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Candiolo Under 16: Sergio Zanellato, più che un allenatore, Vincere è bello, giocando bene è più bello

2005-Candiolo
L'allenatore del Candiolo 2005, Sergio Zanellato, ricorda l'inizio della propria carriera da allenatore e analizza il fantastico cammino della propria squadra. Come lo definisce il tecnico dei neroverdi, l'inizio del proprio cammino da allenatore inaspettato e casuale da un certo punto di vista: «ho giocato per tanti anni a calcio, ho giocato anche a calcio a cinque, ma non ho mai avuto intenzione di allenare. Un giorno il direttore sportivo e il presidente dell'Airaschese, che mi conoscevano, mi hanno chiesto di aiutarli per gli open days. Così è nata questa passione. Ho preso in carico l'annata dei 2002 e dei 2005 quando erano ancora esordienti. Infine l'anno scorso sono arrivato qua a Candiolo e abbiamo creato questo fantastico gruppo dei 2005 prendendo diversi ragazzi dalla Bruinese, dall'Airaschese stessa e dallo Scalenghe». [caption id="attachment_238369" align="alignleft" width="251"] Sergio Zanellato, allenatore Candiolo 2005 Sergio Zanellato, allenatore Candiolo 2005[/caption] Un percorso vincente quello dei ragazzi allenati da Zanellato che, in campionato (Provinciali Pinerolo), non hanno mai perso ottenendo 15 vittorie e 2 pareggi su 17 partite giocate nella stagione 2019/2020 e due vittorie e un pareggio nella attuale stagione. Stagione 2019/2020 chiusa al primo posto con quattro punti di vantaggio sulla seconda classificata, l'Orbassano. Un risultato incredibile considerando, appunto, che la squadra è stata allestita proprio la precedente stagione. Un cammino condiviso con Gianluca Gioia fin dai tempi dell'Airaschese, una figura molto importante per la rosa. Altre figure fondamentali, ma spesso ignorate dai media sono i preparatori: importantissimo il lavoro del preparatore atletico Daniele Leone e del preparatore dei portieri Walter Borgognoni che sta aiutando molto i quattro portieri Edoardo Trombotto, Cristian Popovici, Samuele Gioia e Mattia Boretto. Di primaria importanza è la coesione e la creazione del gruppo: «la cosa più importante è la formazione del   Gruppo, senza un gruppo coeso e unito non si va da nessuna parte. I ragazzi erano e sono molto uniti, c’èmolta solidarietà fra loro e questa è una bella cosa. Si divertono e si aiutano fra di loro, questa è la cosa più importante. Quando si poteva, facevamo diverse cene da 40 persone. Una bella fusione fra ragazzi, genitori e dirigenti. Sono ragazzi giovani, in un età difficile. In generale questa è un’età complicata, noi allenatori dobbiamo essere responsabili, è anche compito nostro dare loro alcune regole di vita e formarli». Fra i ricordi della stagione precedente, dolci sono i pensieri alle vittorie per 2-1 contro Orbassano e Giaveno Coazze con buone prestazioni contro squadre forti. Più amaro invece il ricordo del pareggio contro il Beinasco per 1-1 alla terza giornata. Proprio come la precedente stagione, si parte umilmente, l’importante è giocare bene e i risultati arrivano da soli, sempre se si tornerà a giocare. «Penso che avremmo vinto il campionato la scorsa stagione, ma purtroppo non abbiamo avuto modo di giocare e tanto meno di festeggiare. Con la rosa che avevamo e gli innesti fatti quest’anno, credo che avremmo fatto una bella figura a degli eventuali regionali. Molti ragazzi sono andati via per andare proprio ai regionali, mentre altri sono rimasti. Noi in quanto staff siamo contenti per chi è rimasto, ma anche per chi è andato a giocare dei campionati come quelli interprovinciali». Sulla domanda sullo sviluppo del gioco che preferisce, la risposta è chiara: «nel calcio di oggi l’idea di palla lunga, è un’idea di non calcio. Poi dipende dalle partite, in alcuni momenti o situazioni bisogna anche saper lanciare sulla punta e saltare il centrocampo. Noi cerchiamo di giocare impostando da dietro, con il possesso palla e gli scambi veloci. L’anno scorso giocavamo con tre mediani, quest’anno con due mediani e un trequartista. Noi cerchiamo di proporre un bel calcio, anche per chi viene a vederci in modo tale che si divertono, è bello vedersi una bella partita dalla tribuna e noi cerchi di far divertire i nostri tifosi». Un gran lavoro compiuto Sergio Zanellato e dai suoi compagni di viaggio, autori di un bellissimo gruppo il cui mantra è: «vincere è bello, ma vincere giocando bene è più gratificante ancora».
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