionati causa Covid-19. A dire del tecnico, la squadra avrebbe avuto le capacità per giocarsela con le altre del girone C e fare bella figura in campionato. Fumagalli ha esordito con il raccontare il suo passato calcistico, da giocatore a tecnico anche grazie a suo figlio: «Ho iniziato a giocare da molto piccolo, il calcio è sempre stata una mia passione. Poi però negli anni mi sono accorto che me la cavavo discretamente, che stavo scalando velocemente le varie categorie, infatti ho continuato a credere in quello che stavo facendo e ora posso vantare di un passato da calciatore professionista. Ho giocato in Serie C1 e in Serie C2, fino ad arrivare al Lugano Calcio nella massima serie in Svizzera. Poi arrivato ad una certa età ho mollato e ho smesso di giocare. Seguendo mio figlio nel suo percorso calcistico è arrivato piano piano il desiderio di diventare allenatore. Mio figlio giocava a Induno, così ho cominciato ad entrare nella società e a fare da dirigente accompagnatore. A quel punto ho fatto il corso Uefa B, riuscendo a prendere il patentino corrispondente e diventando ufficialmente un allenatore di calcio. A quel punto ho girato diverse società, allenando in quasi tutte le categorie del settore giovanile. Sono stato alla Solbiatese, al Valceresio e ora sono qui a Gavirate». Il sistema di gioco prediletto da Fumagalli è il 4-5-1, ma ci sono molte variabili afferma il tecnico: «Dipende molto dal materiale che hai a disposizione. Il 4-5-1 è un modulo che impone a tutti di partecipare alla manovra offensiva e di tornare a coprire quando la squadra non è in possesso; servono centrocampisti che facciano bene entrambe le fasi ed esterni che abbiano la capacità e la voglia di sacrificarsi. Nel momento in cui hai a disposizione dei ragazzi predisposti diventa tutto più facile, ma non è sempre così e la bravura di un allenatore sta anche nella capacità di adattarsi e all'occorrenza cambiare modulo. Sono d'accordo sul fatto che per i ragazzi, soprattutto se sono molto giovani, il calcio debba essere un divertimento, ma io sono molto esigente; io pretendo il massimo impegno e la massima concentrazione da parte dei ragazzi, in allenamento così in partita. Quest'anno avevo a disposizione una rosa discreta, c'erano diversi ragazzi con ottime qualità e con una grande voglia. Purtroppo il progetto si è fermato per via dello stop e non ho avuto il tempo sufficiente per studiare bene tutta la squadra. L'esordi in campionato era comunque andato bene. Non ho in mano uno squadrone, ma c'è del buon materiale sul quale lavorare: sono ragazzi che avrebbero potuto fare una bella figura in questo girone». L'allenatore del Gavirate sembra essere dell'opinione che sia impensabile poter riprendere il campionato: « Impossibile che il campionato possa riprendere, non solo per via della situazione sanitaria che è ancora grave, ma perchè sarebbe da pazzi riuscire a mettere giù un calendario accettabile. Sicuramente proveremo ad organizzare qualcosa noi come società, anche perchè Gavirate quest'anno festeggia il centenario, ma tutto dipende da come si evolve la situazione. Durante lo stop qualcosa avevamo organizzato, f acevamo delle call online con ragazzi e anche con i loro genitori per monitorare il morale di tutti e anche per stare vicini alle famiglie. Ora abbiamo ripreso gli allenamenti, ci troviamo una sera in settimana con i ragazzi; all'inizio ci allenavamo il fine settimana, adesso occupato dalla prima squadra. Con la preparazione bisogna iniziare praticamente da zero, questi ragazzi sono fermi da parecchi mesi e si vede benissimo; molti hanno un disperato bisogno di muoversi. Resta molto importante comunque che loro si vedano, che capiscano che in fondo al tunnel c'è la luce, che questo è un piccolo passo verso il ritorno alla normalità».
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